«Sull'ex Sloi né abitazioni né parco»
Lo ha detto l'esperto Genthe all'incontro del centrodestra

 

Sull'area ex Sloi, allo stato delle conoscenze tecniche, non si può bonificare in maniera tale da rendere possibile la realizzazione di case e uffici. Niente abitazioni ma neanche un parco pubblico, perché anche in questo caso la sicurezza totale non sarebbe garantita. Tuttalpiù si potrà pensare a un intervento di pulizia superficiale e a qualche attività minore. Questo il succo dell'intervento di Wolfgang Genthe, esperto in scienze naturali e recupero di siti inquinati già consulente di Comune e Provincia, che ieri, su iniziativa dei gruppi consiliari del centrodestra in consiglio comunale, ha tenuto una conferenza informativa su Trento Nord nella sala della Tromba.

 

Era quello che gli organizzatori si volevano sentir dire. E che probabilmente useranno per ostacolare la proposta urbanistica che in gennaio l'assessore Andreatta porterà in consiglio comunale. Il timore del centrodestra, riassunto ieri dal capogruppo di Forza Italia, Giorgio Manuali, è che quella scheda tecnica, con l'indicazione di quel che si potrà costruire, possa dare il via alla bonifica dell'ex Carbochimica, per la quale esiste un progetto fattibile, dimenticando l'ex Sloi al proprio destino di abbandono.

 

Dopo l'introduzione di Giuseppe Filippin, capogruppo leghista, e l'intervento per l'Udc del consigliere provinciale Marcello Carli, che ha incalzato l'amministrazione chiedendo che si arrivi ad una decisione, Genthe ha ribadito quel che già si sapeva, e cioè l'assenza a livello mondiale di tecniche risolutive di bonifica di siti inquinati con piombo tetraetile. L'esperto ha ricordato come vi siano due siti simili all'ex Sloi nella sua Germania, uno lungo il Reno e l'altro vicino a Berlino. Ma sono posizionati in zone lontane da centri abitati e si è intervenuto solo con una pulizia superficiale, fatta con speciali macchinari che in pratica tolgono il primo strato di terreno, circa un metro e mezzo, che viene avviato alle discariche. La stessa cosa Genthe considera possibile fare nel vecchio stabilimento di via Maccani, magari accompagnando la rimozione del primo strato con una sperimentazione sull'acquifero. Il solo intervento conservativo verrebbe comunque a costare, a spanne, almeno 30 milioni di euro e non sarebbe risolutivo, o quantomeno sarebbe impensabile destinare l'area alle funzioni importanti previste dal progetto Gregotti, realizzato per conto dei proprietari.

 

Il relatore, incalzato dalle domande del pubblico, tra cui c'erano anche numerosi consiglieri comunali e l'assessore all'urbanistica Alessandro Andreatta, ha anche confermato che l'eventuale edificazione dell'area ex Carbochimica renderebbe in prospettiva più difficile intervenire sulla vicina ex Sloi in condizioni di sicurezza per i nuovi residenti. E questa dichiarazione è un'altra freccia per l'arco dell'opposizione.

 

Tutta politica la chiusura, affidata ad Antonio Coradello. Il consigliere di Alleanza Nazionale ha criticato Provincia e Comune per essere andati a patti con la proprietà, siglando un accordo di programma che in qualche modo ora impedisce all'ente pubblico di agire in prima persona in tutela della salute e poi presentare il conto ai proprietari, come avvenuto alla Siric di Rovereto. «Spero adesso - ha chiosato - che non si ricorra ad un'altra scorciatoia andando a bonificare e costruire sulla parte più facile perché il rischio è che, mangiata la polpa (Carbochimica), l'osso (Sloi) venga lasciato lì. Un timore - accusa - che viene dalla constatazione che questa giunta è forte coi deboli e debole con i forti, come dimostra la vicenda del sottopasso milionario di via Sanseverino "regalato" a una società che incasserà dall'edificazione dell'ex Michelin decine di milioni di euro».

 

Franco Gottardi

 

Bonificare si può ma costa troppo

 

In sala c'era anche Alverio Camin, dirigente del servizio che in Provincia si occupa della bonifica di siti inquinati, nato proprio per affrontare il nodo di Trento Nord. L'ultima volta che era stato chiamato a parlare in consiglio comunale l'architetto Camin aveva spiegato che la bonifica dell'ex Sloi è possibile e aveva prospettato l'ipotesi della vetrificazione delle parti inquinate ad altissima temperatura, una tecnica per la quale aveva ipotizzato il deposito di un brevetto. «È una delle ipotesi che si stanno approfondendo - dice ora - perché la realtà è che la bonifica è possibile. Il problema è farla a costi abbordabili, perché altrimenti i proprietari non si muoveranno mai». Camin spiega che basterebbe recintare tutta l'area, scavare e buttare tutto nelle discariche speciali, ma ci vorrebbe un pozzo di soldi. «Bisogna avere pazienza - commenta - e trovare il modo economicamente realizzabile». Che dopo quindici anni di studi è stato trovato solo per eliminare gli idrocarburi della vicina Carbochimica.

 

I tre imprenditori hanno costituito alcuni mesi fa un Consorzio di bonifica

C’è il gotha del mattone

Proprietari Tosolini, Dalle Nogare e Albertini

 

I 142 mila metri quadri del compendio formato da ex Sloi e, ad est della ferrovia, ex Carbochimica sono oggi di proprietà dei grossi nomi dell'imprenditoria del mattone. Sono della partita Pietro Tosolini, che con la Mit srl ha in mano una buona fetta della Carbochimica e quote importanti dell'ex Sloi. Ci sono poi Rino Albertini col figlio Giampaolo, titolari della Tim srl e, ultimo arrivato qualche anno fa, Sergio Dalle Nogare che per l'affare Trento Nord ha fondato la Imt srl. Insieme alcuni mesi fa hanno dato vita a un Consorzio di bonifica, con quote da 4000 euro a testa. Tra l'ex Sloi e via Vittime delle Foibe c'è l'area di proprietà del gruppo Podini di Bolzano, tramite la Elma spa. La fascia affacciata su via Brennero è della Fransy srl in cui figurano come soci Giuliano, Vincenzo e Paolo Vulcan, Mirko, Nicoletta e Roberta Bosetti, Luigia Frizzera, Cesare Angeli e la Metro srl dell'architetto Angelo Pallaoro.

 

l’Adige, 11 dicembre 2007

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