« Un inceneritore da noi non ha alcun senso»
Reolon spiega il suo no: «Mancano i numeri, non è una posizione ideologica»

 

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BELLUNO. La riapertura di Cordele non serve, a patto che la differenziata spinta si faccia scrupolosamente. Dopo giorni di polemiche il presidente della Provincia Sergio Reolon interviene sulla questione rifiuti, illustrando le strategie di Palazzo Piloni e affermando il suo no all’inceneritore. Una posizione non ideologica ma logica, basata innanzitutto sui numeri.

 

Qual è la situazione dello smaltimento dei rifiuti in provincia?

«Non c’è nessuna emergenza. C’è un’azione da parte dell’amministrazione provinciale, azione di lunga durata sul problema rifiuti con soluzione non temporanea, ma radicale e strategica».

 

Qualche problema c’è, visto che portiamo parte dei nostri rifiuti alla discarica regionale per le emergenze di Sant’Urbano.

«Non c’è dubbio che ci sia stata una sfasatura nei tempi di ampliamento della discarica di Ponte nelle Alpi. Ho immediatamente convocato l’assessore all’ambiente, il presidente e il direttore di Dolomiti Ambiente per capire perchè siamo in ritardo, per verificare come viene gestita la transizione e per verificare che il Piano provinciale dei rifiuti abbia tutti gli elementi per reggere».

Quali risposte ha ottenuto?

 

«Sul ritardo ci sono versioni diverse, prendo atto ma tutti sono stati richiamati alle loro responsabilità. Sulla gestione transitoria non ci sono problemi. Vascellari ci definisce “giunta bassoliniana” ma dovrebbe preoccuparsi di ben altro: perché ci sono zero progetti sul distretto del turismo, zero sul made in Italy, zero sul Club del prodotto?»

 

Franco Roccon dice che i ritardi finiranno pesantemente in bolletta.

«La sfasatura nei tempi è grave e non doveva esserci, ma questo non mette in discussione la validità del piano. Quelle di Roccon sono invenzioni. Gli amministratori di Dolomiti Ambiente devono tutti verificare il loro operato, ma non ci saranno aumenti di costi, le cifre citate sono puramente inventate».

 

Questi ritardi però hanno già prodotto un effetto: si torna a parlare di termovalorizzatore.

«Intanto chiamiamolo col suo nome, come in tutto il mondo: inceneritore. Finora non sono intervenuto perché volevo capire. Ho visto persone animate da posizioni diverse ma la maggior parte, tranne uno, lo fa solo per motivi politici. Ciò che dispiace è che queste persone dimostrano ancora una volta di non avere interesse per il bene comune. C’è la ricerca del male ad ogni costo, la visione di una provincia con problemi che non ci sono. La tendenza a volersi male, purtroppo, anima parte dei responsabili delle istituzioni e delle associazioni di questo territorio».

 

Loro dicono che manca una programmazione a lungo termine.

«È falso che non c’è una strategia. La nostra è recuperare e riciclare il più possibile. Ci accusano di avere una visione ideologica contro gli inceneritori, invece sono loro ad avere posizioni ideologiche. Il mondo va verso la qualità, mentre loro sono per la quantità. Vogliono l’inceneritore per fare business anche dopo che si è dimostrato che non ce n’è bisogno e che dovremmo importare rifiuti da fuori. Il nostro no all’inceneritore non è ideologico, è una scelta strategica e parte dei nostri rifiuti finisce già negli inceneritori. La nostra linea strategica è: meno rifiuti si producono meglio è. Le leggi della fisica sono chiare: nulla sparisce, nemmeno i rifiuti bruciati. Ci vogliono dieci anni e decine di milioni di euro per fare un inceneritore».

 

Resta il problema del Maserot che, pur avendo adeguato il suo funzionamento alla raccolta differenziata spinta, rappresenta un costo importante.

«La nostra strategia è supportata dagli interventi di adeguamento del Maserot, dove produrremo energia attraverso il processo anaerobico del biogas. Si fa anche per triplicare la produzione di compost del Maserot, che non è in contraddizione con la differenziata. Senza separazione a monte il compost non sarebbe di qualità. Oggi invece produciamo compost che viene venduto a 7,5 euro alla tonnellata, non è vero che l’umido finisce in discarica. Abbiamo anche intenzione di aggiornare l’impianto per fare la selezione dei materiali come vetro, plastica e metallo, perché nel bellunese non c’è un’azienda che tratti il prodotto della differenziata. In questo modo saremo noi a poter gestire questi materiali».

 

Alla fine però rimane sempre un residuo di rifiuto non riciclabile e la polemica si concentra su questa frazione. Cosa ne facciamo?

