Ecosistema urbano 2007, «Sole 24 ore - Legambiente»
Brescia, una delle città meno vivibili della Lombardia,

giù di 19 posizioni

 

Innanzitutto un’osservazione preliminare sulla correttezza dei dati: per quanto riguarda i rifiuti, mentre si conferma l’eccessiva produzione di rifiuti indotta dal fabbisogno dell’inceneritore (89° posto), finalmente per la prima volta non vengono accettati i dati fasulli sulla raccolta differenziata diffusi da Asm, ma quelli certificati dall’Osservatorio provinciale rifiuti e dall’Arpa, per cui la raccolta differenziata reale è al 35,9% e non al 42% come propagandato da Asm. Propaganda che invece fa ancora breccia nel dato errato sulle presunte “biomasse” utilizzate per produrre energia elettrica, che premierebbe Brescia con un immeritato 1° posto: in realtà Brescia non ha neppure 1 Kw di potenza installata alimentata da vere biomasse (legno vergine non trattato), ai sensi della legge vigente, essendo anche la terza linea alimentata interamente da rifiuti speciali, tra cui pulper di cartiera, composto prevalentemente da plastiche, e Cdr (combustibile derivato dai rifiuti, ovvero rifiuti urbani mascherati da speciali).

Per quanto riguarda le diverse classifiche, sempre in campo energetico, Brescia si segnala negativamente per gli elevati consumi di carburante (85° posto) di energia elettrica (73° posto), solare termico (ultimo posto) e politiche energetiche virtuose (ultimo posto). Si tratta degli effetti perversi dello sprecone sistema energetico di Brescia, fondato su megacentrali termoelettriche (alimentate da rifiuti, carbone e olio combustibile, superinquinanti) e su un teleriscaldamento rigido ed elefantiaco (ad esempio, dovendo Asm appioppare ai bresciani l’acqua calda anche in estate, si disincentiva ovviamente il concorrenziale ed ecologico solare termico!).

Altre pagelle negative Brescia le colleziona per le PM10 (71° posto nei valori medi e 64° nei picchi) e per gli ossidi di azoto (76° posto), dato apparentemente inspiegabile se si accreditasse la propaganda di Asm e del Comune di Brescia, per cui l’inceneritore “pulirebbe” l’aria di Brescia ed il polo energetico Asm inciderebbe per un inconsistente 1% sulle emissioni per l’appunto di PM10 e ossidi di azoto, autocertificazione ottenuta con lo studio Dispersione atmosferica di inquinanti emessi da diverse sorgenti sul territorio bresciano del marzo 2005, dalla stessa Asm finanziato ed effettuato dal Comune di Brescia, proprietario di Asm, con l’avallo dell’università di Brescia (Ahinoi! I conflitti di interesse, come è d’uso nel nostro Paese, si sprecano).

La realtà è ben diversa, come il recente studio Apat 2006, sulla Qualità dell’ambiente urbano, non cucinato in casa da Asm & C., certifica chiaramente. Da questo studio risulta che a Brescia città il contributo delle emissioni industriali agli ossidi di azoto nell’aria è quasi pari al 60% del totale, mentre quello delle PM10 è superiore addirittura al 70% (gli ossidi di zolfo oltre il 90%, provenienti sostanzialmente dalla centrale a carbone). Quindi l’Apat nazionale, un po’ più indipendente da Asm che non il Comune di Brescia, è quanto mai esplicita nell’imputare al sistema industriale (comprensivo delle centrali termiche e dell’inceneritore Asm) le maggiori quote di inquinamento dell’aria: La distribuzione di ossidi di azoto nelle diverse aree urbane mette in evidenza i contributi emissivi del trasporto su strada e del settore industriale. Le città di Venezia, Taranto, Livorno e Brescia sono caratterizzate da un forte contributo dovuto agli impianti industriali. Nel caso di Brescia è rilevante l’apporto del teleriscaldamento (incluso nel macrosettore aggregato industria)” (p. 42). Orbene, le emissioni degli altri 158 camini industriali censiti dal Comune assommano a 148.754 kg/anno di NOx (Comune di Brescia, Settore ambiente ed ecologia, Rapporto annuale sulla qualità dell’aria per il 2001, p. 27), mentre il solo polo energetico Asm ne emette 1.480.400 (1.139.200 dalle centrali a carbone e ad olio e dall’inceneritore 341.200, solo questo pari a più del doppio di tutte le altre industrie! (Cfr. Studio di Impatto Ambientale “Progetto di riqualificazione della centrale del teleriscaldamento Lamarmora, presentato da Asm spa di Brescia, marzo 2006, p. 105). In sostanza, quasi il 90% delle emissioni di NOx di origine industriale, e circa il 50% del totale comprensivo del traffico, sono prodotti dal polo energetico Asm (di questi oltre il 10% solo dall’inceneritore).

In conclusione, va anche annotato che dette emissioni si dovrebbero e potrebbero ridurre considerevolmente subito, anzi più che dimezzare, senza alcuna modifica tecnica facendo funzionare a gas naturale, come è possibile, le caldaie policombustibili attualmente alimentate a carbone e ad olio pesante. Ciò non viene fatto per ragioni puramente economiche e, ciò che è ancora più grave, per poter dimostrare che con la nuova centrale turbogas (100 volte più grande) e con la futura seconda turbogas che sostituirebbe quella che oggi viene volutamente lasciata funzionare a carbone, le emissioni tutto sommato non peggioreranno. Ciò è assolutamente intollerabile e scandaloso, ancor più nei prossimi mesi in cui la salute dei bresciani sarà messa a dura prova dalla consueta emergenza PM10 e ai “poveri diavoli” viene vietato l’uso delle loro vecchie auto non catalizzate. I camini di Asm alimentati a carbone e ad olio, invece che a gas, valgono diverse migliaia di marmitte non catalizzate e nessuno dice nulla per costringere Asm a farsi carico della salute dei cittadini ed utilizzare solo il gas naturale per le sue centrali.

Marino Ruzzenenti, Forumambientalista Brescia

Ambiente Brescia, 16 ottobre 2007

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