Nota di Nimby trentino

 

● Il 10 settembre 2007 la Federazione Regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri Emilia Romagna invia una lettera a 57 rappresentanti istituzionali di Regione, Province e Comuni in cui “richiede di non procedere alla concessione di nulla-osta alla costruzione di nuovi termovalorizzatori-inceneritori”.

 

● Il 4 ottobre il ministro Bersani replica scrivendo una lettera a quello della Salute Livia Turco e al guardasigilli Clemente Mastella.

 

13 medici replicano alla lettera del ministro Bersani.

 

● Nel corso del Question time alla Camera dei deputati, il ministro Bersani risponde a un’interrogazione di Grazia Francescato dei Verdi.

Pubblichiamo il testo dei due interventi con la premessa della lettera di Sergio Apollonio di Roma [2], ricordando che gravi carenze amministrative sono ugualmente riscontrabili nei Piani per la gestione rifiuti delle regioni Campania, Sicilia ecc.

 

● Il dott. Dino Amadori, oncologo di Forlì, difende la posizione del ministro Bersani. [3]

 

● L’Ordine dei medici intende querelare il ministro Bersani. [4]

 

● Il Tavolo delle Associazioni romagnole replica alle affermazioni del dott. Amadori. [1]

 

1. La lettera del Tavolo delle Associazioni

Sugli indiscutibili dati scientifici del dott. Dino Amadori

 

In relazione a quanto recentemente apparso sulla stampa circa le dichiarazioni rilasciate dal dott. Dino Amadori sulla “polemica che oppone l’Ordine Regionale dei Medici al Ministro Bersani sul minato fronte dell’inceneritore”, ci pare opportuno offrire alcuni spunti di riflessione.

 

1. Per prima cosa, notiamo con piacere che il dott. Amadori, riferendosi ai medici che sottoscrissero l’appello contro l’ampliamento dell’inceneritore di Forlì, parla, finalmente, di 410 medici, includendo implicitamente fra i firmatari (che sono 409, come risulta dalle firme depositate con atto notorio presso il Comune di Forlì) anche il dott. Lorenzo Tomatis, che dichiarò pubblicamente, nel corso dell’audizione tenuta davanti al Consiglio Comunale di Forlì, di sottoscrivere senza riserve il succitato appello (come risulta dalla registrazione integrale dell’audizione). Ci associamo quindi volentieri all’invito del dott. Amadori ad andare a verificare il curriculum, di tutto rispetto, del dott. Tomatis. Immagino che il dott. Dino Amadori, quand’anche non condividesse la posizione assunta da Tomatis in quell’occasione, certamente non potrebbe minimamente mettere in dubbio le credenziali scientifiche dell’illustre scienziato!

2. Il dott. Amadori, avvalorando la tesi sostenuta dal Ministro Bersani circa la mancanza di motivazioni scientifiche della lettera scritta dal Presidente Regionale dell’Ordine dei Medici, si spinge oltre, sostenendo che “bisognerebbe fare degli studi, ma che però per ora mancano”. Poiché non possiamo pensare che, con la sua competenza, il dott. Dino Amadori possa ignorare la vasta letteratura esistente sulle ricadute sanitarie degli impianti di incenerimento, immaginiamo volesse intendere che fra gli studi che hanno indagato questo problema ve ne sono sì molti che segnalano incrementi significativi di patologie anche gravi sulle popolazioni abitanti in prossimità degli impianti di incenerimento, ma che ve ne sono anche altri che non giungono alle medesime conclusioni. Vogliamo allora ricordare quanto ebbe a scrivere nel 2001 una ricercatrice indiana a proposito di contestazioni sorte su un suo lavoro da cui emergevano danni alla salute causati da un prodotto chimico (Gupta C., Response to the letter by B.Elswick et al. from the chemical Industry Institute of Toxicology, Proc Soc Exp Biol Med 226: 76-77): “È interessante notare che gli studi che non riescono a trovare effetti di questa sostanza chimica sono pagati dalle industrie chimiche, mentre risultati positivi sono riferiti da laboratori accademici indipendenti. Altra cosa evidente è anche che gli scienziati che scelgono di studiare un prodotto chimico di interesse commerciale sono sottoposti a un intenso scrupoloso esame dall’industria chimica e dagli scienziati stipendiati da queste industrie”. Simili condizionamenti si possono ritrovare negli studi epidemiologici relativi ai danni ambientali e/o occupazionali; nella letteratura scientifica il fenomeno è stato oggetto di studio: citiamo, ad esempio, l’articolo dal titolo eloquente: Business bias: how epidemiologic studies may underestimate or fail to detect increased risks of cancer and other diseases (Gennaro V., Tomatis L., Int J Occup Environ Health. 2005 Oct-Dec;11(4):356-9) ovvero “Errori da Conflitto di Interessi: come gli studi epidemiologici possono sottostimare o fallire nel determinare incrementi di rischio di cancro e di altre patologie” ed uno, più recente (Parodi S et al – Comparison bias and dilution effect in occupational cohort studies - Int J occup Environ Health (2007) Apr-Jun: 13 (2): 143-52) che ribadisce lo stesso concetto.