«Si prevede l’ampliamento e l’uso delle discariche esistenti, inoltre una parte di rifiuto viene inviata ad inceneritori fuori provincia. All’inizio del mio mandato questo territorio produceva 60 mila tonnellate di rifiuti da smaltire, nel 2008 saremo a 24 mila, il 50% in meno e a regime arriveremo a 20-22 mila. Un quantitativo del genere non giustifica assolutamente la costruzione di un inceneritore. Il sindaco Prade e Vascellari si sono messi d’accordo per fare un inceneritore, quindi Prade lo vuol fare a Belluno, farebbe bene a dire dove, così i cittadini si preparano».

 

La Regione dice che un inceneritore a Treviso o a Belluno si deve fare.

«Treviso, che è provincia riciclona, dice che non lo vuole, ma se loro che producono 80 mila tonnellate dicono no, qui con 22 mila tonnellate non ha proprio senso. Se va fatto si faccia dove c’è meno rifiuto da spostare. Ricordo che Treviso è amministrato dal centrodestra, a dimostrazione che il no all’inceneritore non è ideologico: nessuno li vuole. In ogni caso intendo scrivere al presidente della Provincia di Treviso Munaro per invitarlo a discutere insieme del Piano regionale e della sua applicazione».

 

È vero che a partire dal 2009 pensate di portare quasi tutto il rifiuto secco nel nuovo inceneritore di Padova?

«C’è un accordo tra le società: 22.500 tonnellate all’anno per dieci anni, penso che verrà rispettato».

 

Veniamo alla discarica di Cordele.

«Siamo convinti che non serve e che non vada riaperta. E’ ovvio che se il Comune di Belluno continua a peggiorare nei dati della differenziata il problema si porrà eccome. Il vero problema però è la gestione post mortem della discarica».

Irene Aliprandi

 

 

Una bufera su Dolomiti Ambiente e sull’assessore Pison

I retroscena delle ultime settimane.
«Ognuno si assumerà le sue responsabilità»

 

BELLUNO. «Ognuno si assumerà le sue responsabilità». E stavolta Reolon sembra fare sul serio. I ritardi nell’ampliamento della discarica di Pra de Anta potrebbero far cadere qualche testa. La “sfasatura temporale” di circa un anno, tanto da costringere i rifiuti bellunesi ad emigrare al sito tattico di Sant’Urbano, ha dei responsabili e il presidente della Provincia li ha individuati. Nel mirino c’è l’intero settore, ma soprattutto Dolomiti Ambiente, la società della Provincia che gestisce lo smaltimento dei rifiuti, ma che è parsa “poco motivata” nell’applicazione del Piano. La società ha anche problemi di bilancio da verificare. Come non bastasse pare che Reolon non fosse stato informato per tempo del problema, sorto ad ottobre ma diventato pubblico solo qualche giorno fa, solo grazie alla stampa.

 

Nei giorni scorsi Reolon ha convocato tutti: i dirigenti della società (il presidente Riposi e il direttore Da Roit), l’assessore Pison e i tecnici che seguono la questione rifiuti. La riunione è stata infuocata, ma la tensione era agli stessi livelli durante la giunta convocata appositamente. La poltrona dell’assessore all’ambiente Pison non è a rischio, ma solo per motivi di tenuta della maggioranza e sembra che, da qui in avanti, l’aria debba per forza cambiare.

 

«Dobbiamo guardare avanti», dice Reolon, «riflettere su Dolomiti Ambiente, riflettere su tutte le società presenti in provincia destinate alla gestione dei rifiuti. Bisogna avere una visione complessiva sull’intera filiera». Reolon poi intende dare una scossa alla parte alta della provincia, dove ancora la differenziata spinta non accenna a partire: «Abbiamo fatto uno sforzo di solidarietà, ma se non agiranno è ovvio che dovremo assumere delle decisioni». Infine la questione Cordele potrebbe essere meno grave del previsto. L’ultima versione del Piano dice: “...qualora si verificasse l’ipotesi del conferimento in impianti di termovalorizzazione extrabacino, Cordele non verrà riattivata”.

(i.a.)

 

 

Prade: «È evidente che non si farà qui»
I Comuni accusano: «La programmazione non è a lungo termine»
Qui sì, qui no C’è chi si mette a disposizione e chi guarda fuori

 

BELLUNO. «Dove lo facciamo l’inceneritore?». Il presidente della Provincia Sergio Reolon lancia una provocazione ai sostenitori degli impianti di distruzione dei rifiuti: i sindaci Prade, Ongaro (ex), Roccon e Zanolla dicono di essere d’accordo, dunque mettono a disposizione i Comuni di Belluno, Cencenighe, Castellavazzo e Quero?

