Le "missioni umanitarie" degli Ogm

 

Se esperimenti e coltivazioni di piante geneticamente modificate per produrre farmaci e vaccini non vengono condotti in ambienti rigorosamente chiusi e controllati, la contaminazione è in agguato, anche per vie subdole. Ecco come.

 

All'inizio le colture geneticamente modificate furono presentate come la soluzione per i problemi alimentari del Sud del mondo. Non risulta che essi siano stati risolti. Così sempre più le aziende si orientano verso Ogm destinati ad altre missioni umanitarie, se così possono essere definite. È il caso dei pioppi - la notizia è uscita in settimana - che, grazie ad un gene di coniglio inserito nel loro Dna, sono in grado di ripulire il terreno dall'inquinamento. Oppure la sterminata gamma degli Ogm farmaceutici: le uova di galline transgeniche che curano i tumori, il latte che contiene anticoagulanti. E, in campo vegetale, il cartamo che produce insulina, il riso antidiarrea. Eccetera.

 

Dalle "piante farmaceutiche" è possibile estrarre a basso costo e in abbondanza molecole e vaccini che in laboratorio vengono prodotti in piccole quantità e con costi molto elevati. Questo tipo di colture geneticamente modificate non ha ancora bussato alla porta dell'Europa, ma negli Stati Uniti e in Canada sono in corso coltivazioni e sperimentazioni in campo aperto. Quante, per la verità, non lo sa nessuno: l'unica certezza è che si tratta di grandi numeri.

 

Sui rischi della coltivazione di Ogm farmaceutici in campo aperto interviene Pietro Perrino, dirigente di ricerca del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) che lavora all'Istituto di genetica vegetale, con un suo intervento che pubblichiamo integralmente. Il problema è il solito: se esperimenti e coltivazioni non vengono condotti in ambienti rigorosamente chiusi e controllati, è in agguato la contaminazione che può avere conseguenze disastrose per la salute umana, dato che è in gioco l'esposizione a vaccini, ormoni di crescita, coagulanti del sangue, enzimi industriali, anticorpi umani, contraccettivi, sostanze immunosoppressive e sostanze che inducono aborto.

 

Ma attenzione. C'è una considerazione che, secondo Perrino, vale per tutti gli Ogm, farmaceutici e non: la contaminazione non è solo quella"verticale", dalla pianta madre alle piante figlie, che passa attraverso la diffusione del polline geneticamente modificato. C'è tutto il capitolo, "che si tende a trascurare", della cosiddetta "contaminazione orizzontale, "pericolosa e subdola". Succede così. I residui delle colture geneticamente modificate rimangono inevitabilmente sul terreno: foglie, steli, radici che non hanno interesse commerciale e/o che sfuggono anche alla più accurata delle pulizie.

 

Questi residui contengono Dna transgenico, "che al contrario del Dna ‘normale' è molto più instabile, si rompe e si ricombina, passa in virus, batteri e funghi, e attraverso questi si infila in altri organismi viventi. Così un frammento di Dna di mais transgenico può finire nel frumento piuttosto che nell'orzo o nella segale. Ormai i dati scientifici sono sufficienti: è vero che la ‘contaminazione orizzontale' può avvenire in natura, a partire da Dna non transgenico, ma è altrettanto vero che accade molto, molto più facilmente a partire da Dna transgenico. Se la frequenza della ricombinazione ‘naturale' è pari a uno, la frequenza della ricombinazione con Dna transgenico e pari a mille".

 

La "contaminazione orizzontale" non è in agguato solo a partire dai resti di colture transgeniche che restano nei campi. Può avvenire, aggiunge Perrino, anche con i residui, poniamo, di un carico di Ogm destinati all'alimentazione animale. E qui si apre un altro capitolo, ben più grave: la "contaminazione orizzontale", dice Perrino, avviene anche negli animali nutriti con Ogm. "Dalla flora intestinale la contaminazione passa all’individuo. Quindi nel latte, nelle uova, nella carne. Me lo ritrovo anche nel formaggio, il Dna transgenico. E questi sono tutti insulti al mio genoma. È come giocare alla lotteria: più spesso capita, più alte sono le possibilità che questo abbia una conseguenza". Solo che qui non si vincono i milioni del Superenalotto. Nella lotteria transgenica, conclude Perrino, "è in palio il cancro".

www.greenplanet.net, 21 ottobre 2007

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