La grande discarica di Malagrotta, alle porte di Roma
La "monnezza" alla gola

 

«Stando alla legge dovrebbe chiudere alla fine di quest'anno, ma il termine è stato spostato a maggio 2008 e sono probabili altre proroghe. E mentre si moltiplicano i rischi per la salute degli abitanti, adesso è in arrivo anche il gassificatore.

 

Questo pezzo di Roma è uno strano posto: alcune pecore pascolano placide a pochi metri da un alto camino che sbuffa denso fumo bianco, un inceneritore di rifiuti ospedalieri. Poco più in là lungo il rio Galeria, un piccolo corso d’acqua scura e maleodorante che qualche chilometro più avanti sbuca nel Tevere, ci sono larghi campi coltivati a broccoli.

Verso est ci sono le cave, un bitumificio, un depuratore e un cementificio. A qualche centinaio di metri, l’enorme impianto della grande raffineria di Roma, circondata dai suoi depositi di carburante e di gas liquido (che, già da sola, basta a classificare la zona come Seveso 2, cioè a forte rischio ambientale), ma quasi di fronte svetta, ancora in costruzione, la sagoma del gassificatore, dove presto verranno bruciate le circa 4.500 tonnellate al giorno di rifiuti provenienti dalla capitale, dopo essere state trasformate in "ecoballe".

 

E, infine, ciliegina sulla torta di questa avvelenata periferia romana, l’immensa discarica di Malagrotta, la più grande d’Europa: 160 ettari di gabbiani famelici, viavai di mezzi pesanti, sacchi di immondizia "fresca" ancora da seppellire e rifiuti disposti in collinette brulle. Su tutto, un denso odore di marcio e di chimica che va dove lo porta il vento, praticamente dappertutto.

 

Ma cosa hanno fatto di male i circa 35.000 abitanti della zona? Per anni, organizzati in comitati, si sono battuti contro la discarica, o per lo meno contro alcune delle irregolarità riscontrate nella sua gestione, a suon di denunce e processi, ottenendo due condanne definitive per l’amministratore unico. In tutto, pochi spiccioli di multe. Un altro processo è in corso dopo che alcuni cittadini e una troupe televisiva hanno notato e ripreso del percolato (liquame che dovrebbe essere smaltito in appositi siti) che veniva versato in un canale di scolo delle acque piovane. A febbraio ci sarà la prossima udienza ed è «curioso che a presentarsi come parte civile al processo ci siano il Wwf, il Comitato Malagrotta, l’associazione Verdi, ambiente e società e non le istituzioni, Comune e Regione in testa», dice Raniero Maggini del Wwf Lazio.

 

In luglio, dopo una vivace riunione con il sindaco Veltroni, i cittadini hanno ottenuto che almeno l’immondizia venga ricoperta di terra tutti i giorni, come prevede la legge. Il 31 ottobre, infine, l’assessore all’Ambiente Filiberto Zaratti ha ordinato all’Arpa Lazio di procedere all’acquisto e all’installazione di una centralina di monitoraggio dell’aria: la zona ne era sprovvista, e per fare le sue denunce il Comitato si è dovuto rivolgere a laboratori privati, che hanno riscontrato un inquinamento dell’aria da polveri sottili (Pm10) fino a 15 volte sopra i limiti di legge.

 

Quello che i cittadini hanno ottenuto è poco. Mentre è molto quello che non riescono a ottenere: prima di tutto, un incontro con il presidente della Regione Piero Marrazzo, commissario straordinario per i rifiuti. Con un’ordinanza del 25 luglio, il commissario-presidente ha prorogato l’apertura della discarica fino a maggio 2008, in barba alla legge 36 del 2003 che recepisce le direttive europee sulle discariche e fissa alla fine del 2007 il divieto di conferimento dei rifiuti "tali e quali". Era stato lo stesso "padre-padrone" della discarica, l’avvocato Manlio Cerroni, a dire che la capacità di Malagrotta era già esaurita nel 2004, anche se ora, sempre secondo lui, è stato riscontrato un «significativo abbassamento del livello dei rifiuti imputabile all’assestamento fisiologico degli stessi e alla perdita di massa dovuta alla produzione di biogas». Di proroga in proroga, siamo arrivati a maggio 2008 e chissà cosa riserva il futuro visto che, dice il portavoce del Comitato, Sergio Apollonio, gira la notizia che il generatore che alimenterà il gassificatore in costruzione, sempre di proprietà di Cerroni, verrà consegnato nel novembre 2008. Sono in molti a prevedere una proroga della proroga. Ma risolto il problema della discarica, un’altra nube si addensa su Malagrotta: il gassificatore.

 

Cresce il rischio diossina

Qualche giorno prima delle ultime elezioni regionali, la giunta Storace approvò due ordinanze dell’assessore Marco Verzaschi (messo agli arresti domiciliari nei giorni scorsi per un’inchiesta che lo vede coinvolto come ex assessore regionale alla Sanità) che prevedevano l’allargamento ulteriore della discarica e la costruzione di una centrale di gassificazione per la produzione di energia elettrica da Cdr. Il Cdr è il combustibile derivato da rifiuti che per poter bruciare deve contenere un’alta percentuale di carta e di plastica, proprio due dei tre materiali (l’altro è l’alluminio) più facilmente recuperabili e riutilizzabili con la raccolta differenziata.

