Da Napoli a Trento
La politica sommersa dai cumuli di monnezza

 

Consapevole di rischiare l’impopolarità, dirò quel che penso sulla vicenda dei rifiuti rifiutati e sulle responsabilità della classe politica, che sembra aver rinunciato al suo ruolo etimologico, impegnata com’è a surfare sull’onda del consenso elettorale, specie quando si avvicina il frangiflutti del voto. Ma, come i surfisti sanno bene, cavalcare le onde è un gioco pericoloso: basta un attimo per finire travolti e risucchiati. Quel che è accaduto negli ultimi giorni in Trentino (e in Veneto e in Lombardia) è un segnale assai più preoccupante del famoso assalto al campanile di San Marco, quando la pattuglia dei Serenissimi, a bordo di un trattore corazzato denominato «tanketto», finse di dare il via alla secessione armata. Nella discarica di Pianura - dopo aver seppellito illegalmente tonnellate di rifiuti tossici provenienti dalle industrie del Nordest (per questo ci sono imprese di smaltimento indagate insieme alla camorra) - stiamo buttando l’ultimo residuo di spirito civile, sommerso dal pattume culturale e ideologico che ha insozzato coscienze e cervelli (sarà un caso se da anni parliamo di tivù-spazzatura e se i giornali, la moda, il costume, l’arte, i consumi danno sempre più risalto al cosiddetto trash, che in inglese altro non è se non la monnezza?).


Eravamo gente di cuore, noi italiani. Abbiamo sempre invidiato l’efficienza dei tedeschi, lo sciovinismo dei francesi, il senso civico degli anglosassoni. Però quando c’era da darsi una mano l’un l’altro, non ci batteva nessuno. Penso agli angeli nel fango, la meglio gioventù che andò a salvare Firenze alluvionata; alle migliaia di volontari pronti ad accorrere sulle calamità naturali, da Nord a Sud, dal Vajont all’Irpinia. Dov’è finito tutto ciò? Perché invece dell’esercito a Pianura non ci sono i volontari della protezione civile, i Nuvola, a ripulire strade, a differenziare rifiuti, a far sentire ai napoletani che l’Italia è con loro?


Purtroppo non è più un problema di Nord contro Sud, di leghismo da strapazzo, se anche il popolo sardo scatena la guerriglia contro la monnezza napoletana, mentre ogni estate consente a migliaia di pseudo-vip di scaricare quintali di cacca, plastica, residui chimici da bordo dei loro yacht ancorati nella cale smeraldine. Non basta sentirsi italiani ogni vent’anni, quando ci capita di vincere i mondiali. Non basta lavarsi la coscienza con le missioni umanitarie e le raccolte fondi all’altro capo del pianeta. È necessario, una buona volta, superare la sindrome Nimby, quella per cui un problema è tale solo quando arriva nel cortile di casa tua.


D’accordo, a Napoli la politica, intesa come sistema di governo del territorio, ha fallito. Bassolino avrebbe dovuto da tempo sentire l’obbligo morale di dimettersi. E i partiti di destra che soffiano sul fuoco della contrapposizione Nord (lindo e progredito) - Sud (zozzo e incapace) sono solo lo specchio dei tempi: trash, appunto. Ma nei giorni scorsi, i trentini hanno perso una grande occasione per dimostrare il volto solidale e progressista dell’autonomia, per renderla più simpatica in tempi di privilegi e sperequazioni. Questa terra cresciuta sulla cooperazione, capace di immensa generosità verso il Terzo Mondo, accogliente e timorata di Dio, si è ribellata alla sola idea che un po’ di rifiuti potessero arrivare nelle nostre discariche, senza neppure sapere quanti, quali, quando. A prescindere, come avrebbe detto un famoso principe partenopeo.


Bene ha fatto il governatore Dellai a stigmatizzare pubblicamente la reazione inconsulta dei sindaci trentini: se la rivolta popolare non è giustificabile ma può essere comprensibile, quella di chi è stato eletto per amministrare è vergognosa e intollerabile. Ma Dellai avrebbe potuto, e dovuto, far seguire alle parole i fatti. Il governo chiedeva un gesto simbolico: accogliere poche centinaia di tonnellate di spazzatura, a fronte di una capacità complessiva delle nostre discariche pari a un milione e mezzo di tonnellate. Dire che non c’è spazio per una crosta di formaggio in un frigo ben stivato e ancora assai capiente significa essere ipocriti, significa non volersi assumere la responsabilità politica di un gesto impopolare, nascondendosi dietro una ridicola impossibilità tecnica. Pensare che il piano quinquennale di raccolta e stoccaggio rifiuti di un’intera provincia possa essere messo in crisi da una quantità di immondizia pari a quella prodotta mediamente in un solo giorno dagli abitanti di Cles, è un insulto all’intelligenza. Perché, se davvero le nostre discariche erano piene, l’assessore Gilmozzi non l’ha detto subito a Prodi? Forse è andato a Roma impreparato? Ci voleva tanto a farsi dare dagli uffici la tabella della capienza e della disponibilità? O forse qualcuno in piazza Dante ha pensato che sarebbe stato meglio un atteggiamento pilatesco, per poter scaricare la responsabilità politica sui sindaci in seconda battuta, uscendone con la coscienza pulita dopo il beau geste romano? Chi è più biasimevole, l’Alto Adige che senza ciurlare nel manico non si presenta neppure all’incontro o il Trentino che temporeggia, dice sì vediamo e poi allarga le braccia sconsolato: mi dispiace, abbiamo fatto il possibile, non è colpa nostra?


Eppure, quando vuole, Dellai sa essere decisionista: lo ha dimostrato con la delibera sugli esami di riparazione. Già, ma dire alle famiglie che i loro figli non dovranno pagarsi le ripetizioni e rovinarsi l’estate sui libri è una scelta popolare, che porterà i suoi benefici nell’urna elettorale, così come il congelamento degli affitti Itea e il salvataggio delle fabbriche in crisi. Obbligare i trentini a prendersi la monnezza è invece un atto che va nella direzione opposta, che porta acqua al mulino della Lega (molto più che al Patt, ormai costretto a inseguire il Carroccio sul suo terreno), che rischia di far perdere le elezioni. E una poltrona da governatore non si butta in discarica, come insegna Antonio Bassolino.


Andrea Iannuzzi

Trentino, 13 gennaio 2008

Cerca

Aggiornamenti

Aggiornati

Inserisci il tuo indirizzo e-mail.  Sarai avvisato ad  ogni aggiornamento  di Ecce Terra.

Inserisci