Grave sentenza a Manfredonia:
 i morti per tumore da arsenico  “non sussistono”

 

La sentenza con cui il Tribunale di Manfredonia, giudice Michela Valente, ha ritenuto tutti gli imputati per le morti del locale petrolchimico innocenti perché “il fatto non sussiste”, lascia sconcertati coloro che dal lungo percorso processuale hanno appreso i particolari della massiva esposizione ad arsenico patita dalle migliaia di lavoratori coinvolti nel ’76 in un disastro industriale prevedibile e prevenibile che, pertanto,  poteva e doveva essere evitato, ma che così non è stato.

L’immane lavoro svolto dal sostituto procuratore Lidia Giorgio della Procura della Repubblica di Foggia, dai consulenti suoi e delle parti civili, da Medicina Democratica, così come dalla Confederazione Unitaria di Base - (C.U.B.), rappresentate e difese dall'Avv. Giuseppe Mattina del Foro di Roma, a sostegno dei Famigliari delle vittime operaie, oltre a rappresentare una solidissima base per un auspicabile e necessario ricorso in appello contro la sentenza odierna, consegna in ogni caso alla storia i particolari di una vicenda industriale tra le più tragiche del nostro paese che Medicina Democratica continuerà a far conoscere.

Anche il pagamento di  somme di denaro alle parti offese in cambio del ritiro della loro costituzione prima della pronuncia della sentenza, rifiutate dai familiari di Nicola Lovecchio, il primo scopritore del fatto che oggi si dichiara “non sussistere” ed incredibilmente accettate dai Comuni di Manfredonia, Mattinata e Monte S. Angelo, ci confermano nella convinzione che l’azione giudiziaria debba essere proseguita. I Comuni di Manfredonia, Mattinata e Monte S. Angelo con il denaro preso sulla pelle dei morti, così come questa sentenza, hanno arrecato una profonda offesa nei confronti del compianto Nicola Lovecchio, che con Medicina Democratica, di cui era aderente, è stato l’artefice di questo processo, attraverso un lavoro certosino e un impegno costante,  all'interno ed all'esterno delle aule giudiziarie.

Diceva nel 1997 Nicola Lovecchio, in una sorta di testamento  alla famiglia e ai manfredoniani, prima di morire qualche mese dopo e dopo aver attivato con Medicina Democratica una denuncia presso la Procura sull’intera vicenda: ”Il prioritario diritto alla salute non deve essere mai subordinato al profitto. Questa mia lotta vuole essere un seme per affermare la prevenzione dei rischi e delle nocività all’interno e all’esterno dei luoghi di lavoro (dal libro di G. Di Luzio: “I Fantasmi dell’Enichem - La lezione di civiltà di un operaio del petrolchimico di Manfredonia”).

Diceva ancora Nicola, prima di morire:”... Il senso della mia vita è quello di continuare a lottare: voglio vivere,  non voglio andarmene così. Non posso stare seduto ad aspettare la fine che questa malattia mi consuma del tutto e senza aver fatto nulla per riacquistare la mia dignità di uomo. Dirò ai miei tre figli: vedete, nella mia sfortuna lotto perché ho un debito nei vostri e nei miei confronti. Se sentite di stare nel giusto andate avanti senza alcun timore”.

Questa sentenza ci dice, con Giulio Di Luzio (nel libro “I Fantasmi dell’Enichem”), che la vicenda Enichem è la storia di un territorio scippato delle sue vocazioni naturali, colonizzato dalla chimica di Stato e poi abbandonato. In verità non è stato abbandonato…; forse se fosse stato abbandonato (dai poteri “forti”)… gli uomini e le donne di Manfredonia avrebbero avuto la capacità e il tempo per riappropriarsene…; invece è diventato territorio di “scorribande”, oggetto, come su un cadavere, di “autopsie”,”prelievi” ulteriori per nuove sperimentazioni politiche ed economiche, cosa che Nicola voleva che non accadesse più, come con il contratto d’Area … facendo cadere una pioggia di miliardi di lire (oltre 1500, fatte salve integrazioni…)…vere e proprie nuove regalie e ciò nel corso degli anni novanta-inizio 2000 e, a seguire, ad imprenditori speculatori cui vengono dati contributi (leggasi soldi dei cittadini) per circa 2/3 dei fondi previsti per la realizzazione di nuovi insediamenti industriali e nuove produzioni di morte…, alcuni abbandonati dopo aver preso soldi, tutto sulla pelle dei cittadini.

Questa sentenza ci dice che occorre che dal territorio di Manfredonia, e non solo, parta un grande movimento di cittadine e cittadini impegnati a restituire memoria e giustizia a Nicola, alle altre vittime e ai disoccupati, ai lavoratori, ai giovani di Manfredonia.

Saremo sempre con Nicola e con  le tante vittime dell’Enichem…  per amore della giustizia.

Dr Tonino d’Angelo, Presidente nazionale di Medicina Democratica

San Severo (FG), 5 ottobre 2007

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