 

Non è un caso che, a proposito di quanto sopra detto, l’Associazione Medici per l’Ambiente-ISDE Italia, a proposito di inquinamento ambientale e salute, abbia prodotto un documento in 10 punti, l’ultimo dei quali recita: “È assolutamente necessario che ad affrontare una tematica tanto delicata siano persone per le quali possano essere totalmente esclusi possibili conflitti d'interessi”.

Noi pensiamo che si ponga troppa poca attenzione su questo aspetto: in Italia, purtroppo, non è uso dichiarare i propri conflitti d’interesse. Ci preme tuttavia far notare, per amore di verità che:

- Hera, la Società che gestisce tanto l’inceneritore di Forlì quanto tutti quelli dell’Emilia Romagna per i quali è stato chiesto l’ampliamento, nonché quelli ancora da costruire, compare tra i finanziatori di iniziative dell’Istituto Oncologico Romagnolo (lo IOR), quale, ad esempio, “Regala un’azalea” per la Festa della Mamma;

- lo stesso IOR, in collaborazione con le AUSL di Forlì e Cesena nonché col medesimo gruppo Hera ha realizzato una campagna di prevenzione personalizzata per i dipendenti di Hera, grazie alla quale questi ultimi hanno potuto effettuare alcuni esami gratuiti presso l’AUSL di Forlì;

- la Fondazione della Cassa dei Risparmi di Forlì, il cui rappresentante siede nel consiglio di amministrazione di Hera, è anche tra i promotori  e finanziatori dell’IRST (di cui il dott. Amadori è il direttore scientifico);

- il mondo delle cooperative, ampiamente rappresentato all’interno del consiglio di amministrazione di Hera (uno dei consiglieri, ad esempio, dopo esser stato tra i fondatori di CONAD, è oggi Presidente di Legacoop Agroalimentare), ha contribuito con generosità alla nascita dell’Istituto Scientifico di Meldola (si veda, ad esempio l’impegno economico che si è assunta la Cooperativa CONAD Romagna Marche per la realizzazione del polo oncologico dell’ospedale di Meldola e dell’IRST, “per una collaborazione complessiva annua pari a circa 110.000 euro per quattro anni consecutivi”, come si legge sul bilancio sociale 2003 della cooperativa).

 

Ovviamente quelli che abbiamo citato rappresentano solo alcuni tra gli intrecci più immediatamente evidenti, così come risultano da documenti ufficiali facilmente accessibili. Da ultimo vogliamo citare un ulteriore “conflitto”, del resto frequentissimo quando si organizzano convegni scientifici, legato alle sponsorizzazioni da parte di industrie farmaceutiche e/o impegnate nel campo biomedico: il primo convegno organizzato dall’IRST il 29 settembre 2007 è stato supportato da Cephalon, azienda americana di biotecnologie. Bene, Cephalon è controllata, tra gli altri, da Wellington Management (14%), da FMR Corporation (10,5%) e Berclays Plc (2,7%): queste tre stesse finanziarie possiedono, assieme, l’11,9% di Waste Management, la corporation americana che costruisce inceneritori anche nel nostro paese. Si tratta di intrecci, questi ultimi, che certamente non sono noti né ad Amadori né agli altri componenti dello staff dell’IRST, ma, viceversa, sicuramente ben noti allo sponsor che immaginiamo selezioni con cura le Istituzioni alle quali indirizzare i propri contribuiti.

