Riflessioni a margine del 1° incontro a Trento, 3 dicembre 2007,
del Seminario “Prevenzione e riciclo eco-efficiente in Italia

 

O si brucia o si ricicla
Buone pratiche e operatività gestionali del riciclaggio
verso riduzione della produzione di "rifiuti"
incompatibili con l'incenerimento della cd "frazione residua"

 

Ci è venuto spontaneo sottoporre alla vostra cortese attenzione queste nostre riflessioni su questa iniziativa. Non ci è chiaro a chi è rivolta, visti il giorno e l’orario in cui è stata programmata, la sua nutrita e variegata presenza di relatori, il tempo lasciato al “dibattito” e, non ultimo, l’anomala necessità della sua sponsorizzazione. Ci riesce difficile pensare che quest’ultima sappia investire innanzitutto in “Prevenzione e riciclo eco-efficiente”.

Annotiamo che lo sponsor parmense Enìa SpA gestisce la raccolta e lo smaltimento per le province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza; un vecchio inceneritore a Reggio Emilia da 50 mila tonn (autorizzato da 70 mila); quello di Piacenza da 125 mila tonn; è in avanzata fase di approvazione il progetto di uno nuovo a Parma da 140 mila tonn; un altro nuovo anche a Reggio da 140 mila tonn/anno, voluto dalla Provincia in sostituzione del vecchio.

Nemmeno ci è chiaro per quali ragioni non sia stato possibile organizzarla in collaborazione con noi, visti ormai gli anni che ci vedono, ahinoi, parte in causa e la credibilità acquisita in anni di approfondimenti, perlomeno di pari contenuto scientifico di quello dei pubblici amministratori. Forse per la ragione, di cui sopra, che ai nostri numerosi incontri informativi, tutti svoltisi in tarda serata, non c’è mai stato bisogno di alcuno sponsor.

Uno degli aspetti certamente rilevanti di questa iniziativa è il gemellaggio con una Regione che, in tema di gestione di rifiuti, non ha molto da insegnarci se la stessa Federazione Regionale dell’Emilia Romagna dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, poco più di due mesi fa, ha inviato agli amministratori della sua Regione una lettera in cui chiede espressamente la moratoria per nuovi inceneritori. Infatti, averne già 9 in funzione non pare nota meritoria.

Altro aspetto rilevante è che, diversamente da molte realtà emiliano-romagnole, il Trentino ha saputo in pochi anni crescere arrivando a risultati quali-quantitativi nella gestione dei rifiuti di buon livello in campo nazionale. Che nella più inquinata Pianura d’Europa ci sia qualcosa che non quadra, è dimostrato dalla recentissima sentenza del TAR di Modena che ha bloccato l’ampliamento dell’inceneritore di Hera, annullando l’AIA (Autorizzazione integrata ambientale) ed inoltre dalla lodevole iniziativa del Movimento Referendario di Ferrara che sta preparando il suo ricorso al TAR (con gli stessi avvocati di Modena). Ci auguriamo pertanto che le buone pratiche locali, assieme a quelle dei comitati della Pianura, possano fungere da stimolo a quelle mediocri di ancora vaste zone della Regione ospite, e di altre.

Infatti, c’è poco da imparare. Ad esempio, da un’amministrazione provinciale, che vede il Verde Sergio Golinelli, a capo dell’assessorato all’ambiente, approvare il potenziamento dell’inceneritore ferrarese, a fronte di una produzione annua pro capite di rifiuti pari a 711 kg, “portandolo” dalle attuali 40 mila tonn alle 130.000, pur in presenza di restrittivi limiti alle emissioni, tutti però da verificare. “Aiutato” da una raccolta differenziata che ristagna intorno al 35%. Trattasi di privilegiare politiche verso “prevenzione e riciclo eco-efficiente” o di tipica situazione in evidente “conflitto di interessi”, condizionata soprattutto da quelle verso incenerimento? Che poi lo stesso assessore verde abbia approvato il progetto per la costruzione di una centrale turbogas da 800 Mw, a due km dal Duomo del capoluogo estense già pesantemente penalizzato da 60 anni di attività di un polo chimico di livello nazionale, dovrebbe contribuire ad altre riflessioni.

La situazione non è meno conflittuale e contraddittoria a Reggio Emilia e Provincia se la loro produzione annua pro capite continua a viaggiare sopra i 700 kg (in Trentino è da alcuni anni sotto i 500), se l’assessore verde Gianmaria Casarini non può vantare a S. Martino in Rio, 7.100 abitanti, che un mediocre 35% di rd. Si ricorda che a Montebelluna, 30.000 abitanti, si è passati in poco tempo a percentuali intorno all’80%. 

Forse uno dei  freni ad una “eco-efficiente” gestione dei rifiuti viene anche dalla presenza dell’assessore regionale all’ambiente Lino Zanichelli, inceneritorista di lungo corso, supportato dal mondo imprenditoriale emiliano-romagnolo.

In Piemonte, l’assessore Angela Massaglia vede nell’inceneritore del Gerbido la soluzione al problema rifiuti, anche se l’iter del progetto dell’inceneritore torinese pare gravato da numerose difficoltà. Che il sindaco Chiamparino non veda l’ora di abusare dei finanziamenti statali tramite Cip6, altrettanto non giova ad alcuna buona pratica verso riciclo, rimanendo una truffa a danno degli italiani.

Non ci dilunghiamo oltre; ciò basta per dare risposta al nostro mancato coinvolgimento, perché “O si brucia o si ricicla”.

Invitiamo i presenti alla trasferta al Centro Riciclo Vedelago dell’11 gennaio, dove è dimostrato che i rifiuti si possono gestire diversamente, riciclando, a valle di una buona raccolta porta a porta, e andando con convinzione verso la riduzione della loro produzione.

Una buona pianificazione su “prevenzione e riciclo eco-efficiente” non può non assumersi questa priorità, ed operare in tale direzione. Alle multiutilities potrebbe non piacere; ma ciò, in un paese democratico, dovrebbe avere un ruolo del tutto marginale perché quello che dovrebbe contare è che “piaccia”, non inquini e costi meno ai cittadini.

 

Simonetta Gabrielli, Nimby trentino

Trento, 3 dicembre 2007

 

Allegati

Articolo “Gli inceneritori e la salute” su Questotrentino e Megachip

Invito, e relazione, alla visita al Centro Riciclo Vedelago

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