Casini: nomen omen!

 

Chi ha voglia di andarsi a rileggere il sesto canto del Purgatorio dantesco vedrà che anche il Sommo Poeta si era accorto di come l’Italia, già allora, fosse un bordello. E, con encomiabile coerenza, bordello si è conservata. A volte, potenza e ironia di un nome (nomen omen, dicevano i latini: nel nome c’è un presagio), questa essenza, ormai parte integrante dell’italico DNA, balza all’evidenza in modo prepotente.

E chi, se non Casini, inteso come Pierferdinando, poteva esserne lo strumento? Il nostro ineffabile “rappresentante” se n’è uscito allo scoperto; un rappresentante, va da sé, pure lui illegalmente sistemato al calduccio in parlamento (vedi lo sbeffeggiato articolo 56 della Costituzione che recita “La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto” e l’altrettanto sbeffeggiato articolo 58 che analogamente e altrettanto fallacemente c’informa come “I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto”). Bene, il Pierferdinando nazionale si è prestato a far da spalla a colui che dovrebbe essere un avversario: quel Pierluigi Bersani ormai assurto al ruolo di macchietta. “Via Pecoraro Scanio!” ha tuonato il già presidente della camera.

Perché? Ma, perbacco, perché, come hanno denunciato Pardo e Bianchi, le due prossime Pulitzer di Panorama, pigola contro i “termovalorizzatori”, il nucleare (un piatto goloso perché costosissimo ora e in prospettiva), spingendosi fino a pronunciarsi contro le “innovative” centrali a carbone ed altri miracolosi strumenti funzionali alla privata economia dei nostri partiti e, magari, tra gli altri, anche di qualcuno che pubblica riviste. È vero che in periferia gli uomini di Pecoraro, l’ormai famosa combriccola dei verdi verniciati, fanno tutt’altro, ma nel bordello ci può stare questo ed altro.

Dunque, cercando di mantenere il filo, Bersani spedisce lettere minatorie agli Ordini dei Medici perché gli sono d’intralcio quando lui è così impegnato ad insozzare il mondo; Pecoraro, che sta al governo ufficialmente con Bersani, sostiene l’esatto contrario di quanto sostiene il compagno di squadra, mentre Casini, nemico presunto di tutti e due, apre il fuoco (in tutti i sensi) contro Pecoraro dando man forte a Bersani: un po’ a favore e un po’ contro i suoi avversari, perché, sennò, che bordello sarebbe?

Ma nello schieramento di Casini ci sta pure - anche lei illegalmente, per carità - un personaggio come la signora onorevole Isabella Bertolini, vice-presidente dei deputati di Forza Italia. Scoppiato il penoso caso di natura psichiatrica del paziente (in senso ospedaliero) Bersani, la nostra Isabella ha bacchettato con indignata veemenza l’inquinatore, ma chi andasse a dare un’occhiata in casa Bertolini scoprirebbe che il fratello è un pezzo grosso di una società che d’inquinamento vive, avendo come fonte di lucro quella di allestire centrali a biomasse (vale a dire inceneritori) un po’ qua e un po’ là come tanto piace a Bersani e al suo commensale di merende Casini.

E nel bordello si è gettato a capofitto il presidente della provincia di Modena che, eroicamente incurante dell’ovvio ridicolo di travestirsi da micro-Bersani, sostiene l’incompetenza dell’Ordine dei Medici quando si tratta di salute (lui, quando ha mal di testa, va coerentemente dall’idraulico) e che sostiene pure che l’ARPA (nel bordello poteva mancare l’ARPA?) ha dato il via libera al raddoppio abbondante di quella cornucopia che è  l’inceneritore di Modena, così come, del resto, succede un po’ dovunque, dove l’ARPA è strumento fidato per santificare la distruzione dell’ambiente. A questo punto, l’epidemiologo dell’ARPA emiliana, pur essendo tutt’altro che un cuor di leone, se non altro per dignità non ha potuto esimersi dal far osservare, anche se molto timidamente, che forse l’operazione non è proprio del tutto priva di pericoli e che, chissà, forse, bisogna vedere… Insomma, bisogna vedere se è proprio vero che quello che la chimica e la fisica sanno da due secoli e mezzo e la medicina da decenni è proprio vero.

Nel frattempo, non viene in mente a nessuno, inclusa la magistratura, che anche da noi vige il principio di precauzione e, dunque, nella fattispecie, se non è dimostrata scientificamente e senza ombra di dubbio l’innocuità della pratica d’incenerire i rifiuti (cosa, peraltro, sulla cui assurdità nessuno perderebbe tempo a discutere se non ci fossero miliardi di Euro da papparsi) l’inceneritore non si può fare perché farlo è illegale. E l’onere di questa prova d’innocuità spetta, sempre per legge, a chi vorrebbe far costruire gl’impianti. Comunque, coraggio, politici e faccendieri: all’università si trovano “scienziati” a poco prezzo, anche in saldo, ai quali far dimostrare ciò che si vuole.

Intanto, via ad una bella indagine epidemiologica rigorosamente fasulla intorno agl’inceneritori per cominciare a mettere un punto fermo. E se qualcuno fa notare, per esempio, l’illegalità della situazione o l’insostenibilità nei presupposti di una ricerca epidemiologica così palesemente costruita per dimostrare l’indimostrabile, ecco sorgere a protezione del bordello un efficace muro di gomma. Poi arrivano i retori di regime e se si vuole un esempio di fulgido sofisma eristico si veda il giornale Greenreport http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=9803).

Ma, a questo punto, entrano in gioco anche l’Ordine dei Medici di Modena, quello che aveva fatto l’esposto alla magistratura, e la Federazione degli Ordini dei Medici emiliano-romagnoli che aveva scatenato le ire minacciose di Bersani. Questi controbattono alla follia ministeriale con una reazione debolissima, sicuramente intimidita, plaudendo ingenuamente all'iniziativa di allestire un'indagine epidemiologica intorno agl'inceneritori che nasce platealmente taroccata ed invitando addirittura il nostro personaggio ad un incontro. Ma, ragazzi, che diavolo volete capisca Bersani? E, se anche capisse (ipotesi remotissima), che diavolo volete gliene importi di ciò che dite? Non vedete che cosa vuole il personaggio?

Intanto, Laura Puppato, già bandiera di tutti coloro che desiderano un ambiente un po’ meno sozzo, si dichiara a sorpresa al servizio di Walter Veltroni, l’ipnotico politico alla saccarina, che, ignorantissimo di ambiente qual è (ma certo non solo a causa della sua disperante ignoranza), ha immaginato un funzionalissimo programma che, senza rumore, ci porterà a godere di un inceneritore ad ogni angolo di strada. Marrazzo, ex divetto TV ed ora governatore del Lazio, ha già l’acquolina in bocca. E che dire di WWF e Legambiente? Anche quelle due associazioni che dovrebbero esistere solo per tutelare l’ambiente danno il loro volonteroso contributo alla conduzione del bordello (ma Legambiente merita un menzione particolare).

Insomma, chi ci capisce qualcosa è bravo. A me viene solo in mente che, dal punto di vista puramente tecnico, tutti questi personaggi sono di natura biologica, ahimè fin troppo rinnovabili come insegna l’esperienza e, dunque, catalogabili come biomassa. Se il signor Bertolini è interessato…

Stefano Montanari, 9 ottobre 2007

www.stefanomontanari.net

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