Comune di Acerra

Provincia di Napoli

 

Gli impatti ambientali e sanitari

connessi alla realizzazione

dell’impianto di incenerimento

per combustibile da rifiuti (CDR) 

proposto in Acerra dalla società FIBE

e autorizzato dal Commissario di Governo

per l’emergenza rifiuti nella regione Campania

[DGC 105 del 17 aprile 2003]

 

Relazione di consulenza

 

Marco Caldiroli,

Centro per la Salute “Giulio A. Maccacaro”, Castellanza (VA)

Dott. Francesco Francisci, Firenze

 

23 giugno 2003

 

 

Sintesi

 

Qui di seguito riassumiamo per punti  le principali deficienze che i documenti esaminati sembrano evidenziare.

 

Gli obblighi e i divieti delle ordinanze governative degli anni soprattutto iniziali della emergenza rifiuti campana insistono sull’accelerato allestimento della raccolta differenziata (= riduzione dello smaltimento), e sulle azioni di soggetti privati su rilevanti frazioni del rifiuto in servizio pubblico (= prevenzione del rifiuto). I documenti esaminati mostrano che questo tipo di gestione alternativa, pur parziale, avrebbe permesso assai consistenti riduzioni.

 

La documentazione esaminata mostra che almeno nel 1998 la struttura commissariale richiede al governo  - e ottiene -  una modifica delle ordinanze governative per cui il “ciclo integrato”, ovvero un preponderante incenerimento dei rifiuti (CDR e due inceneritori), diventa obiettivo essenziale anche per lo stesso governo. La “svolta” cancella ogni iniziativa di diminuzione dello smaltimento e  di prevenzione della formazione del rifiuto, e porta la situazione generale a un livello in cui l’esito CDR /incenerimento è presentato e assunto come inevitabile.

 

I documenti esaminati mostrano che, abbandonata la prevenzione della formazione del rifiuto, la struttura commissariale dettaglia (solo nel settembre 2002) una raccolta differenziata “aggiustata” sul fabbisogno di CDR degli impianti di incenerimento e con obiettivi assai inferiori a quelli iniziali previsti dalle ordinanze governative.

 

I documenti esaminati mostrano che la necessaria “pronuncia di compatibilità ambientale” sul proposto inceneritore di Acerra, non e mai stata rilasciata dal ministro dell’ambiente. Inoltre il parere della Commissione Via del ministero, quello su cui si sarebbe dovuto “pronunciare” il ministro, dichiara “di non poter procedere all’esame degli impianti di termovalorizzazione di Acerra…”.

 

Lo studio FIBE sottoposto al parere della Commissione VIA appare del tutto inadeguatoAd esempio non contiene alcunché sulla destinazione dei residui dell’incenerimento proposto in Acerra.

 

La direttiva CEE sulla Valutazione di Impatto Ambientale appare ignorata per quanto concerne le procedure di “esenzione”.  Inoltre i documenti esaminati suggeriscono che nessuna comunicazione, avviso o informazione, è stata realizzata per interessare e informare il pubblico e le organizzazioni dei cittadini, sulle ragioni della “esenzione” nonché sui rischi connessi all’incenerimento progettato.

 

Non risulta mai essere stata realizzata da Fibe una seconda Valutazione di impatto ambientale sull’inceneritore di Acerra, che è prevista dal bando (anno 1998) vinto dalla stessa Fibe nonché dal successivo contratto (anno 2000), entrambi disposti dalla struttura commissariale.

 

Non risultano realizzate le prescrizioni pre-realizzazione inceneritore, imposte al progettista dal parere della Commissione Via ministeriale del dicembre 1999. Spicca in particolare la dimenticanza del “biomonitoraggio sui siti di massima ricaduta attesa” delle emissioni in atmosfera dell’inceneritore.

 

L’autorizzazione al progetto esecutivo (ex art. 27 e 28 Dlgs 22/97) dell’inceneritore di Acerra rilasciata nel 2002 dal Commissario di Governo, è priva dei contenuti previsti dalla normativa, tanto da apparire una vistosa cambiale in bianco a beneficio di FIBE.  Per questa ragione vanno considerate quantomeno irrilevanti le dichiarazioni (avvenute o in corso) di rilasci ridotti in atmosfera dell’inceneritore di Acerra, rispetto ai limiti della normativa vigente.

 

Le valutazioni sulle emissioni in atmosfera svolte da questa relazione (per evitare di  costringersi all’inutile confronto di valori di ricaduta con limiti di inquinamento dell’atmosfera), fanno emergere che, considerate le particolarità quali-quantitive della configurazione emissiva dell’inceneritore FIBE, l’impatto del solo inceneritore è significativo, ancorché non in grado di conseguire da solo il superamento di standard di qualità dell’aria.

 

La valutazione di rischio (risk assessment) svolta da questa relazione pur considerando solo alcune delle sostanze cancerogene rilasciate, fa emergere che gli impatti sanitari attesi sono significativi e molto superiori alle dichiarazioni generiche di esponenti della struttura commissariale. In effetti nessuna valutazione di rischio è stata presentata da Fibe o prescritta dalla Commissione Via ministeriale. Ciò contrasta con ormai dieci anni di uso corrente della valutazione di rischio in Italia.

 

I dati sulla caratterizzazione del territorio che sono stati esaminati, fanno emergere diffuse criticità ambientali  - in particolare atmosfera, falda sotterranea, abusivismo con i rifiuti -  che non riguardano solo Acerra ma un’area molto più vasta della Campania. È inaccettabile l’approccio della struttura commissariale di usare la realizzazione dell’inceneritore come medicazione di un intero complesso di differenti  criticità, su ognuna delle quali la struttura commissariale continua a omettere le specifiche azioni di rimedio dovute.

Controindicazioni generalissime all’incenerimento, sono state ignorate pur essendo di assoluta rilevanza in Acerra e nei Comuni vicini. Tra queste: le zonizzazioni Dop e Igp; la concentrazione della diossina in tutti i tipi di latte; la presenza di industrie a rischio di incidente rilevante. Probabilmente la stessa “disattenzione” permetterà di realizzare nella stessa area il già previsto polo pediatrico.

 

Le scelta dell’incenerimento dei rifiuti emerge in modo assolutamente netto da ognuno degli atti della struttura commissariale, esaminati.  A chi scrive continua a rimanere oscura la ragione per cui nel corso di quasi dieci anni, non è stata sviluppata la raccolta differenziata né gli altri provvedimenti indicati da una serie di ordinanze di competenza statale, eccezionalmente attribuiti a una struttura commissariale ad hoc.

 

Gli autori di questa relazione non nascondono la propria contrarietà alla pratica dell’incenerimento dei rifiuti.  Ciò non per partito preso, ma al contrario, proprio perché giunti alla conclusione che riteniamo del tutto ponderata, che l’impatto ambientale dell’inceneritore - comprese le sue discariche di servizio, e l’organizzazione della gestione dei rifiuti di cui è fulcro, costituiscono il principale  ostacolo per l’abbandono di una economia basata sullo spreco delle risorse e sulla irresponsabilità dei produttori delle merci, nonché per la realizzazione di una economia capace invece di internalizzare  i costi ambientali che oggi – in particolare nel ciclo di fine vita delle merci – sono scaricati sulla indistinta collettività.

 

Confidiamo che queste note siano di aiuto almeno per una migliore conoscenza.

 

Testo integrale della relazione di consulenza

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