Sulle cause di quanto succede in Sardegna

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Lettera di Rino Sanna

 

Cerco di dare una risposta semplice.

Il disastro era annunciato da 10 anni e probabilmente è funzionale alla Casta; sia quella denunciata da Stella sia quella denunciata dalla Storia.

La progressione:

1) nel 1957 viene firmato il “Nuovo Vangelo”, il trattato che istituisce la Comunità Europea degli affari in libertà, che all'art. 87, stabilisce: "Salvo deroghe contemplate dal presente trattato, sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune  imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza."

Il capitalismo occidentale ha già avvertito in due guerre mondiali il respiro maleodorante del prossimo precipizio e allora frusta i cavalli, spargendo come un tarlo divoratore il mito del più furbo e del più ricco spregiudicato. Se non ti butti nel rischio e nella mischia, cercando di sopraffare, sarai sopraffatto. Se non fai debiti per aumentare i muscoli, finirai al tappeto, rovinato in mezzo alla strada!

2) nel 1988 la legge regionale 44, senza arrivare a questi eccessi, stabilisce almeno la possibilità di erogare prestiti agevolati (con tassi a carico delle aziende intorno al 2/3%) alle aziende sarde in situazioni di particolare difficoltà; contro crisi di siccità, malattie avicunicole, la "lingua blu" delle pecore, etc. (Vale la pena ricordare il disastro che si verificherà poi nel 2003 quando la lingua blu provocherà stragi di animali, pecore e vacche, da Teramo in tutto il paese, a causa di un obbligo di vaccino imposto dal Ministro Alemanno. Ma questa è un'altra storia…).

3) tra l'88 e il 1992 , vengono concessi 4 decreti di agevolazione.

4) nel 1997 n° 97/612/CE: decisione della Commissione del 16 aprile 1997: gli aiuti concessi dalla Regione Sardegna sono illegali; entro 8 mesi devono essere restituiti, con gli interessi!

Le banche a questo punto giocano il loro ruolo infame, rinegoziano i mutui a tassi che vanno dal 13% in su. Inizia il precipizio, come sempre succede quando si cade nelle mani degli usurai.

 

Se ne deduce. 

Da dieci anni il Governo Italiano e i Governi della Regione Sardegna, nelle coalizioni politiche che si sono avvicendate, i parlamentari Europei eletti a rappresentarci, sapevano che era in corso un disastro economico sociale che avrebbe coinvolto 5mila aziende agricole sarde e circa 30mila persone. 

Da 10 anni tutti coloro che hanno responsabilità pubblica e politica, sapevano e nessuno si è preoccupato di fare nulla. 

Da 10 anni tutti coloro che hanno responsabilità pubblica e politica, sapevano che le banche che avevano erogato prestiti agevolati alle aziende sarde dal 1988, non solo avevano revocato le agevolazioni ma per effetto della revoca sia dei finanziamenti che delle agevolazioni, da parte della  Regione (per decisione della Commissione CE del 1997), dovevano provvedere al recupero sia dei mutui che degli interessi, ovvero alla  loro conversione in prestiti normali passando dal 2-3% al 13 e passa  per cento.

Da 10 anni tutti coloro che hanno responsabilità pubblica e politica, sapevano che gli agricoltori non sarebbero stati in grado di fronteggiare un tracollo così totale di ogni sostegno economico, anche a causa di specifiche avversità rappresentate da siccità ripetute ed epidemie degli animali.

Da 10 anni tutti coloro che hanno responsabilità pubblica e politica, sapevano di aver avuto una responsabilità diretta e indiretta, per aver indotto persone inesperte e ignare di avventure finanziarie, come le piccole aziende familiari sarde, a contrarre prestiti, attraverso la propaganda sul mito europeo del libero mercato, che doveva servire a stimolare gli orgogli di crescita aziendale, per mettersi nella condizione di sfidare il mondo intero e la gioia di vincere la cavalleresca tenzone del libero mercato e della libera concorrenza. Oppure sparire, come qualcuno dall'alto li intimoriva!