Tutti questi elementi, messi insieme, ci fanno comprendere  che, in qualche misura, esistono forme di condizionamento che forse possono appannare la genuinità e l’assoluta indipendenza di certe dichiarazioni.

Lasciamo poi ad altri valutare se la recente partecipazione del dott. Amadori all’avventura politica attraverso la sua candidatura alle primarie del Partito Democratico possa rappresentare o meno un condizionamento tanto in generale quanto nello specifico della polemica che ha contrapposto il Ministro Bersani all’Ordine Regionale dei Medici.

 

3. Torniamo adesso alle parole del dott. Amadori riportate sul Resto del Carlino del 12 ottobre: “rispetto a una sigaretta fumata, l’inceneritore fa 10 volte meno male”. Tenuto conto del suo prestigioso curriculum scientifico non possiamo pensare che tale affermazione possa essere stata fatta con la medesima “grande superficialità”, che il dott. Amadori imputa ai medici contrari all’incenerimento. Siamo dunque sicuri che tale convincimento si fonda su indiscutibili dati scientifici a noi ignoti, che siamo ben ansiosi di conoscere, logicamente corredati dai riferimenti bibliografici del caso.

 

Tavolo delle Associazioni

Forlì, 18 ottobre 2007

 

 

2. Sull’intervento in Parlamento del ministro Bersani

Inesattezze macroscopiche di Bersani sugli inceneritori:
Cip 6, Via, Vas, procedura autorizzativa

Lettera di Sergio Apollonio

 

Abbiamo visto in televisione il "Question Time" alla Camera dei Deputati con l'interrogazione di Grazia Francescato in merito al noto caso del Ministro Bersani e dei medici dell'Emilia-Romagna, in relazione agli effetti delle emissioni degli inceneritori sulla salute umana. Le argomentazioni del Ministro sono apparse speciose, errate e di ripiego nel recedere dalle richieste sanzionatorie nei confronti  dei medici. La replica di Grazia Francescato è stata invece esemplare, incisiva e veramente convincente.

Ma  indipendentemente  da tali valutazioni,  che si possono condividere o meno a seconda degli orientamenti di fondo  di ciascuno sulla questione rifiuti, sono soprattutto le inesattezze di fatto da parte del Ministro che lasciano stupefatti. Bersani, in particolare, ha detto:

"l’incentivo dei termovalorizzatori CIP6 non c’è più da quando schiodai i CIP 6 nel ‘97; che l’incentivo dei certificati verdi nell’ultima finanziaria è stato ridotto alla parte biodegradabile secondo le norme europee; che ogni procedura autorizzativa per i termovalorizzatori in Italia come in Europa prevede l’intervento pubblico attraverso Valutazione di Impatto Ambientale, VAS, conferenza di servizi, autorizzazioni regionali e così via dicendo."

MA NULLA DI TUTTO CIÒ È VERO. Tanto per citare il problema fondamentale che ci occupa e preoccupa - il gassificatore in costruzione a Malagrotta - è previsto che esso AVRÀ gli incentivi CIP6 - certificati verdi (circa 30 milioni di euro l'anno, ci è stato detto, per 8 anni, a partire dal 2008...). E gli incentivi non saranno affatto "ridotti alla parte biodegradabile" ma serviranno invece per finanziare la gassificazione - incenerimento di ecoballe di CDR (combustibile da rifiuti - cioè carta e plastica) che con la parte biodegradabile dei rifiuti non hanno assolutamente nulla a che vedere.

E la procedura autorizzativa per il gassificatore non si è svolta per niente come indicato dal Ministro. Non c'è stata la Valutazione d'Impatto Ambientale richiesta dal Comune di Roma, cioè uno "Studio di Sicurezza dell'Area Vasta" dato che l'area stessa è classificata a rischio di incidente rilevante e soggetta ai vincoli del Dlgs 334/99 (Seveso II). Non c'è stata la VAS (Valutazione Ambientale Strategica). E non c'è stata la conferenza di servizi, nonostante essa fosse espressamente prevista dallo stesso Dlgs 334/99, Art. 23 - Consultazione della popolazione (v. allegato). Non c'è stato NULLA, insomma, tranne una VIA di comodo fatta alla svelta sulla base di un documento dello studio di engineering che ha progettato l'impianto.

