Gli “Amici degli Altipiani”
«Cappelletti non ha capito che i tempi cambiano»

 

«Le interviste a Remo Cappelletti, presidente della Carosello Ski di Folgaria (vedi l'Adige del 7 novembre), sono sempre interessanti sia per la percezione che egli ha della realtà sia per l'atteggiamento che ne consegue. La visione impiantistica del mondo sembra portarlo a considerare veramente strategico solo ciò che è connesso agli impianti. Dei 3,8 chilometri di ovovia che dovrebbero collegare il Palasport al Sommo egli parla di "passaggio strategico" grazie al quale "molte meno macchine si sposteranno" per raggiungere gli impianti. Le previsioni dei climatologi, degli economisti e sociologi del turismo sulla contrazione del potere d'acquisto del ceto medio, sulla perdita di attrattività dello sci, sulla necessità di una riconversione, questa sì davvero strategica, del turismo montano non sembrano scalfirlo. "Si tratta di un progetto sul quale si sta ragionando da 50 anni, e noi lo faremo» afferma. Il fatto è che purtroppo negli ultimi 50 anni, cioè da quando è iniziato il suo ragionamento, il mondo è radicalmente cambiato.


Non vi è dubbio che Cappelletti ha avuto non pochi meriti nello sviluppo dello sci sull'Altopiano, ma oggi tali meriti rischiano - con il rifiuto della realtà - di trasformarsi in demeriti e di affossare "strategicamente" l'economia degli Altipiani bruciando quantità ingenti di pubblico denaro.


Un secondo aspetto, non irrilevante, della sua visione della realtà emerge allorché l'intervistatore gli sottopone il problema di un possibile buco della Carosello Ski per diversi milioni di euro. Cappelletti risponde: "È vero, abbiamo fatto ricorso al credito, ma a livelli mediamente pari a quelli di altre società del settore". Il riferimento all'indebitamento bancario, in un momento di grave e generalizzata crisi delle società impiantistiche e di rilevanti rischi per gli istituti di credito, non sembra particolarmente opportuno. Poi spiega: "Il fatto è che nel nostro campo la redditività rispetto allo sforzo economico è piuttosto bassa, perché fare un impianto costa parecchio". Secondo questa teoria, che appare per lo meno bizzarra, la redditività di un investimento dipenderebbe dall'entità dell'investimento stesso. Così le società farmaceutiche e petrolifere che hanno alti investimenti in ricerca e in prospezione ed estrazione dovrebbero rinunziare a investire perché destinate a guadagnare poco o nulla. "E poi - continua Cappelletti - non lo chiamerei buco. Direi, piuttosto, che si tratta di investimenti". Gli investimenti però vengono solitamente realizzati per produrre reddito in misura sufficiente a remunerare gli azionisti e a rimborsare i debiti. Se invece generano perdite, gli investimenti aumentano il fabbisogno finanziario che alla fine può determinare il cosiddetto "buco".


Infine un'ultima notazione sul dissenso degli "ambientalisti". "Scopriamo - dice Cappelletti - che esso è alimentato soprattutto da gente che non è dell'altipiano, che abita fuori. Per questo ci preoccupa meno". Cappelletti ha ragione quando afferma che non pochi che hanno manifestato sono "foresti". Ma Cappelletti fa male a non preoccuparsi del loro giudizio perché la maggior parte di loro sono villeggianti e turisti che da anni frequentano e amano gli Altipiani. Sono turisti in carne ed ossa, non i turisti dei "target" virtuali di cui parla spesso Cappelletti. Così come sono turisti in carne ed ossa i trentini e i residenti in altre regioni che l'estate scorsa hanno scritto decine di lettere ai giornali per lamentare il modo in cui viene trattato il "loro" Trentino. Spero che Cappelletti vorrà perdonarmi il "loro".


Augusto Sartorelli, Presidente dell'Associazione Amici degli Altipiani

l’Adige, 10 novembre 2007

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