Da 10 anni tutti coloro che hanno responsabilità pubblica e politica, sapevano che erano in corso migliaia di procedure giudiziarie per insolvenza, di dichiarazioni di fallimento, di migliaia di esecuzioni con vendita all'asta di poderi sui quali, oltre alla terra ancestrale madre dei loro figli, gli agricoltori custodivano e  avevano arrangiato un tetto per le loro case!

Da 10 anni tutti coloro che hanno responsabilità pubblica e politica, sapevano che le banche non potevano avere alcun interesse finanziario ad affondare il pugnale fino ad uccidere le aziende agricole debitrici, perché incapienti, sia per denaro che per patrimonio! Quindi sapevano che quelle procedure fallimentari avevano altri scopi e altri destini... Salvo che arrivasse un guastafeste come Soru a imporre divieti di  edificazione entro 2 chilometri dalle coste!

Da 10 anni tutti  coloro che hanno responsabilità pubblica e politica, sapevano che intorno e dietro e a fianco delle banche, i cannibali e i divoratori di  cadaveri erano in attesa di dare l'assalto con pochi soldi a terreni,  golosi per l'avidità del cemento e l'ingordigia balorda della speculazione edilizia, alla maniera di Villa Certosa e amici, rigorosamente bipartizan. 

Poi le maggioranze di governo regionale con le primarie per i picciotti designati dai padrini nazionali dei Partiti Democratici, si possono anche cambiare... 

Rino Sanna

Milano, 10 ottobre 2007

 

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Lettera di Ivano Bechini

 

Qualcuno si chiede perché quelle aziende agricole hanno fatto investimenti così macroscopicamente sbagliati.

Credo di poter dare una risposta anche se da un'altra Regione: perché le serre, quelle serre in ferro e vetro, erano considerate da tutti (Università, Regione, tecnici privati e pubblici, Organizzazioni agricole, Stato italiano e CEE) l'unica risposta di sviluppo economico per le aziende piccole (nel senso di superficie) e perché si intravedevano in quel periodo gli inizi della globalizzazione intesa come scambio di merci in Europa, senza prevedere l'influenza dei prodotti dell’altra sponda del Mediterraneo con i loro costi iperbassi e il loro carico di sfruttamento umano.

È  tutta la storia dell'intervento pubblico in agricoltura a partire dal 1° Piano verde (anni '60) in poi fino al 2000 (cambio radicale delle politiche di finanziamento dell'agricoltura europea) che sta a dimostrarlo.

Anche in Toscana si sono fatti investimenti incredibili sull'Amiata (decine di ettari di serre in ferro e vetro, migliaia di mq di capannoni per allevare tacchini e maiali, ecc.) messi in mano a cooperative con dirigenti fiorentini che non sapevano esattamente neanche l'ubicazione delle serre e lì, sul luogo, dei minatori trasformati in floricoltori (?) senza nessuna motivazione individuale che non fosse un reddito garantito per arrivare al pensionamento.

Ora, a distanza di 20 anni, c'è poco meno di un deserto...

E potremmo ricordare le migliaia di miliardi investiti in centinaia di ettari di serre per produrre fiori che in Sicilia si coltivano tranquillamente all'aperto con costi economici inferiori dell'80%, e non è una battuta, e via di questo passo.

Quegli agricoltori sono stati ingannati. Erano portati ad esempio di modernità imprenditoriale. Oggi sono additati come irresponsabili e falliti solo per aver aderito a scelte assurde pianificate a Bruxelles, Roma e nei capoluoghi regionali.

La loro colpa, in fondo, è stata quella di aver dato retta ai dirigenti delle organizzazioni professionali agricole e di non aver fatto di testa propria.

Poi, nella pratica segue tutto quello che ha scritto Rino Sanna.

Quanto sopra lo scrivo dopo una esperienza di impiegato pubblico per 18 anni, prima "regionale" e poi "provinciale", negli uffici agricoltura a disposizione per le istruttorie per i finanziamenti comunitari alle aziende agricole.

Ivano Bechini

Pistoia, 10 ottobre 2007

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