Il Trentino va... L’Alto Adige rimane al camino?

 

Mentre in Trentino la gestione dei rifiuti sta andando verso pregevoli metodi e livelli, i cugini dell’Alto Adige perseverano soprattutto nelle aspettative sull’incenerimento dei rifiuti. Dopo quel loro ventennale vizio che oscura le buone pratiche di CasaClima e che investe su una forma di smaltimento obsoleta, abbandonata in molti Stati e priva di prospettive. È una situazione paradossale in una provincia spesso presa ad esempio, ma che risente del crescente arrembaggio di politica e finanza, l’una per l’altra reciprocamente schierate, con sortite di pubblici amministratori a metà strada tra impertinenza e inconsistenza scientifica.

Mentre in Trentino una diffusa applicazione del “porta a porta”, sia nel capoluogo sia in molte altre realtà di valle, sta distanziandoci dalle mire altoatesine. Tant’è che si stanno raggiungendo buone percentuali di raccolta differenziata (“metodo-strumento” per ridurre la produzione di rifiuti), qualche anno fa impensabili. Merita annotare il “salto” del sobborgo di Gardolo che, pur ritenuta realtà tra le più critiche nei dintorni di Trento, è balzata in poco più di 2 mesi al 66% di raccolta differenziata e all’11% di riduzione dell’intercettazione totale di rifiuti. Note positive anche in molte altre realtà minori nelle valli del Trentino, tra cui Aldeno all'83,68%, Zambana al 79,91%, Nave S. Rocco al 78,44%, Mezzolombardo al 75,32% e Roveré della Luna al 73,12%, o dell’Alta Valsugana e della Val di Fiemme, che in poco tempo sono vicine, o oltre, all’80%. E con questi numeri l’inceneritore trentino rischia di scomparire.


Pare la migliore risposta a quei pochi altoatesini che invece insistono nel ritenere più “moderno” bruciare i rifiuti e che impediscono ai tanti concittadini di applicarsi, copiando anche gli esempi dei trentini. Ma anche a Bolzano c’è qualcosa che non fila per il verso giusto se una sempre più significativa fetta di popolazione si sta convincendo che quella loro gestione risente di una vecchia “filosofia politica”, secondo la quale il rifiuto è soprattutto merce (di cui abusare). Come l’Associazione Ambiente e Salute e la Federazione Protezionisti Sudtirolesi che hanno organizzato l’ennesimo importante Convegno del 13 novembre (con workshop la mattina del giorno seguente) su “Effetti sanitari e ambientali del progettato inceneritore di Bolzano”, per dare altri spunti, anche ai responsabili altoatesini della Salute Pubblica, sulle svariate criticità che l’incenerimento comporta, quali, ad esempio:

 

● esiste una vasta letteratura scientifica che evidenzia la nocività delle emissioni di vecchi e nuovi inceneritori, quali cadmio (cancerogeno certo IARC I) e mercurio (IARC 2B), diossine e simili (cancerogene IARC I ed endocrino distruttrici), particolato ultrafine ecc.;

● l'emissione in atmosfera (in zone chiuse e già cariche di inquinanti, soggette per lunghi mesi a inversione termica) di questi pericolosi agenti è ridotta solo in parte dalle più moderne tecniche di abbattimento. Ma ciò che non finisce in atmosfera si trasforma in ceneri e di qui almeno in parte finisce nella catena alimentare. Le tecnologie migliori sono "compensate in negativo" dal sovradimensionamento dei nuovi impianti per renderli meno costosi, anche se in Italia non ha senso parlare di costi dell’incenerimento poiché si usano ancora gli iniqui Cip6 per drogare il mercato cercando di rendere competitiva una tecnologia altrimenti destinata all’oblìo;

● l'accumulo di sostanze pericolose nella catena alimentare e nei tessuti dell'organismo, compresi il tessuto adiposo materno, il sangue placentare, i tessuti embrionali e fetali e il latte materno, è all'origine di quella che un anno fa la prestigiosa Harvard School of Public Health e l'autorevole rivista Lancet hanno definito una Pandemia Silenziosa (vedi Congresso nazionale ISDE), che coinvolge un bambino su 10 nel mondo industrializzato;

● la patogenicità del particolato fine/ultrafine (PM2,5,  PM0,1 e nanoparticelle) di fatto "selezionato" dai nuovi impianti (essendo considerevolmente abbattute le frazioni di diametro maggiore) è legata sia alla sua capacità di veicolare le sostanze tossiche derivate dalla combustione fino al nucleo cellulare e al Dna, sia alla capacità di provocare nel medio-lungo periodo flogosi croniche che aprono la strada ad aterosclerosi, infarti, ictus, Alzheimer e tumori (basti pensare che un incremento di 10 microg/metrocubo, anche soltanto del PM 2,5, aumenta dell'8% la mortalità di cancro al polmone).


Per questi ed altri motivi ci sono sempre più medici e Ordini dei Medici, come la Federazione Regionale degli Ordini dei Medici dell'Emilia Romagna e la FIMMG - Federazione Italiana dei Medici di Famiglia, che manifestano forti perplessità e contrarietà nei confronti di questi pericolosi sistemi di smaltimento dei rifiuti, visto che esistono (e sono praticabili da subito) tecniche di gestione dei rifiuti, alternative all'incenerimento, già ampiamente sperimentate, persino vantaggiose sul piano economico e soprattutto prive di effetti nocivi.

È notizia di pochi giorni fa che il Consiglio comunale di Gualdo Cattaneo (PG), in seguito a votazione unanime, ha ratificato l’assoluta e definitiva ricusazione del progetto di un inceneritore. Il comitato locale, pur raccomandando di restare vigili, dedica questo positivo passo ai loro bambini. In Trentino-Alto Adige dovrebbe accadere altrettanto.

 

Adriano Rizzoli

Nimby trentino

Trento, 3 novembre 2007

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