Senza «Vas» variante illegittima
Ricorso al Tar contro il cemento a Bellamonte

 

PREDAZZO - La variante al Prg di Predazzo è illegittima, in quanto le sue previsioni non sono state sottoposte a Valutazione ambientale strategica (Vas), come impone la direttiva comunitaria numero 42, approvata dal Parlamento e dal Consiglio europeo nel giugno del 2001.

Punta sull'illegittimità derivante da presunte violazioni del diritto europeo, un ricorso al Tar contro la contestata modifica al piano regolatore adottato in giugno che prevede tra l'altro, sui pascoli di Bellamonte, tre nuove aree alberghiere, una zona destinata a prima casa, una strada di collegamento interna e una «piazza» per creare l'effetto paese che ora manca.

A depositarlo (con notifica arrivata mercoledì in Comune) sono stati gli avvocati Antonio Cimino ed Elena Fabbris del Foro di Padova con l'avvocato Luca Gadenz del Foro di Trento per conto della S.E.I. Fin srl di Bassano del Grappa, società proprietaria di una villetta in cui da anni trascorre le sue vacanze la famiglia del legale rappresentante Paolo Pettenon, uno di quei 109 villeggianti storici di Bellamonte che durante l'estate hanno sollevato un vespaio contro la nuova variante al Prg. Ebbene, oltre il giardino della bella casa di Pettenon ci sono i prati che dovrebbero essere rivestiti di cemento, se la variante al Prg fosse approvata dalla Provincia e se il Tar non accogliesse i numerosi ricorsi già presentati, tra cui spicca quello della SEI Fin.

Spicca perché mira a delegittimare la variante puntando sul fatto che non è stata attivata alcuna valutazione riguardante gli effetti del piano rispetto all'ambiente in cui esso incide. Per i legali, la direttiva comunitaria che prevede la «Vas» riguarda invece anche i Prg comunali, poiché questi strumenti urbanistici rientrano nelle definizioni date dall'articolo 2 della medesima direttiva: «Per piani e programmi s'intendono quelli elaborati e/o adottati da un'autorità a livello nazionale, regionale o locale oppure predisposti da un'autorità per essere approvati, mediante una procedura legislativa, dal Parlamento o dal Governo e che sono previsti da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative». Tra l'altro, contro l'Italia è aperto un procedimento d'infrazione da parte della Comunità europea perché, con due anni di ritardo (nel 2006) sui tempi dettati, la direttiva è stata recepita con molti «omissis».

E la Provincia di Trento? La giunta Dellai ha approvato un regolamento applicativo della stessa direttiva nel settembre 2006, ma limitandosi a prevedere la «Vas» solo per i piani e programmi della Provincia, dimenticandosi degli enti locali minori come i Comuni, dunque dei relativi Prg.

Ma non è solo la mancata valutazione ambientale al centro del ricorso. I legali di Pettenon contestano al Comune anche la violazione del Piano urbanistico provinciale, perché dalla variante generale (che contiene 120 modifiche al Prg) mancherebbero tutte le analisi prescritte in caso di modifiche ampie e corpose come quella impugnata: sia quelle relative all'impatto della variante sul territorio che quelle sulle opere di urbanizzazione primaria. Non si capirebbe poi a quali «fondamenti precisi e logici» sia legata ogni scelta, inclusa quella operata per Bellamonte. Tanto che, rispetto a quanto previsto dal Pup (quasi tutta la zona è classificata «area a tutela ambientale», «area agricola di pregio» e «paesaggio di particolare pregio»), il Comune avrebbe operato variazioni del tutto immotivate.

Infine, com'è possibile far passare come «riqualificazione del tessuto urbanistico, edilizio ed ambientale» (prevista dal Pup per aree produttive o periferiche degradate) la cementificazione di un'area totalmente naturale come quella sovrastante il paese di Bellamonte?

Giorgia Cardini

l’Adige, 19 ottobre 2007

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