 

Secondo il Comitato, la diossina emessa dall’impianto, che nasce vecchio rispetto ai nuovi modelli, sarà di 313 milligrammi l’anno senza contare le nanoparticelle; l’impianto produrrà 30 tonnellate al giorno di fanghi, zolfo e sali industriali da smaltire in discariche speciali e altre 40 tonnellate di scorie metalliche e minerali; avrà bisogno di energia e di 1.000 metri cubi di acqua al giorno e produrrà 36 megawatt di elettricità a costi troppo alti, che però pagheranno i cittadini perché l’impianto avrà le sovvenzioni statali Cip 6, destinate alle energie rinnovabili (sole, vento) ma anche alle "assimilate".

 

Vuol dire che l’avvocato Cerroni guadagnerà, oltre alla tariffa legata allo smaltimento dei rifiuti, anche circa 30 milioni di euro all’anno per otto anni. Mentre la raccolta differenziata subirà un netto calo. Peccato. La raccolta porta-a-porta sperimentata in due quartieri della città sta dando ottimi risultati: tra il 63 e il 70 per cento di differenziata raccolta e riciclata.

 

Barbara Carazzolo

 

 

Ritratto del proprietario della discarica di Malagrotta
Manlio, il re dei rifiuti,
"benefattore" di Roma

 

«Mi sono messo al servizio della città», dice Cerroni. Che fa affari con la "monnezza" ma anche con i gassificatori.

Lo chiamano il "signore della spazzatura", il "re dei rifiuti". I suoi detrattori, che per vero sono pochi, azzardano "mister discarica" o arrivano fino allo scivolosissimo, per questioni giudiziarie, "boss di Malagrotta".

 

Incontrarlo non è facile. Manlio Cerroni, imprenditore della "monnezza" da 60 anni, salta da un aereo all’altro. I rifiuti sono affare globale e lui s’è infilato dentro un business planetario che non avrà mai fine. Prima le discariche e gli inceneritori e adesso i gassificatori.

I brevetti sono suoi da Sydney al Venezuela, dalla Spagna al Giappone, passando per l’Italia. Lui si schermisce. Trova il tempo per una telefonata di primo mattino e si scusa: «Mi sono umilmente messo al servizio della città».

 

È il vero tutore della salute pubblica della capitale. Se decidesse di chiudere la discarica di Malagrotta, magari per protesta contro quelli che lo accusano e contro qualche istituzione che chiede maggior trasparenza, riuscirebbe a mettere in ginocchio la città in 24 ore. Roma produce 4.500 tonnellate di rifiuti al giorno, che finiscono tutte nella sua discarica. Il Comune gli versa per ogni chilo di immondizia 0,044 euro, che vuol dire circa 44 milioni di euro all’anno. Ora che l’Europa ha imposto la chiusura della discarica, lui non s’è perso d’animo e sta costruendo il gassificatore.

 

Lo hanno accusato di aver messo in piedi un impero in regime di monopolio. A lui la parola non piace. Due anni fa ha scritto una lettera all’Ama, l’ex municipalizzata che provvede alla raccolta e al trasporto dei rifiuti nella discarica di Malagrotta, nella quale si difende e chiama il monopolio «vantaggio competitivo legittimamente conquistato sul mercato».

 

Ma c’è chi fa osservare che mai sono state fatte gare d’appalto. Semplicemente, Manlio Cerroni era lì. Alla fine "monopolista" lo ritiene un complimento e non un appunto: «Sa come mi considero? Un benefattore. La sfido a trovare un altro che assicura giorno e notte il servizio a prezzi così bassi».

 

Un benedettino nell’animo

Mostra una lettera scritta vent’anni fa ai romani, una dichiarazione d’amore per loro e per la "monnezza", e annuncia che è arrivato il tempo di spiegare di nuovo le sue "titaniche" opere. Ma questa volta in un dvd da consegnare alla storia. In fondo ha ragione, e democristiani, socialisti, comunisti, destra e sinistra in Comune e alla Regione non hanno mai alzato la voce, solo a volte blandi rimproveri. Che sia un gran lavoratore non c’è dubbio. Che intenda il suo impegno come una missione neppure: «Mi sento benedettino nell’animo. Ora et labora. Ma per la preghiera non ho molto tempo e allora labora, labora, labora et aliquem ora. Spero un giorno di ricevere la ricompensa eterna».

 

Nessuna ironia è ammessa. Cerroni intreccia citazioni latine, letterarie, parla dei rifiuti come "materia seconda", che sta diventando "prima", come il petrolio, come l’acqua, necessaria per produrre energia. La sua filosofia sono i gassificatori, tecnologia che ha contribuito a inventare e che difende. Qualche mese fa ha avuto una polemica scritta con un professore di chimica dell’Università di New York, Paul Connett, il quale senza tanti giri di parole lo ha accusato di mentire sulle mirabolanti tecnologie dei suoi gassificatori: «La preoccupazione fondamentale di quest’uomo sembra quella di fare tutto ciò che è in suo potere per aumentare le sue enormi fortune a spese dell’ambiente e della salute pubblica».

 

Lui non si è nemmeno tanto infastidito e gli ha risposto: «Abbiamo sempre operato alla ricerca di soluzioni innovative e avanzate, tese a conciliare industria e ambiente, prima ancora dell’interesse economico». Ora che la discarica chiude, si apre il business del gassificatore. Giura che sarà pronto per l’estate e che lui continuerà a occuparsi della messa in sicurezza della discarica più grande d’Europa. Le discariche rendono anche post mortem, almeno per trent’anni. I rifiuti sono gioielli, come quelli di Cenerentola che diventa principessa, senza passare dalla mezzanotte.


Alberto Bobbio

Famiglia Cristiana n° 50, 16 dicembre 2007

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