Golf, partita ancora aperta

Crepe in maggioranza? In paese il clima è teso

 

DAIANO - Non si sono ancora spente le polemiche a Daiano, dopo il referendum del 7 ottobre, conclusosi con un nulla di fatto, per il mancato raggiungimento del quorum necessario di votanti, e che ha, di fatto, rilanciato al consiglio comunale la palla delle definitive responsabilità decisionali. In paese il clima non è dei più tranquilli. La gente continua discutere. I contrari sembrano più che mai decisi a continuare nella loro battaglia ed anche all'interno dell'amministrazione pare stia emergendo più di una voce in disaccordo con l'orientamento personale favorevole, più volte espresso, del sindaco Roberto Vanzo.

C'è anche chi preannuncia un futuro a tinte fosche, prefigurando addirittura una possibile crisi amministrativa. Ovviamente è prematuro parlarne. Bisognerà attendere la prossima seduta consiliare per capire che tipo di prospettive si possono ipotizzare per questa comunità.

Intanto, piomba sui risultati referendari anche il pesante giudizio di Ruggero Vaia, ricercatore del Consiglio nazionale delle ricerche, da subito contrario all'iniziativa e che aveva caldamente invitato la popolazione ad andare alle urne. Vaia si dichiara «stupefatto» di fronte ai commenti del dopo referendum sui risultati e parla di «impudenza con cui i pro golf ( l'Adige del 9 settembre, ndr) si attribuiscono il consenso dei 313 non votanti. Con la scelta per l'astensione al posto del SI» aggiunge Vaia «essi hanno semplicemente rinunciato a contare l'esiguo numero dei cittadini favorevoli al golf. Infatti tra i 313 (56,4%) disertori delle urne, vanno invece identificate alcune categorie di astenuti veri». E a questo punto richiama gli «astenuti fisiologici, gli indifferenti che non votano mai» (36,6% alle regionali del 2003, 53,7% alle europee del 2004, 20,4 alle politiche del 2006, 33,3% al referendum costituzionale del 2006, senza parlare delle comunali), per cui, commenta Vaia, si può calcolare che «almeno un 20 - 30% appartiene a questa categoria». Poi i residenti all'estero, una quarantina, gli ammalati e infine gli elettori che solitamente votano, ma che sulla fattispecie del golf non hanno maturato una convinzione.

«Dunque» è il suo giudizio «almeno 150 - 200 elettori vanno tolti dal computo, il che lascia il bacino dei possibili astenuti per dire SI a circa 110 - 160. Questo» commenta ancora «senza contare un altro effetto assolutamente grave, antidemocratico e distorsivo: invitando all'astensione, i pro-golf hanno di fatto negato la segretezza del voto. Chi è andato al seggio, oltre ad essere convinto della propria idea, ha dovuto anche trovare il coraggio di esporsi pubblicamente ( chapeau ai 12 che hanno rispettato la regola democratica per votare SI o bianca). È chiaro che in una realtà piccola come Daiano molti cittadini hanno preferito non esporsi, per non compromettete possibilità di lavoro, per riservatezza personale, per ignavia. Un numero non quantificabile di NO al golf è stato sottratto alle urne e addirittura messo in computo ai SI» è la convinzione di Vaia «da questo vero e proprio ricatto: se voti, tutti sapranno da che parte stai».

Alla fine, la conclusione di Vaia: «Considerando, alla luce di quanto sopra, il risultato del referendum, esso risulta oltremodo indicativo sulla nettissima contrarietà della popolazione di Daiano al progettato campo di golf». Un altro po' di benzina dunque, sul fuoco del dibattito.

M. F.

l’Adige, 17 ottobre 2007

 

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