 

«Mi baso sulla programmazione regionale», dice Antonio Prade, «che prevede un termovalorizzatore tra Belluno e Treviso. È chiaro che va fatto nel trevigiano e dalla mia ho le affermazioni dell’assessore comunale all’ambiente di Treviso. È ovvio che un impianto del genere non può essere fatto a Belluno».

«Quand’ero sindaco di Cencenighe avevo già dato la disponibilità», dice Rizieri Ongaro, «c’è da capire se ha un senso economico portare i rifiuti in periferia». Un paio d’anni fa la Cm Agordina guidata da Ongaro aveva organizzato un convegno sulla termovalorizzazione: «La conferenza dei sindaci dell’Agordino proponeva uno studio senza preconcetti per stabilire quali fossero le soluzioni più praticabili». Ongaro è molto critico sulla questione: « È da quattro legislature (tutte di centrosinistra) che la Provincia parla di rifiuti senza fare nulla. Il problema del Piano rifiuti è che si esaurisce con il mandato di Reolon e le discariche sono tutte lungo il Piave, assurdo. Il dramma della sinistra è che dice no a priori, Reolon è uomo intelligente, ma non accetta osservazioni sulle sue posizioni».

 

Franco Roccon invece non mette a disposizione il Comune di Castellavazzo: «Non è quello il posto per fare un termovalorizzatore, non c’è nemmeno lo spazio. Non sono io che devo decidere dove costruire l’impianto, dovrebbe farlo il presidente della Provincia». Roccon è anche nel consiglio di Dolomiti Ambiente (in qualità di presidente di Bim Gestione che ne è socio) e l’altro giorno ha sollevato il problema dei costi dei rifiuti. Lui però vuole ribaltare la faccenda: «Perché dobbiamo sempre dare agli altri la possibilità di fare business? Perché non possiamo fare di un problema una risorsa». Roccon si riferisce ai guadagni che arriverebbero da un termovalorizzatore, anche importando rifiuti da fuori provincia: «Bisognerebbe avere senso di responsabilità, la Provincia ha l’obbligo di dirci cosa facciamo del rifiuto secco e non si può tollerare che Dolomiti Ambiente abbia perdite causate da non scelte».

 

Non si sbilancia invece Bruno Zanolla, sindaco di Quero. «Quando non si sa come affrontare un tema si butta nella provocazione. I Comuni disponibili non mancano nel bellunese, al convegno di Agordo l’avevano assicurato. Il fatto è che il ragionamento è sballato, il problema è strategico, perché qui non ci sono certezze a lungo termine». Anche Zanolla insiste sul fatto che il Piano provinciale ha un orizzonte temporale troppo limitato: «Finora c’è stata scarsa programmazione e il deficit di Dolomiti Ambiente è preoccupante. Invece di fare provocazioni, sarebbe ora che Reolon desse delle risposte. Deve cambiare marcia, decidere con i Comuni, non nascondere la testa sotto la sabbia. Così come si finisce male, a meno che i bellunesi non siamo disposti a pagare bollette dei rifiuti sempre più salate».

(i.a.)

 

 

L’intervento

No inceneritore, ricicliamo

 

Ci perdoni il lettore se torniamo su un argomento sul quale ci siamo espressi più volte: i rifiuti.

La cosiddetta «emergenza rifiuti» a Napoli e dintorni ha portato all’attualità il problema e anche sulla stampa locale sono apparsi più articoli sull’argomento. C’è pure chi ha colto l’occasione per risfoderare la necessità di un inceneritore (pardon un termovalorizzatore) in provincia. Ipotesi ormai scarata dalla Provincia, considerato il fatto che quelli esistenti nel Veneto sono più che sufficienti per bruciare ciò che non è riutilizzabile attraverso una buona raccolta differenziata.

 

Da alcuni interventi sentiamo ripetere che i termovalorizzatori di ultima generazione sono affidabili e sicuri per le scarse emissioni di gas tossici in atmosfera. E’ vero, i fumi non sono più così nocivi per merito di innovativi sistemi di filtraggio e questa è una buona cosa, ma perché nessuno dice che il 30% di ciò che viene bruciato si trasforma in ceneri che devono essere smaltite e che il 5% di queste consiste in ceneri del filtro, le quali contengono gli inquinanti concerogeni peggiori, diossina compresa, e devono essere smaltiti quali rifiuti tossici pericolosi. «Nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma», questo principio della chimica, enunciato dallo scienziato Lavoiser nel XVIII secolo, è sempre valido. I pericoli della diossina e di altri componenti tossici che si sviluppano con la combustione dei rifiuti sono solo stati trasferiti dai fumi alle ceneri, questa è la verità.

