La Sat «lascia» i sentieri, Dellai prova a ricucire

Paganella, il presidente incarica Gilmozzi di mediare
«Ma allo sci non si rinuncia»

 

TRENTO. È ufficiale: la Sat rinuncerà alla gestione dei sentieri in Paganella. «Scelta dolorosa e amara ma necessaria», dichiara in un documento il consiglio centrale del sodalizio. Che accusa la politica di assistere immobile alla «devastazione» di un patrimonio secolare. Rincara la dose Casanova (Mountain Wilderness), secondo cui la giunta Dellai «ha lasciato la montagna in gestione agli impiantisti». Il presidente della Provincia getta acqua sul fuoco, ma osserva che lo sci «in molte zone è ancora insostituibile».

Gigi Casanova parla della presa di posizione della Sat come di una «decisione dirompente», auspicando che serva a «scuotere il mondo politico». «Magari la Paganella è la punta dell’iceberg - aggiunge - ma il Grostè non è niente di diverso e Folgaria rischia di diventare la stessa cosa». Il portavoce di Mountain Wildermess è duro: «La politica di questi anni, con la giunta Dellai, ha lasciato la montagna in gestione agli impiantisti attraverso la deregolamentazione delle leggi ambientali: lo stesso Pup proposto da Gilmozzi va in questo senso. È un arrendersi davanti ai poteri forti che in questo momento sono convinti che lo sviluppo della montagna sia un sinonimo di industria dello sci».

Il consigliere Roberto Bombarda difende il suo operato e ribatte: «Lo sport del momento è sparare sui Verdi, l’unica forza politica che su tutti i fronti è stata presente, dalla Paganella alla Marmolada, dal Tonale a Tremalzo. È una legislatura, questa, che ha fatto nascere anche dei parchi naturali e che ha inserito nella finanziaria un fondo per i cambiamenti climatici. Non dimentichiamo poi che c’è un bilancio ambientale allegato a quello contabile. Ciò dimostra che il centrosinistra ha investito molto nella tutela dell’ambiente anche se qualche scivolone, specialmente in alta montagna, c’è stato. Quanto alla tutela dei sentieri c’è un ordine del giorno da me proposto e votato quasi all’unanimità dal consiglio».

Il presidente Lorenzo Dellai ritiene «condivisibili le preoccupazioni della Sat» e annuncia che «con Gilmozzi chiederemo una serie di incontri per avere un chiarimento con l’auspicio che la Società alpinistica possa rivedere le sue posizioni». Ricorda anche che «non si parte da zero», essendoci con la Sat «una positiva collaborazione alle spalle». A Casanova ribatte che gli «impiantisti sono sottoposti ad un processo alle streghe». Ma ricorda che una parte significativa della ricchezza collettiva deriva dal turismo invernale. «Non c’è solo lo sci, ma è ancora insostituibile in molte zone. L’ambiente sta a cuore anche a noi, come a Casanova. Giusto diversificare i tipi di turismo, ma ci vuole buon senso, a meno che non si decida di cancellare un intero sistema economico».

Intanto Silvano Bottamedi, presidente dell’Apt dell’Altopiano della Paganella, si fa avanti: «I sentieri? Se non li gestisce la Sat, li gestiremo noi, ma prima dobbiamo capire bene quali sono le intenzioni della Società degli alpinisti trentini. Logico che qualcuno deve gestirli e noi siamo pronti a farlo, se necessario. Vorrà dire - sorride - che dopo si chiameranno sentieri Sap, ovvero sentieri dell’Altipiano della Paganella. Ma battute a parte credo che il muro contro muro non giovi a nessuno».

Luca Marognoli

 

«Una scelta amara»
Sotto accusa l’immobilismo politico e le leggi fatte «ma spesso disattese»

 

Ecco i passaggi più importanti del documento della Sat.