Sergio Apollonio

Roma, 18 ottobre 2007

 

PS. Riportiamo il testo completo dell'interrogazione e del breve dibattito alla Camera dei Deputati, in data 17 ottobre 2007, trascritto e gentilmente fornito da Rina Sgarra, Associazione Nuova Massimina.

 

On.le Grazia Francescato:

Qual è il compito di un medico? È ovvio,  curare i malati, occuparsi della salute della gente, lapalissiano. Bene, preoccuparsi della salute dei cittadini è esattamente  ciò che hanno fatto i medici dell’Emilia Romagna che hanno segnalato, con una lettera inviata il 10 settembre scorso agli amministratori della loro regione, i rischi connessi agli inceneritori, i rischi per la salute e per l’ambiente. Apriti cielo! Il Ministro Bersani li ha subito bacchettati ed ha anche chiesto ai suoi colleghi Turco e Mastella di adottare misure contro questi medici.

Signor Ministro, noi siamo convinti, siamo sicuri che Lei tiene alla salute dei cittadini quanto noi. Siamo convinti che bisogna andare oltre le polemiche, vogliamo essere costruttivi, siamo quindi qui a chiedere se Lei intende rinunciare alla richiesta di queste misure sanzionatorie ed ascoltare anche la voce di questi medici, di tanti comitati, cittadini, esperti e cogliere l’occasione per impegnare il governo ad un serio monitoraggio sugli effetti dannosi non solo degli impianti ma di tutto il ciclo dei rifiuti.”

 

Ministro Bersani:

Ringrazio per l’occasione che mi ha data per chiarire alcuni punti:

Primo punto: Io non sottovaluto certo la salute pubblica come qualcuno fuori di qui in modo che per me offensivo ha voluto sostenere;  io vorrei solo che la salute pubblica fosse garantita da chi deve garantirla e fosse garantita anche alla luce delle più recenti acquisizioni scientifiche.

Secondo: qualunque cosa si pensi dei termovalorizzatori è bene sapere che in Italia c’è un uso marginale: 12% dei rifiuti, in Germania il 22%, in Francia il 35% e in Svezia il 45% e che le regioni che hanno il più alto tasso di raccolta differenziata sono anche quelle che in Italia hanno i termovalorizzatori

Che l’incentivo dei termovalorizzatori CIP 6 non c’è più da quando schiodai i CIP 6 nel '97; che l’incentivo dei certificati verdi nell’ultima finanziaria è stato ridotto alla parte biodegradabile secondo le norme europee; che ogni procedura autorizzativa per i termovalorizzatori in Italia come in Europa prevede l’intervento pubblico attraverso Valutazione di impatto ambientale, Vas, conferenza di servizi, autorizzazioni regionali e così via dicendo.

Terzo punto : Onorevole Francescato, i medici sono una cosa, gli Ordini dei medici sono un’altra cosa, le ASL sono una cosa, le ARPA sono una cosa e gli ordini dei medici un’altra;  perché se no dovremmo convenire che è legittimo per l’Ordine degli Avvocati di Vercelli dire la sua sulla colpevolezza o meno del giovane di Garlasco. Se si perde questa piccola distinzione, per di più la Federazione degli Ordini dei Medici dell’Emilia Romagna non ha, diciamo, invitato alla prudenza, ha pubblicamente invitato le Amministrazioni pubbliche a sospendere i nulla osta autorizzativi, anche quelli in corso di validazione da parte di ASL da parte di ARPA e da parte di istituti che hanno nel loro interno medici che credo sappiano fare il loro mestiere.

Allora io voglio chiarire, onorevole, non c’è nessun intervento di volontà punitiva della mia iniziativa; io ho solo voluto mettere un alt perché i cittadini in Italia sono già di fronte a procedure di cui non comprendono la linearità, il punto di chiusura per il sì o per il no, e sono sempre di fronte alla delegittimazione degli istituti che devono garantire la loro certezza e la loro sicurezza.

