Polo latte, danni al consumatore

 

L'avevamo sostenuto con alcune nostre argomentazioni pubblicate nei mesi scorsi su l'Adige: la creazione del polo unico del latte potrebbe causare danni al consumatore sia in termini economici che salutistici. Il vero vantaggio non viene dalla concentrazione della produzione e dal nuovo maquillage della confezione, ma dal miglioramento della qualità e della salute del prodotto che mal si sposa con le produzioni industriali. Il monopolio che si è creato condizionerà i prezzi al consumo del latte fresco e condizionerà di più i produttori a standard non ottimali dal punto di vista della qualità; ad essi inoltre verrà vietato di spostarsi da una cooperativa all'altra e di vendere direttamente il latte.

Ormai è ampiamente dimostrato che applicare le teorie economiche, proprie della concentrazione industriale e commerciale della pianura padana alle aree rurali di montagna porta in direzioni diametralmente opposte a quelle di un sano ed equilibrato sviluppo territoriale. Quanto più le strutture di trasformazione e commercializzazione si ingigantiscono tanto più tutto l'assetto dell'economia zootecnica diventa rigido e dipendente dallo sbocco industriale. Alla fine le scelte non sono più in funzione delle aziende zootecniche, del consumatore, dell'ambiente e del territorio, ma del buon funzionamento della «megamacchina» che ha bisogno di essere alimentata in modo costante da una grande quantità di materia prima «di massa».

La qualità in Trentino sta sparendo di pari passo con la sparizione delle piccole stalle, con la concentrazione della produzione in grosse stalle industriali dove le bestie durano in media due lattazioni e dove si impiegano forti dosi di mangime. Non esiste solo l'Ogm free (cioè mangimi senza organismi geneticamente modificati). Esistono anche mangimi da cereali biologici esenti da pesticidi, fungicidi ed erbicidi, la cui razione giornaliera comunque, non dovrebbe superare i 2-3 kg per capo bovino. Perchè poi non garantire, come nella piccola, moderna e civilissima Austria, il modello d'allevamento con tre mesi di pascolamento in alpeggio obbligatorio? Il latte prodotto da animali al pascolo è ormai accertato che contiene maggiori quantità di importanti fattori antitumorali come la vitamina A, la vitamina E e l'acido linoleico coniugato.

Noi chiediamo ai gestori delle politiche montane di tutelare anche i piccoli caseifici, le piccole realtà zootecniche che, con produzioni autonome e salutari, con disciplinari che impediscono l'eccessivo uso di mangimi e il recupero dei foraggi locali sono le uniche entità realmente sostenibili. Commercializzando direttamente il proprio prodotto, possono garantire anche il giusto guadagno, presupposto perché i giovani tornino ad amare questa professione.

Laura Zanetti, Roberto Cappelletti

Comitato scientifico Libera Associazione Malghesi e Pastori del Lagorai

l’Adige, 12 ottobre 2007

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