Nanopatologie, uranio impoverito e inceneritori
De Zordo: " Sì al principio di precauzione.
Dopo la strage dei militari italiani è urgente fermare i nuovi inceneritori"
Comunicato Stampa

 

255 militari italiani impegnati in settori di guerra in cui venivano usati armamenti all'uranio impoverito hanno contratto malattie tumorali. Di questi ben 37 sono morti. Altri 1.427 militari malati di cancro molto probabilmente hanno contratto la malattia perché impegnati in addestramenti sul territorio italiano, sempre con proiettili all'uranio impoverito. Sono dati ufficiali, diramati ieri dal ministro della difesa Arturo Parisi, che per la prima volta aprono uno squarcio di verità su uno dei tanti misteri italiani di questi ultimi anni.

Tutti i militari coinvolti sono stati contaminati dagli effetti distruttivi di proiettili che, al momento dell'esplosione, producono temperature che superano i mille gradi introducendo nell'ambiente particelle da 0.1 o 0,25 micron, le cosiddette nanopolveri. Le stesse nanopolveri che vengono emesse in abbondanza dalle ciminiere dei più moderni termovalorizzatori e quindi immesse nell'aria delle nostre città.

È necessario quindi che le amministrazioni locali dell'area fiorentina, a partire dal Comune di Firenze, ora in mano al sindaco Domenici, riconoscano la pericolosità acclamata delle nanopolveri e decidano una volta per tutte di abbandonare l'idea di costruire un nuovo inceneritore nella Piana fiorentina .

La tutela della salute dell'oltre milione di persone che abitano quotidianamente nell'area compresa tra le province di Firenze, Prato e Pistoia deve essere garantita. Applicando il principio di precauzione occorre pertanto bloccare ogni processo che produce polveri sottili. Si inizi quindi una oculata e virtuosa politica di gestione dei rifiuti che sappia fare a meno di discariche e inceneritori, basata sulla riduzione dei consumi e su un ciclo di raccolta differenziata utile a far decollare la percentuale di rifiuti riciclati, ancora oggi troppo bassa.

 

Approfondimento sulle nanopolveri

Ingerite o inalate le nanopolveri passano tutte le barriere biologiche un tempo reputate invalicabili (la barriera polmonare, quella intestinale, quella ematoencefalica). Le nanoparticelle da 0.1 micron una volta respirate passano in 60 secondi la barriera polmonare e entrano nel sangue; dopo un'ora arrivano al fegato. Quando questi corpi estranei sono all'interno, non è più possibile eliminarle. Le nanoparticelle cancerogene entrano irreversibilmente nei tessuti, ossia non vengono espulse con urine, feci, respirazione.

Altre informazioni su http://www.nanodiagnostics.it/Caso.aspx?ID=12

 

www.unaltracittaunaltromondo.it, 10 ottobre 2007

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