L’Ordine dei medici, finché è un ordine e non una libera associazione, deve fare l’istituzione. Se ha qualcosa da dire sanzioni quei medici che non si sono comportati correttamente in una procedura. Per il resto invece c’è libertà, delle associazioni, dei cittadini, medici o meno che siano, delle formazioni politiche, di opporsi a un termovalorizzatore secondo i loro argomenti.

Però, attenzione che se dilaga questo modo di intervenire confondendo le carte davanti all’opinione pubblica, noi in questo paese aggiungiamo confusione a confusione. Tutto qua.”

Io ho voluto impedire che dilagasse, come spesso succede in Italia, un modo improprio di dialogare fra istituzioni. Per il resto non c’è nessun intervento punitivo.

 

On.le Grazia Francescato:

“Allora, Signor Ministro, ci fa piacere che non ci sia nessuna intenzione punitiva e quindi Lei receda dalle richieste sanzionatorie.

Secondo: Io ho detto a chiare lettere che ritengo che Lei, come tutti noi, sia interessato alla salute dei cittadini e quindi proprio perché interessato alla salute sia dell’ambiente che dei cittadini, che sono così intrecciati come le dita di due mani, è importante ricordare che gli inceneritori emettono 3 tonnellate di CO2 per ogni tonnellata di rifiuto bruciato e le ricordo che vanno quindi nella direzione opposta alla riduzione delle emissioni richiesta dal protocollo di Kyoto delle politiche energetiche europee.

Ma non basta, questi impianti producono un coktail di veleni: cadmio, mercurio, diossine, furani e particolato sottile, quindi invece di premere l’acceleratore sugli inceneritori, perché non dobbiamo invece, come prescrivono  le direttive europee e il troppo spesso dimenticato programma dell’Unione, puntare con decisione sulle 3 R ? La riduzione dei rifiuti all’origine, la raccolta differenziata (cito la sua Emilia Romagna dove il nostro assessore Pinuccia Montanari a Reggio Emilia ha raggiunto il 70% della raccolta: si può fare se si vuole), e il riciclo. E poi, perché no ?, quello che rimane può avere un trattamento d’avanguardia come per esempio quello biologico.

Dunque è arrivato il momento, e lo ripeto, di fare un serio programma di monitoraggio di questi impianti con indicatori precisi e analisi di rischio su tutto il ciclo dei rifiuti, come prevede l’Unione Europea.

Quanto ai CIP 6 Lei sa meglio di me che si è trattato di una truffa, sa meglio di me che gli inceneritori riescono a rimanere sul mercato perché ogni anno tramite il pagamento delle nostre bollette vengono raccolti circa 2,4 miliardi  di euro che dovrebbero essere destinati invece alle rinnovabili e vanno ad alimentare la produzione di energia dei rifiuti.

È la famigerata truffa dei CIP 6 a cui certo è arrivato il momento di dire basta, quindi invece di prendersela con i medici  che fanno il loro lavoro - che  sia l’Ordine dei medici o i medici (è una distinzione, sono d’accordo) - guardi all'opinione pubblica. Comunque l’importante è che possano esprimere la loro opinione e fare il loro mestiere che è quello di difendere la salute dell’ambiente e dei cittadini, che sono prioritari di fronte a qualunque altra considerazione.

Difendiamo l’ambiente, la salute dei cittadini e magari anche le tasche dei cittadini medesimi.

Grazie.”

