Sulla “cultura” inceneritorista

 

Segnalo a tutti gli interessati quella che è, al momento, la punta di diamante della “cultura” inceneritorista nel nostro Paese.

Mi riferisco al convegno tenutosi a Torino il 29 e 30 Novembre 2007, reperibile, con tutte le 15 interessantissime relazioni, al link del sito di Arpa Piemonte, la cui lettura è senz’altro consigliabile.

L’immagine che viene fuori è quella di una rassicurazione "scientifica", più che adeguata su tutte le problematiche connesse all’incenerimento, a partire dagli aspetti sanitari, ma non solo.

 

Provo a riassumere, a partire da:
1. Viviano, che si conferma essere il più intelligente propugnatore italiano dell’incenerimento, soprattutto sul versante della dimostrazione della minimizzazione dei contributi degli inceneritori alle emissioni di diossine ed altre sostanze pericolose (dati europei, ovviamente, non certo l’US EPA);
2. Veil che ridimensiona lo studio di Besancon;
3. Vatta (joint venture tra Arpa FVG ed AceagasAPS ), che magnifica l’inceneritore di Trieste;
4. Scrivanti (Arpa PM) che tratta le problematiche dei rischi rilevanti;
5. Saracco (Politecnico di Torino) che illustra le BAT degli impianti;
6. Rabl, interessantissima relazione sui costi “esterni” dove, a dispetto di logica e cifre, si magnifica la “termovalorizzazione”;
7. Ivaldi (Arpa PM), altra interessantissima relazione sulla gestione dei conflitti, dove la Nostra illustra come hanno fatto a gabbare i torinesi ed i loro poco vispi comitati;
8. Gori (ARPAT) dove il ben conosciuto neo direttore tecnico regionale toscano illustra tre incidenti a inceneritori toscani, compreso l’ultimo di Montale, e le azioni conseguenti per salvare capre e cavoli;
9. Freis, un portoghese che ha voglia di strafare dimostrando che il sangue, i peli pubici, i capelli ed il latte materno di chi risiede vicino agli inceneritori portoghesi  sono meno contaminati da diossina e metalli pesanti;
10. Forastiere, che almeno parla delle incertezze nella valutazione di impatto di discariche ed inceneritori, però in “english” e scordandosi il fatto che anche gli inceneritori hanno la loro brava discarica di servizio;
11. Ferrari (Arpa LM) che illustra gli impianti di incenerimento lombardi;
12. viene poi la presentazione del progetto emiliano Moniter che è la punta avanzata dello studio delle nocività, una volta accettate come inevitabili;
13. Cuttica (Arpa PM), una bella relazione sul controllo degli impianti;
14. Cofano, che relaziona sul coordinamento tra normative (VIA ed AIA);
15. dulcis in fundo la relazione di Comba, già vista nel suo sfortunato e contestatissimo intervento pro amministrazione filoinceneritorista di Campi Bisenzio (FI), sconfitta al referendum con l’85% dei no. Comba inizia con l’emergenza rifiuti in Campania (tacciato di terrorismo psicologico all’assemblea di Campi) per terminare con la sua tesi innovativa del consenso consapevole a diventare cavie, oggetto di studio per valutare, a posteriori, gli effetti dell’impianto.

 

La lettura di buona parte delle relazioni, ripeto, è altamente consigliabile specie per chi si voglia adeguatamente attrezzare ad un discorso culturalmente e scientificamente adeguato nel campo delle nocività evitabili e per contrastare l’oscurantismo dell’ideologia dell’ “inevitabilità del danno”.

 

Salute

Michelangiolo Bolognini

Pistoia, 2 gennaio 2008

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