Già 66 amministrazioni hanno «bocciato» la legge regionale
«L'acqua è affar nostro». La rivincita dei Comuni

 

LODI - Alla fine la soglia dei 50 Comuni è stata raggiunta. Anzi potrebbe presto essere doppiata, visto che 66 amministrazioni lombarde hanno già approvato una delibera per chiedere un referendum abrogativo della legge regionale 18/2006, accusata di voler privatizzare l'acqua, e 37 sono in procinto di farlo.


Ad annunciarlo con entusiasmo è Giovanni Cocciro, assessore all'educazione ambientale di Cologno Monzese, il primo ad aver firmato la delibera. «I Comuni vedono nella norma tre limiti principali - spiega -: separa in modo artificioso la gestione delle reti dall'erogazione del servizio idrico; impone la gara per quest'ultima e infine preclude agli enti locali la possibilità di scegliere fra i tre tipi di gestione pubblica, privata o mista, previsti dal nostro paese». Tre buone ragioni per convincere i piccoli ad alzare la testa. Secondo lo statuto della Lombardia, infatti, se 50 comuni approvano una delibera che chiede il referendum su una legge, la giunta regionale è costretta a dar loro retta.


«A questo punto esistono tre possibilità - aggiunge l'assessore - o viene indetto il referendum, o si cambia la legge oppure si avvia una consultazione con i Comuni dissenzienti per stabilire una norma che li convinca». Il fronte dell'acqua pubblica, che come sottolinea il sindaco di Cologno Monzese Mario Soldano è trasversale, perché coinvolge sindaci di centro destra e di centro sinistra, aspira proprio a questo.


Tanto che sabato tutti i sindaci si ritroveranno in piazza Duomo a Milano, per un «brindisi» a base di acqua pubblica con associazioni, movimenti, esponenti della società e comitati che condividono la loro battaglia. «Per noi il problema principale consiste nel fatto che con questa legge i Comuni avrebbero gli oneri legati alla manutenzione della rete idrica, mentre la gestione e vendita dell'acqua, con i suoi ricavi, sarebbe appannaggio dei privati che potrebbero imporre rincari significativi», insiste Cocciro.


«Il Forum italiano dei movimenti per l'acqua - aggiunge Rosario Lembo, segretario del Comitato italiano per il contratto mondiale sull'acqua - ha proposto una legge di iniziativa popolare in cui si afferma che l'acqua è estranea a qualsiasi logica di mercato. In tutta Italia sono state già raccolte più di 300mila firme di cittadini che non vogliono la privatizzazione degli acquedotti. In Lombardia, grazie a questo referendum promosso dai Comuni, porremo le basi perché la gestione dei servizi idrici rimanga pubblica».


Caterina Belloni

Corriere della Sera – Milano, 24 ottobre 2007

 

 

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Parte dai Comuni il referendum contro la legge regionale
che privatizza la rete idrica
Chiare, fresche, dolci acque di Lombardia
Purché non ci metta le mani il mercato

 

Il 10 luglio scorso, il comune di Cologno Monzese votava su proposta della giunta municipale una delibera relativa alla richiesta di indizione di un referendum abrogativo della legge regionale 18/2006, che di fatto privatizza i servizi idrici regionali. Una legge molto contestata, che ha fatto scendere in campo anche il governo centrale. Infatti, su indicazione del ministro Paolo Ferrero, il Consiglio dei ministri ha presentato un ricorso al Consiglio di stato per incostituzionalità delle norme varate dalla Regione Lombardia in materia di gestione dell'acqua.

 

La legge regionale varata l'8 agosto 2006 (mentre tutti erano al mare), pone l'obbligo per tutti i comuni lombardi, tranne (chissà poi perché) per il comune di Milano di privatizzare "l'erogazione del servizio idrico". In particolare, il dispositivo prevede la privatizzazione dell'ultimo miglio delle reti idriche. Cioè il servizio all'utenza, la gestione del contatore e delle bollette e del tratto finale dei tubi. Proprietà e reti restano in mano ai comuni, mentre - per la prima volta in Italia - la "tariffazione" dell'acqua viene demandata obbligatoriamente ai privati. I comuni si fanno in tal modo carico della gestione e delle riparazioni delle reti idriche, mentre i privati, generalmente società multinazionali, passano all'incasso.

 

Dove questo è accaduto, le bollette dell'acqua per i cittadini sono aumentate notevolmente. La legge regionale di fatto considera l'acqua come una merce soggetta al profitto privato, quindi non più come risorsa inalienabile per la sopravvivenza di donne e uomini, ma "merce da comprare". Di fronte all'assurdità di tali disposizioni, una serie numerosa di comuni lombardi hanno detto no, facendo partire la campagna di cui Cologno Monzese è capofila per l'indizione del referendum che chiede l'abrogazione della legge regionale 18/2006.

 

Lo statuto della Regione Lombardia prevede infatti che si possa indire il referendum abrogativo di una legge regionale se questo viene richiesto da almeno cinquanta consigli comunali. Ad oggi, più di cinquanta comuni hanno già approvato la delibera che chiede l'abrogazione della legge, altri ventisette municipalità sono in procinto di votarla. L'obbiettivo per la validazione della richiesta del referendum abrogativo è stato quindi raggiunto grazie ai tanti comuni lombardi decisi a difendere la loro autonomia insieme ai diritti di cittadinanza e alla tutela dei beni comuni. Un risultato ottenuto attraverso la partecipazione istituzionale dal basso ed il sostegno di un vasto schieramento di associazioni e movimenti, come il Comitato italiano contratto mondiale acqua, AceA Onlus, sindacati, comitati di base territoriali, circoli ambientalisti, circoli Arci, gruppi di acquisto solidale ecc.

 

Ora la palla passa in mano alla giunta regionale, che dovrà decidere se indire il referendum o cambiare la legge. Nell'attesa i sindaci dei comuni che hanno votato per il referendum abrogativo si ritroveranno sabato 27 ottobre 2007 alle ore 17,00 in Piazza del Duomo a Milano, presso il tendone "Piazze Solidali", dove è stata installata una fontana di acqua pubblica per un brindisi all'acqua "bene comune".

 

Giovanni Cocciro, Assessore alla cultura e all'educazione ambientale

Comune di Cologno Monzese

Liberazione, 20 ottobre 2007

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