Surriscaldamento: cosa fare

Mai più neve in Trentino

 

Le immagini satellitari sono eloquenti: la superficie ghiacciata del mare del Polo Nord si è ridotta quest'estate di quasi la metà rispetto alle ultime decadi e per la prima volta il mitico passaggio a Nord Ovest si è liberato dai ghiacci, permettendo la libera navigazione. Questa è solo la più recente conferma che il pianeta si sta riscaldano e va ad aggiungersi ad una moltitudine di evidenze osservate negli ultimi venti anni sul nostro pianeta: la calotta di ghiaccio della Groenlandia sta fondendo a una velocità sorprendente, i ghiacciai stanno continuando a ritirarsi dalle montagne di tutto il mondo, dall'Himalaya alle Ande.

 

Il livello degli oceani si sta alzando di tre millimetri all'anno.

Il pianeta si sta riscaldando in maniera inequivocabile. Questo è il primo messaggio che verrà riportato il prossimo 17 novembre a Valencia, in Spagna, nella sintesi dei più importanti rapporti sullo stato del clima presentati negli ultimi sei anni dai rappresentati della comunità scientifica mondiale raccolti nel gruppo di lavoro delle Nazioni Unite (Ipcc 2007). Non meno importante è il secondo messaggio di questo rapporto: è ormai provato con certezza quasi assoluta che le attività umane sono nettamente preponderanti sui fattori naturali nel determinare il riscaldamento globale in corso, in seguito alle emissioni di gas serra dovute alle nostre combustioni di petrolio, carbone e metano.

 

Quello che era un allarme almeno quindici anni fa, oggi è pienamente confermato ed è realtà. Probabilmente amministratori, media e quindi l'opinione pubblica non apprezzano l'ampiezza di consenso esistente nella comunità scientifica nel ritenere il riscaldamento globale una realtà inoppugnabile con un chiaro responsabile: l'uomo. Chi ancora oggi nega la realtà del riscaldamento globale, nega l'evidenza dissociandosi dalla comunità scientifica, facendolo unicamente per perseguire obiettivi particolari certamente non virtuosi: dalle grandi multinazionali del petrolio che mirano a mantenere ed incrementare le proprie vendite fino, a livello locale, a chi supporta la costruzione di nuovi impianti da sci a quote improbabili puntando a conseguire speculazioni edilizie ai margini delle nuove piste.

 

Cosa può fare il Trentino di fronte ad un problema di portata mondiale? In primo luogo: ragionare in termini globali, cercando di contribuire a mitigare il problema. Questo significa innanzitutto introdurre, fin dai programmi scolastici, l'etica del risparmio energetico. In secondo luogo il Trentino deve agire a livello locale, adattandosi al problema ed inserendo la nuova realtà climatica come fattore di pianificazione territoriale. Le previsioni indicano che la temperatura salirà in Trentino, come nell'area del Mediterraneo, in maniera ancora più marcata che nelle altre parti del pianeta. Un'adeguata pianificazione impedirebbe ad esempio la creazione di nuove piste da sci a quote che soffrono da almeno venti anni per lo scarso innevamento naturale e la mancanza di adeguate risorse idriche per l'innevamento artificiale. Si dovrebbe promuovere invece lo sviluppo di attività più consone ad una stagione estiva sempre più lunga.

 

Ma per pianificare con accuratezza l'utilizzo di risorse fondamentali come l'acqua e l'energia, mancano ancora dati: il Trentino non può continuare ad assistere agli effetti del riscaldamento globale limitandosi a certificare l'arretramento dei sui ghiacciai. Il Trentino deve investire ancora di più nella ricerca in modo da rispondere quantitativamente a domande fondamentali quali: quanta acqua sarà disponibile nei bacini idroelettrici e nelle falde acquifere quando fra qualche decade i ghiacciai trentini saranno praticamente scomparsi? Come cambierà la qualità delle acque fluviali e delle falde in seguito al probabile iniziale incremento e successivo decremento dell'acqua di fusione dei ghiacciai? È assolutamente urgente cominciare a studiare questi fenomeni quantitativamente per poter creare degli scenari che consentano di pianificare l'utilizzo di risorse fondamentali come l'acqua e l'energia.

 

Oggi il problema è serio e le azioni richieste sono urgenti. Se al prossimo evento meteorologico che, nonostante tutto, prima o poi riporterà la neve in Trentino, si mettesse nuovamente in discussione l'esistenza del riscaldamento in atto, non si farebbe altro che perdere ulteriore tempo prezioso. Il riscaldamento climatico è una realtà ed è il risultato non di uno ma di milioni di eventi meteorologici registrati in tutto il mondo. Le ultime immagini satellitari dell'arretramento dei ghiacci del Polo Nord ne sono solo l'ultima drammatica conferma. Il nobel per la pace conferito recentemente agli scienziati del gruppo Ipcc delle Nazioni Unite e ad Al Gore ha definito che il problema climatico è divenuto innanzitutto un problema etico. Quindi, fronteggiarlo adeguatamente non è solo una scelta politica ma innanzitutto un dovere morale. Anche per il Trentino.

 

Paolo Gabrielli, Ricercatore all'Ohio State University - Stati Uniti

l'Adige, 10 novembre 2007

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