Nota di Nimby trentino


3 anni dopo, non è più miraggio o utopia.

 

«Riciclo all’80%, l’inceneritore non ci serve»
Il caso di Montebelluna: la differenziata funziona

 

«A noi l'inceneritore non serve, perché abbiamo avviato una raccolta differenziata spinta, che è arrivata ormai all'80%. Bisogna crederci, però. Ed introdurre il porta a porta, un'informazione capillare, ecosportelli per dare informazioni al cittadino, istruzioni agli amministratori condominiali e accordi con i supermercati. Ma ci siamo riusciti. Il nostro obiettivo è il completo abbattimento dei rifiuti, come fanno in Australia. E il prossimo passo saranno i pannolini ecologici».

A capo di una giunta di centrosinistra, Laura Puppato, sindaco di Montebelluna in provincia di Treviso, dal 2002 ad oggi è riuscita in due anni a portata la raccolta differenziata nel suo Comune dal 39% all'attuale 80%. «E sì che la nostra non è una realtà semplice. Abbiamo l'8% di abitanti che sono extracomunitari, industrie (il distretto dello scarpone), un'area fittamente abitata», spiega il sindaco che per metà è trentina (la mamma è di Stenico). «Eppure dopo l'introduzione della raccolta porta a porta siamo passati da 280 chili annui a persona di rifiuti a 99 chili annui». 

Il sindaco di Montebelluna è intervenuta ieri al convegno al Centro Panorama di Sardagna organizzato da Nimby trentino, l'associazione di cittadini che si oppone alla realizzazione dell'inceneritore. «Non bruciamoci il futuro!» il titolo del seminario coordinato dal giornalista Pierangelo Giovanetti, che ha visto a confronto esperti ed amministratori del vicino Veneto, dove la raccolta differenziata sta portando a risultati di grande efficacia. «La distruzione del rifiuto deve essere il punto finale del processo, quando si sono attuate prima tutte le altre strade», ha detto Mario Santi, che pianifica la gestione dei rifiuti per molti comuni veneti. «Al primo posto si deve porre la prevenzione della produzione di rifiuti. Poi la raccolta differenziata, che può tranquillamente essere spinta fino all'80% ed oltre. Infine, per quello che resta, si può pensare al recupero dei residui come energia verificando se vi sono a quel punto i numeri per farlo. Ma deve essere il frutto di una pianificazione alle spalle». Mario Santi ha insistito molto sull'utilizzo delle tariffe, come strumento per dissuadere dalla produzione di rifiuti. «Anche il Comune di Roma è passato al sistema delle tariffe: quanto si produce, tanto si paga».  Sulla stessa linea anche Gianluigi Salvador, autore di un progetto per un sistema informativo di raccolta differenziata per comuni e province che verrà presentato ad ottobre al congresso internazionale Iswa. «Se c'è l'inceneritore, l'obiettivo della raccolta differenziata sarà secondario», ha detto. «Perché l'obiettivo primo sarà quello di produrre materiale per l'inceneritore, cioè i rifiuti». 

Michele Rasera, del Consorzio Priula di Treviso, ha illustrato invece i risultati raggiunti dai 22 comuni consorziati (tra cui anche centri industriali importanti come Ponzano Veneto), premiati come i più ricicloni del 2003. «Il salto di qualità è avvenuto con il passaggio dal cassonetto stradale alla raccolta porta a porta», ha spiegato. «La Provincia di Treviso - ha continuato - ha deliberato che le discariche non saranno più necessarie. L'obiettivo è la riduzione a monte della produzione dei rifiuti, e il successivo riciclaggio di quelli prodotti. «Prima i comuni gestivano da soli il problema rifiuti, ma questo rende molto difficile le cose moltiplicando i soggetti. Da quando nel gennaio 2001 è entrato in funzione il consorzio, siamo passati dal 27,2% di raccolta differenziata nei comuni al 75% attuale, con la raccolta domiciliare». Scenario inquietante quello prospettato infine, dal medico Paolo Camerotto, che ha portato dati sulle conseguenze che l'inceneritore porta alla salute dei cittadini. «Studi precisi fatti nella regione di Lione», ha esordito «indicano come nella popolazione che abita in prossimità dell'inceneritore abbiamo una crescita esponenziale delle malformazioni e delle anomalie cromosomiche. Queste ultime aumentano del 20% rispetto alla media nazionale. Crescono del 29% le malformazioni alla bocca; del 44% quelle all'intestino; del 51% quelle ai reni». Camerotto ha citato poi l'esempio di Albertville, in Alta Savoia, dove l'impianto realizzato nel 1985 è stato chiuso nell'ottobre 2001, dopo aver inquinato tutto il territorio e provocato conseguenze incalcolabili sulla popolazione e le produzioni agricole e animali della zona. «In Veneto da noi, c'è stata la rivolta dei contadini quando hanno dichiarato di voler costruire l'inceneritore. Strano che a Trento, terra vocata per i vini d'eccellenza, i produttori di vini e di spumanti non si siano fatti sentire per protestare per le conseguenze ambientali che avrà un inceneritore sotto casa». Camerotto ha poi sottolineato i costi di costruzione, ma soprattutto di gestione di un inceneritore, chiedendo di avere dati precisi al riguardo. Come pure di poter verificare da parte di gruppi medico-scientifici indipendenti i dati di inquinamento dell'inceneritore.

l’Adige, 12 settembre 2004

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