Nota di Nimby trentino

Sicilia che vai, Pi(o)mby che trovi

 

Secondo i magistrati mancano le valutazioni di impatto ambientale.
La società concessionaria: "Siamo in regola"
Sigilli all'inceneritore di Bellolampo
La Procura sequestra l'area: "Procedure di autorizzazione violate "

 

La Procura mette i sigilli al cantiere del termovalorizzatore di Bellolampo. I carabinieri del nucleo ecologico e gli agenti del nucleo protezione ambientale della polizia municipale hanno sequestrato ieri l'area e le due discariche attigue, dove la società Palermo Energia Ambiente sta realizzando un impianto di incenerimento dei rifiuti che per grandezza dovrebbe essere il secondo d'Europa. La Procura ipotizza il mancato rispetto del principio di concorrenza nella procedura d'appalto e della normativa in tema di difesa dell'ambiente. Tema, quest'ultimo, sul quale è incentrato il dossier presentato il mese scorso in Procura dalla Cgil e da un gruppo di associazioni ambientaliste, nel quale si sottolinea che l'area oggetto del cantiere «era stata ceduta dal ministero della Difesa per costruire la quarta vasca della discarica di Bellolampo e non un inceneritore». Il provvedimento è scattata dopo il decreto emesso il 16 novembre dal gip Pasqua Seminara, su richiesta dei sostituti procuratori Calogero Ferrara, Sara Micucci e Carlo Marzella, del pool reati ambientali, coordinato dal procuratore aggiunto Roberto Scarpinato.


Le indagini, durate circa due anni, hanno evidenziato una serie di presunte irregolarità nell'esecuzione delle opere. La società Palermo Energia Ambiente, che appartiene al gruppo Falck e all'Amia ed è concessionaria del servizio di trattamento e smaltimento dei rifiuti, avrebbe violato alcune prescrizioni imposte dall'ordinanza emessa il 29 novembre 2004 dal commissario per l'emergenza rifiuti in Sicilia, il governatore Salvatore Cuffaro. La Procura ha accertato, attraverso una consulenza tecnica, che le opere sono iniziate senza che la società avesse ottemperato alle prescrizioni stabilite dalla commissione ministeriale per la valutazione di impatto ambientale e recepite nell'ordinanza del commissario straordinario.


Le prescrizioni non rispettate riguardano una serie di monitoraggi finalizzati a valutare l'impatto delle opere sulla salute pubblica e sull'ambiente, in particolare sulla qualità dell'aria, dell'acqua e gli effetti relativi all'inquinamento acustico nell'area di realizzazione degli impianti. In base alla ricostruzione effettuata in sede giudiziaria, i monitoraggi dovevano essere necessariamente compiuti prima di dare inizio a qualsiasi opera di costruzione dell'impianto, così come richiesto dalla normativa a tutela dell'ambiente sia statale, sia comunitaria. La società Palermo Energia Ambiente assicura «di avere sempre operato pieno rispetto delle leggi e, dopo aver preso visione degli atti - si legge in una nota - agirà nei modi e nei tempi previsti dalla legge affinché venga accertata la correttezza del proprio comportamento».


Già nel maggio del 2005, su ordine del sostituto procuratore Geri Ferrara, i carabinieri si erano presentati nell'ufficio del vice-commissario per l'emergenza rifiuti, Felice Crosta, per acquisire la documentazione relativa alla contestatissima realizzazione dell'impianto di Bellolampo. Un'opera nella quale il gruppo Falck dovrebbe investire una cifra vicina ai 350 milioni di euro, per gestire successivamente il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti. Allora i dati finirono nelle mani di periti scelti dal pool ambientale della Procura, con il compito di verificare la conformità del progetto alla legge e il possesso di tutte le autorizzazioni. Fu chiesta anche una valutazione dei luoghi scelti per la realizzazione del termovalorizzatore e uno studio dei venti, per capire se i fumi prodotti dall'impianto sarebbero finiti sull'abitato. L'inchiesta è partita dopo diversi esposti da parte di comitati cittadini e associazioni ambientaliste.


Carla Incorvaia

la Repubblica - Palermo, 18 novembre 2007

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