Dopo la sentenza che boccia il minimo fisso. Amnu valuta il ricorso
Tariffa sul secco, Anderle scocciato


PERGINE - Il cda di Amnu spa valuterà se fare ricorso contro la sentenza del giudice di pace di Pergine che riconosce non legittima la quota minima di rifiuto secco pagato da Fausto Nicolussi, Giorgio Fabbro e Piero Berra in alcune bollette. I tre hanno iniziato una battaglia contro il principio per cui Amnu fa pagare a tutti i cittadini, anche nel caso non producano rifiuti indifferenziati, 120 litri di secco residuo all'anno. La loro vittoria potrebbe avere degli sviluppi e far nascere, tramite le associazioni di consumatori una «class action» o azione collettiva risarcitoria, come prevede la nuova finanziaria.

Il presidente di Amnu Paolo Faletti per ora si riserva di sentire cosa deciderà il consiglio durante la prossima settimana. Il primo cittadino, Renzo Anderle esprime il suo netto disappunto per la sentenza del giudice Sanpaolesi. «Amnu deve valutare un ricorso - dice il sindaco - e la decisione mi sorprende data la consistenza delle motivazioni di Amnu per applicare il pagamento di un minimo di residuo secco annuo. Tra l'altro esiste una normativa provinciale in merito e quindi l'azienda di Pergine non si è inventata nulla».

Nel merito della questione quindi lei ritiene giusto che restino i 120 litri minimi? «Già con questo freno alla dispersione dei rifiuti sul territorio, la situazione è preoccupante. L'abbandono di rifiuti da parte di gente furba e incivile avviene ogni giorno. Pensare di togliere anche questo freno significa incentivare i tanti furbi che non conferiscono mai rifiuti per non pagare nulla». Nelle motivazioni della sentenza il giudice ha detto che Amnu, e il Comune quindi, hanno gli strumenti per controllare e sanzionare chi «fa il furbo». «Semmai è vero il contrario: data la vastità del territorio comunale risulta molto difficile stare a controllare gli incivili che abbandonano immondizie nei boschi o sulle strade secondarie. Mi meraviglia una motivazione del genere».

Di tutt'altro parere l'avvocato dei tre perginesi, Gianfranco Depeder: «La quota fissa di 120 litri è come una sanzione anticipata: non è in linea con il decreto Ronchi». Avvocato, ma come farà allora un cittadino onesto a recuperare i soldi che paga per l'immondizia che non produce? «L'unica strada è, in base alla sentenza perginese, la «class action», come prevede la nuova finanziaria. Si tratta di una causa fatta da più soggetti e tende all'accertamento dell'esistenza del diritto. Poi i singoli consumatori dovranno rivolgersi alla azienda di servizi per lo smaltimento dei rifiuti, per la singola quantificazione del risarcimento».

A. Pi.

l'Adige, 12 gennaio 2008

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