Il futuro energetico

La verità sull’uranio

 

Un paio di mesi fa è comparso su questo giornale un articolo di Giorgio Grigolli che – dopo averci girato un po’ intorno – ha fatto una bella sparata a favore dell’acquisto di nuovi reattori nucleari da installare in Italia. Non mi risulta che il Grigolli abbia nel frattempo fatto un corso accelerato sulla fisica e ingegneria dei reattori nucleari, né che abbia fatto studi di energetica. Certamente non può aver migliorato in così breve tempo le sue conoscenze sulla geopolitica dell’energia e sui molti problemi correlati. Nonostante questo, su l’Adige del 30 novembre è comparso un altro “Commento” che ripropone l’acquisto di reattori nucleari.


Mentre alcuni restano fermi, intanto il mondo gira. Andatevi a vedere il sito Internet dell’Energy Watch Group, dove troverete un grafico con l'aggiornamento (pag. 5) sulle riserve mondiali di uranio. È sufficiente guardare con cura l’immagine che l’Adige riproduce in questa pagina. C’è una curva fino al 2005, che presenta la produzione mondiale di uranio dal 1950 e dal 2006 al 2050 le proiezioni della IEA (International Energy Agency). La IEA è una agenzia internazionale che si occupa di studi e di previsioni in materia energetica e non fa mistero di essere chiaramente filonucleare. Un’altra curva presenta le stesse proiezioni per il caso in cui fossimo disposti a pagare l’uranio quasi quattro volte più di ora. Una terza curva presenta le proiezioni per il caso che venissero scoperti nuovi giacimenti di uranio: è scritto in basso – in piccolo, con un asterisco (attenzione signor Grigolli!) – “inferred resources”. Vuol dire: minerale di uranio di cui si inferisce l’esistenza; in altre parole non esistono notizie concrete della sua esistenza, ma solo speculazioni.

 

C’è un’altra scritta in piccolo nel rettangolino in alto a sinistra e devo ammettere che è anche di difficile interpretazione per chi non legge regolarmente le migliaia di pagine pubblicate dall’IEA e da altre agenzie nel mondo. C’è scritto dunque che nel periodo dal 2006 al 2020 non verrà prodotto in tutto il mondo abbastanza uranio da tenere accese le centrali nucleari esistenti. A meno di svuotare i magazzini (stocks) dell’uranio già prodotto. Cosa sono questi stocks? Questa è più difficile (attenzione signor Grigolli!) ma ve lo posso dire io: si potranno tenere accese le centrali nucleari esistenti comprando dai Russi l’uranio delle bombe smantellate.

Ma tutti sapete che un grafico contiene più informazioni di molte pagine di parole. Guardate la curva tratteggiata che sale più in alto, segnata come “WEO 2006 – Alternative Policy Scenario”. (WEO è il World Energy Outlook – 1000 pagine di dati, duri da digerire). Ci dice che quei signori hanno fatto il conto anche per il caso in cui ci fosse un rilancio del nucleare nel mondo. Guardate la distanza della tratteggiata dalla terza curva: in questo caso non ci sarebbe uranio per tutte le centrali nemmeno dopo il 2020, 2050, 2100. Tutto questo è stato scritto da una agenzia filonucleare, non dal ministro Pecoraro Scanio.

Dove pensano di recuperare l’uranio per le nostre eventuali centrali i vari signori Veronesi, Grigolli… che ci parlano di comprare centrali di quarta generazione (che saranno messe a punto tra dieci anni!)?


Ma se si ragiona sui numeri e non su posizioni emozionali, dobbiamo fare il conto economico completo. Per avere un impatto misurabile sulla produzione elettrica nazionale dovremmo comprare una decina di centrali: alla grossa tra 50 e 70 miliardi di euro – come tre pesanti finanziarie. All’estero ci vogliono 10-12 anni per costruirne una: in Italia – sulla base dei dati del passato – ce ne vorrebbero 15. Le centrali sarebbero operative verso il 2025, cioè quando la produzione mondiale di uranio comincerebbe a calare per sempre. Per non buttare 70 miliardi di euro nelle fogne sarebbe necessario che le centrali funzionassero a pieno ritmo per almeno 10-15 anni (dati reali) e siamo arrivati al 2040. Per quell’epoca – riguardatevi il grafico IEA – l’uranio comincerebbe a scarseggiare anche nell’ipotesi che venissero trovate le “inferred resources” e che ci fossero nel mondo solo le centrali esistenti oggi. Ma il deficit di fornitura dell’uranio a quella data sarebbe addirittura del 20% se – come auspicato dai nostri nuclearisti dilettanti – ci fosse un rilancio del nucleare. In altre parole i nostri 70 miliardi di euro non ci darebbero mai un ritorno economico.


Siamo davvero alla canna del gas come ci vuol far credere il Grigolli con i suoi soci compra-tante-centrali? Senza dubbio non è vero e anche qui contano i numeri. Se comprassimo dieci centrali nucleari (producono solo energia elettrica) copriremmo solo un 3 per cento del fabbisogno attuale di energia. Se mettessimo in atto un piano serio e fattibile di efficienza energetica, risparmieremmo un 20 per cento del totale. Questo obiettivo è realistico; è l’obiettivo del piano europeo per il 2020. Potrebbe essere raggiunto senza dolori e con una spesa netta (costi meno economie) circa cento volte minore di quella per dieci centrali nucleari.

C’è ancora qualcuno che pensa che il compra-tante-centrali non sia una trappola per indebitarci fino alla fine del secolo?


Antonio Zecca,

insegna “Fisica del clima” presso la Facoltà di Scienze di Trento

l’Adige, 3 dicembre 2007

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