 

3. Articolo Resto del Carlino

Inceneritore

Amadori difende Bersani

 

FUORI dal coro. Dino Amadori, medico e direttore scientifico dell’Istituto del neonato Istituto romagnolo per lo studio e la cura dei tumori (Irst), non si schiera dalla parte dei medici nella polemica che oppone l’Ordine regionale dei camici bianchi sul minato fronte dell’inceneritore. I medici avevano lanciato un appello per chiedere agli amministratori locali di non concedere le autorizzazioni per nuovi inceneritori. “La mia opinione non coincide assolutamente con quella dei 410 colleghi – dichiara Amadori all’agenzia Dire -. Fanno solo allarmismo, invito ad andare a verificare il loro curriculum”. Un giudizio severo, quello di Amadori; proprio come quello di Bersani, che rimprovera all’Ordine uno sconfinamento di competenze. “Ha fatto bene il ministro – dice Amadori -, il problema è stato affrontato con grande superficialità. Bisognerebbe effettuare degli studi ma che però per ora mancano”. La censura dell’allarme dei medici non vuole però dire che l’inceneritore sia salutare. Ma i danni, sembra il messaggio, vanno relativizzati: “Nemmeno un’auto che passa fa bene. Ma rispetto a una sigaretta fumata, l’inceneritore fa 10 volte meno male”.

Il Resto del Carlino, 12 ottobre 2007

 

4. Articolo Resto del Carlino

Scontro sugli inceneritori,
adesso l’ordine dei medici vuole querelare Bersani
Affidato il mandato ai legali: “Ha leso le nostre funzioni”

 

BOLOGNA. La Federazione dei medici dell’Emilia Romagna intende querelare il ministro per lo sviluppo economico, Pierluigi Bersani. L’Ordine di Ferrara deciderà martedì prossimo se unirsi alla clamorosa decisione. Lo scontro nasce sugli inceneritori, quattro impianti in costruzione o in via di ampliamento a Modena, Ferrara, Forlì e Rimini. Tutto inizia il 10 settembre, quando l’Ordine regionale dei medici e dei chirurghi in una stringata lettera avverte le autorità, dal presidente Vasco Errani ai sindaci dei comuni capoluogo, dell’eventuale impatto negativo di questi impianti sulla salute della popolazione. Passa circa un mese e il ministro Bersani sollecita un’indagine ai colleghi Turco (Salute) e Mastella (Giustizia) perché ritiene del tutto arbitraria l’uscita pubblica dell’Ordine. Oltre a prospettare misure disciplinari, Bersani smonta la credibilità del documento (“Non appare suffragato da alcun fondamento tecnico-scientifico”) e si spinge a considerare il ripensamento sulla realizzazione dei nuovi impianti, richiesto dai medici, “suscettibile di paralizzare l’attività di altri enti pubblici”.

Ma i rappresentanti dei camici bianchi non arretrano affatto. Anzi. Hanno affidato il caso ai legali per verificare se le parole del ministro sono “lesive della funzione dell’Ordine a tutela della salute”. Il presidente Giancarlo Pizza sostiene che sia stato insultato un organismo che si è mosso per dovere istituzionale. La Fimmg, uno dei sindacati dei medici di famiglia, ha difeso apertamente l’Ordine dell’Emilia-Romagna.

La polemica infuria anche a livello locale, sia a Ferrara che a Forlì, dove l’anno scorso 410 medici hanno firmato un appello che chiedeva di sospendere il raddoppio dell’attuale inceneritore e di sperimentare la raccolta domiciliare dei rifiuti.

Il tema divide i medici. A sostegno del ministro è intervenuto Dino Amadori, forlivese, oncologo di fama, direttore del neonato Istituto Romagnolo per la ricerca e la cura dei tumori. Il primario ritiene che i suoi colleghi facciano dell’allarmismo, e ieri ha ricevuto una pesante critica da parte di un gruppo di associazioni. Nel documento, che è stato redatto anche da un’oncologa che fino a pochi mesi fa lavorava nel reparto diretto da Amadori, si fa riferimento a numerosi studi pubblicati su riviste scientifiche che mettono in guardia sugli effetti degli inceneritori.

La questione ha imboccato anche la via politica. Nei giorni scorsi il consigliere regionale di Forza Italia, Antonio Nervegna, ha accusato la “la lobby degli inceneritori, che ha prodotto la più alta concentrazione d’Italia di impianti per lo smaltimento dei rifiuti”.

Il tema è al centro del dibattito politico anche in Francia, dove la “Commissione di rilancio per la crescita economica”, ha proposto di abdicare ad alcune norme ambientali e al “principio di precauzione”, perché frenerebbero lo sviluppo.

Fabio Gavelli

Il Resto del Carlino, 19 ottobre 2007

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