Dalla promessa di un «confronto»
al via libera per gli impianti: amarezza e delusione
«Dellai, che ne dice di Folgaria?»
Lettera aperta al presidente di una giovane ambientalista

 

FOLGARIA - Il via libera al finanziamento di Trentino Sviluppo, con 15 milioni di euro, ai progetti di impianti di sci degli Altipiani non è piaciuto agli ambientalisti. E una giovane folgaretana, Francesca Manzini, ha voluto scrivere direttamente al presidente della giunta provinciale, Lorenzo Dellai, questa «lettera aperta».


«Caro Presidente. Non ci conosciamo, sono abituata a leggere il Suo nome sui giornali. Non mi sono mai particolarmente interessata alla cronaca della nostra regione e di conseguenza a Lei. I miei sentimenti nei Suoi confronti, da che ho cominciato a prenderla in considerazione come interlocutore, si sono limitati allo scherno assieme ai miei compagni quando ci burlavamo di quella che consideriamo una "falsa democrazia" occupando spazi abbandonati per ridar loro vita.

Ho cominciato a leggere di Lei con interesse soltanto da pochi mesi. Da quando sui giornali si è iniziato a chiamarla in causa affinché fermasse lo scempio che incombe sul futuro dell'unica porzione ancora incontaminata dell'Altopiano di Folgaria. Da mesi varie associazioni ambientaliste si rivolgono a Lei in quanto - agli occhi dei più - è Lei l'unica persona che ha nel concreto la possibilità di fermare tutto questo. Ma non hanno ricevuto risposta. Che abbiano sbagliato a rivolgersi a Lei? Forse sì. Perché non hanno capito - o magari l'hanno dimenticato - che il potere decisionale spetta prima che a chiunque altro ai cittadini. Che la difesa dei beni comuni passa tutta dalla forza che avremo di difendere con ogni mezzo ciò che è nostro.


Quand'ero piccola sognavo di grandi città che un giorno avrebbero riempito di cose il nulla che costituiva ai miei occhi un paesino di mille abitanti dimenticato da Dio in mezzo a qualche montagna. Poi crescendo diventavo via via più realista rendendomi conto che quel posto non l'avrei lasciato così in fretta. Infine i miei 19 anni, il diploma di liceo e la mancanza di voglia o coraggio di trasferirmi in un'altra città per proseguire gli studi. E ora, inaspettato, qualcosa che mi lega ad una terra che non ho mai sentito mia, la voglia di dedicare il mio tempo a difendere queste montagne. Le stesse montagne che mi hanno sempre tranciato l'orizzonte quando tramontava il sole sul mio balcone. Le stesse montagne che pensavo avessero stretto il cervello alla popolazione di quei luoghi fino al punto di renderli tanto ottusi. Una gioia nuova e un'energia che non sapevo di avere e che non mi abbandonano mai, che mi impediscono di pensare alla possibilità che potremmo non essere noi ad avere la meglio in questa lotta.


Che altro c'è di nuovo? Nient'altro: sempre dalla stessa parte, quella di chi non può difendersi. Solo che questa volta non si tratta solo di persone ma di terra, acqua, natura. Di più: si tratta del futuro di un’intera comunità. Una comunità che in questi mesi si è battuta contro la devastazione del proprio territorio. Una comunità che Lei non ha voluto ascoltare preferendo tutelare gli interessi di pochi speculatori. Tutto quello che Le vorrei dire si riassume in poche righe: dal momento in cui Lei darà (o ha già dato?) il Suo via libera (legale e finanziario) a quanti si macchieranno le mani con la distruzione di questa terra, Lei signor Presidente sarà corresponsabile anche del metodo con il quale questo progetto è stato portato avanti dai suoi promotori come dalle istituzioni che invece dovrebbero tutelare i cittadini. Non dimentichiamo infatti la sua adesione a giugno ad un accordo riguardante il futuro dell'altopiano, un accordo che fra le varie clausole ne aveva una che obbligava le parti coinvolte alla segretezza.

Allo stesso modo non dimentichiamo gli innumerevoli tentativi dell'amministrazione comunale folgaretana di censurare il dissenso, nonché il fatto di non aver mai risposto alle innumerevoli richieste di aprire un dibattito all'interno della comunità. E non dimentichiamo la Sua "latitanza" di tutti questi mesi: dalla promessa - risalente allo scorso febbraio e mai mantenuta - di istituire un tavolo di confronto con le associazioni ambientaliste, all'aver sempre delegato l'incontro con le stesse ad altri quando queste Le chiedevano chiarezza, alla situazione odierna in cui Trentino Sviluppo decide a favore del progetto lo stanziamento di 15 milioni di euro senza che Lei abbia mai espresso pubblicamente il Suo parere a tale proposito.


Nei mesi trascorsi si è fatto molto parlare della crisi della politica istituzionale e di quanto la gente comune non abbia più fiducia nei partiti. Mi domando cosa ci sia di strano in tutto questo dal momento che il fatto di prendere le decisioni sopra la testa dei cittadini è ormai diventato sistematico. Mi dica, Signor Presidente: che motivo avrebbero i cittadini italiani da Vicenza, a Napoli, alla Val di Susa, a Folgaria di avere fiducia in coloro che dovrebbero essere i garanti della democrazia e invece tutelano gli interessi di chi vuole svendere la loro terra?».

l’Adige, 16 gennaio 2008

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