La decisione, sofferta, di rinunciare alla cura e manutenzione dei Sentieri della Paganella, che comporterà la rimozione d’ogni segnaletica, deliberata dal Consiglio Centrale del Sodalizio sentite le Sezioni interessate, rappresenta una sconfitta non solo per la Sat ma, soprattutto, per il Trentino. Con questa scelta la Sat vuole rilevare con forza non un possibile pericolo ma un dato di fatto: il sentiero è ormai diventato, in una visione post moderna e quindi virtuale della realtà, un qualcosa di marginale e di inutile.

Ecco allora le mountain bike su sentieri “impossibili”, i quad, i fuoristrada, le moto non solo a Fuchiade o sul Lagorai senza che nessuno senta la necessità di intervenire con decisione. Il sentiero scrive la nostra storia (...). Solo recentemente il sentiero è diventato indispensabile struttura turistica, essenziale per una frequentazione sicura della montagna. A questa destinazione la Sat ha creduto fin dall’inizio, (...) con la realizzazione nel ’46 - 47, prima in Italia, del catasto sentieri. Nel 1932 lo Sci Club Sat realizza la prima pista di discesa in Paganella. Tutto questo a riprova che la Sat non ha mai ostacolato il turismo invernale né tantomeno la pratica dello sci pur avendone raccomandato, fin dall’ora, una diffusione moderata e compatibile con l’ambiente. Di fronte ad un’attenzione costante che impegna annualmente centinaia di volontari che prestano gratuitamente la loro opera per migliaia di ore, assistiamo ad una sorte di schizofrenia da parte pubblica che da un lato parla (ed a volte opera) in favore della sentieristica e dall’altra non mostra alcuna attenzione a scelte fatte e approvate. Così la legge che disciplina la circolazione delle Mountain Bike su determinati sentieri è annacquata e sostanzialmente elusa, così il protocollo firmato con il Consorzio dei Comuni (che nell’occasione ha dimostrato grande sensibilità), ignorato dai comuni stessi, così come l’intesa per l’adozione di uno standard unico per la segnaletica dei sentieri di montagna e nei fatti disatteso da molti enti locali. Tutto ciò mentre assistiamo ad una “privatizzazione” strisciante di alcuni sentieri posti sì all’interno di proprietà private ma di fatto disponibili per la comunità senza che nessuno, nella sfera pubblica, muova un dito per difendere diritti storici acquisiti.

La Paganella non è una bestia da soma. Non ci può stare, su tutto, un turismo che altera irrimediabilmente i luoghi, i paesaggi, le memorie e contemporaneamente un turismo che basa la propria azione sul concetto di sostenibilità. È di pochi mesi fa l’incredibile distruzione del “Bus del Giaz” conosciuto storicamente da tutti ma “sconosciuto” a quanti avrebbero dovuto preservarne la specificità. La Sat, dopo la decisione di devastare l’ennesima porzione della montagna, ha scelto di andare via, lasciare una montagna alla quale siamo legati da una storia quasi secolare. Con grande tristezza ma con la convinzione che non sia più possibile accettare, senza reagire, decisioni politiche e logiche imprenditoriali che evidenziano limiti enormi di lungimiranza. Questa decisione non sarà un episodio isolato; qualora accadessero casi analoghi di scarsa considerazione nei confronti delle reti sentieristiche, la Sat non sprecherà più il lavoro gratuito e volontario dei suoi soci.

(...) Scelta dolorosa e amara ma necessaria: per non svilire il lavoro dei volontari, per difendere il significato storico di sentieri che abbiano ancora un senso escursionistico od alpinistico che non è più riscontrabile sui versanti della Paganella, per dare una scrollata all’albero della politica, dell’amministrazione e dell’imprenditoria. In definitiva per cercare di preservare la dignità di un territorio che deve ritrovare l’orgoglio della propria gestione di cui la Sat si è fatta promotrice fin dalla sua nascita.

Trentino, 23 novembre 2007

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