Quel «serio-adeguato-piccolo» inceneritore di Bressanini

 

A leggere le dichiarazioni dell’assessore Ottorino Bressanini riaffiorano certi ricordi e scontati luoghi comuni; come quello della sua compagna Vanda Chiodi che, già quattro anni fa, diceva che il “piccolo-ridimensionato” inceneritore era la soluzione.

Bressanini ci ricorda, saggiamente, che la Provincia non ha mai considerato le diverse possibilità di gestione dei cosiddetti rifiuti, se afferma che “il nodo non era tanto se costruire o meno l'inceneritore, quanto piuttosto stabilirne le dimensioni”. Appunto, senza alcuna valutazione preventiva su altre opzioni, ma soprattutto la necessità di affrontare il problema da un'unica visuale e accontentando i risaputi “desiderata”: sia che fossero i suoi come quelli del suo Presidente o di altri meno noti all’opinione pubblica. Visuale talmente ristretta che in sei anni il suo partito e le sue “intelligenze” non hanno mai ritenuto utile proporsi con diversi utili approfondimenti.

Nemmeno un incontro informativo è stato proposto dal suo assessorato o da quello alla Sanità del suo collega diessino Andreolli. Neanche lo si è visto, almeno una volta, alle decine di incontri organizzati dalle numerose associazioni che propongono ben altri modi, trasparenti e democratici, per affrontare la questione.


Sembra che l’assessore sia poco informato se nemmeno sa che il suo “piccolo” inceneritore è, invece, talmente grande che produrrebbe notevoli quantità di nuove emissioni inquinanti, Co2 inclusa, che si aggiungerebbero alle attuali. Produrrebbe anche circa 35.000 tonnellate all’anno di rifiuti pericolosi e tossico nocivi (ma su questo aspetto gli assessori provinciali sono del tutto indifferenti), che invece possono diventare, se si volesse lasciar lavorare il collega assessore comunale Aldo Pompermaier, gli altri amministratori, operatori e cittadini, residuo inerte e gradualmente riducibile con attente e lungimiranti politiche di corretta gestione; queste sì, serie.

L’assessore insiste nell’ignorare e sponsorizzare il peggiore inquinante modo di smaltire, moltiplicare e trasformare in peggio i rifiuti, soprassedendo sulle buone pratiche di quelle sempre più numerose realtà di valle (le cosiddette comunità) che in pochi mesi hanno raggiunto e ampiamente superato l’obiettivo (strumentale al “corretto dimensionamento” e all’”economia” dell’inceneritore) del 65% di raccolta differenziata, andando perfino oltre l’80%.


Bressanini potrebbe dimostrare di sapersi meglio applicare se sapesse accettare l’invito alla Visita dell’11 gennaio 2008 al Centro Riciclo Vedelago promossa da una decina di associazioni trentine, alle quali se ne aggiungeranno altre di altoatesine. Avrebbe qualcosa da imparare, forse converrebbe che la sua obbligata propensione all’incenerimento della “frazione residua” risponde solo agli “obblighi di scuderia”.

Una buona volta potrebbe battere un colpo di buona musica; anche perché la campagna elettorale è già avviata e a insistere solo su certe grevi “note”, potrebbe accadere di restare in mediocre compagnia dei soli interessi speculativi, anche di quelli in capo al “comparto energetico”.

Adriano Rizzoli, Nimby trentino

Trento, 28 novembre 2007

 

 

Reazioni. L'assessore provinciale: porta a porta da integrare

Bressanini: non si torna indietro. Pompermaier: «Meno rifiuti»

 

TRENTO - «È vero, in alcune zone della città di Trento la raccolta differenziata ha raggiunto e superato il 65 per cento, ed è sicuramente un ottimo risultato. Ma questo non significa che non si debba costruire l'inceneritore o un impianto che ne svolga le funzioni».

Ieri, a Lavis, Ottorino Bressanini ha rappresentato la Provincia di Trento. L'assessore all'energia ha ascoltato Pecoraro Scanio con molta attenzione, ma nei confronti dell'inceneritore o del termovalorizzatore di Trento ha idee meno radicali. «Quando la Provincia ha considerato il problema - dice Bressanini - il nodo non era tanto se costruire o meno l'inceneritore, quanto piuttosto stabilirne le dimensioni. Avevamo detto che sarebbe stato necessario spingere la raccolta differenziata verso l'alto, in modo da poter ridimensionare l'impianto. Adesso, raggiunti buoni risultati con il porta a porta, non si può seriamente pensare di correre ancora in avanti per evitarne del tutto la costruzione. Certo, bisognerà adottare una tecnologia adeguata».

Il compito è del Comune. «Per me dobbiamo insistere con la differenziata - dice Aldo Pompermaier, assessore all'ambiente di Palazzo Thun - e mettere in atto politiche di riduzione dei rifiuti». Il sindaco Pacher, nei giorni scorsi, ha annunciato che presto sarà presa una decisione. «Se ne parla da anni», chiude Iva Berasi, assessore provinciale all'ambiente.

A. Pap.

Corriere del Trentino, 28 novembre 2007

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