 

«Dall’incenerimento dei rifiuti si ottiene energia», è vero anche questo, ma il totale di energia prodotta è sempre molto inferiore al risparmio che si ha dal riciclo dei rifiuti: riciclando i rifiuti, si risparmia quattro volte l’energia prodotta dall’incenerimento degli stessi.

Questi sono i dati incontestabili e i motivi per cui il WWF e altre associazioni ambientaliste sono contrari agli inceneritori. La stessa Unione Europea non concede incentivi a chi lo costruisce, solo l’Italia lo fa, tassando tutti i cittadini sulla bolletta per la fornitura di energia elettrica. Quello che dovrebbe servire per incrementare fonti rinnovabili di energia, in realtà sino ad ora è stato devoluto alla costruzione di inceneritori.

 

Se la Germania e altre nazioni sono disposte ad accogliere i rifiuti della Campania, ciò è dovuto al fatto che, a causa della differenziata spinta praticata con scrupolo in quei paesi, i loro immensi e costosissimi inceneritori non hanno più abbastanza rifiuti per essere alimentati, motivo per cui con piacere ricevono la «munnezza» di altri paesi.

 

L’inceneritore è un sistema a consumo rigido per cui la fornitura di rifiuti deve essere garantita in modo continuativo e costante. Certo, inceneritori, discariche, tutto è preferibile alla vergognosa situazione in cui è venuta a trovarsi Napoli. Non sarà possibile in quei luoghi, in quella situazione, improvvisare la differenziata spinta, anche se riteniamo che sia l’unica soluzione valida al problema nel futuro.

 

Tornando a Belluno, siamo stupiti e delusi dal fatto che la differenziata dei rifiuti stia subendo una flessione dopo il successo iniziale. Riteniamo che la causa principale sia da attribuirsi al ripristino dei cassonetti per il rifiuto indifferenziato. Lo abbiamo già detto e torniamo a ripeterlo; il cassonetto è comodo, così comodo che si trasfornma in una minidiscarica senza controllo per i cittadini più pigri e meno motivati. Se la reintroduzione dei cassonetti mirava a un maggior ordine e decoro della città, direi che lo scopo non è stato raggiunto a giudicare dai sacchi di rifiuti che si accumulano intorno agli stessi proprio nel centro storico. Auspichiamo che si ritorni al più presto alla raccolta porta a porta, magari come si pratica nei molti Comuni virtuosi del Veneto, tra i quali Montebelluna, che ha superato l’80% di differenziata grazie all’impegno costante della sua amministrazione sia nell’informare che nel vigilare. Anche Ponte Nelle Alpi, pur avendo da poco intrapreso con un lodevolissimo impegno la differenziata spinta, ha verificato subito un magnifico risultato, col calo incredibile di quanto conferito al Maserot. A questo seguiranno anche i vantaggi economici per i cittadini.

 

Differenziare i rifiuti con scrupolo, richiede buona volontà, diligenza e senso civico, virtù che devono essere premiate con il passaggio alla tassa alla tariffa. La tariffa consente un risparmio a tutti coloro che producono poco rifiuto indifferenziato o secco che dir si voglia e penalizza chi non si cura di separare i rifiuti riciclabili.

Il problema «rifiuti» è molto serio e non solo per l’Italia, esistono leggi e direttive europee ben precise. Ad esempio, entro il 2010 non saranno più tollerate le borse di plastica per la spesa che vengono distribuite nei vari negozi e supermercati, dovremmo cominciare a rinunciarvi già da subito, se ci sta a cuore la salute del nostro pianeta. E’ di questi giorni la notizia del divieto della produzione di sacchetti di plastica in tutta la Cina. Già quindici o venti anni fa il sindaco di Soverzene, con una ordinanza, ne aveva vietato l’uso nel suo Comune, ben consapevole di quale danno il loro uso indiscriminato comportasse per il territorio. Non ci siamo mai soffermati a riflettere su quanti rifiuti e quanto spreco si produce solo per l’abitudine o moda indotta di bere acqua minerale? In Italia sono milioni di bottiglie di plastica che ogni giorno diventano rifiuti. Si tenga conto anche dell’inquinamento che producono i pesanti mezzi di trasporto che dal sud le trasferiscono al nord e viceversa per accontentare le varie preferenze. L’acqua delle nostre fonti, che per millenni ci ha dissetati e fortunatamente abbiamo in abbondanza, non ci piace più? Perché? Eppure da più controlli l’acqua di rubinetto in generale è stata giudicata anche più sicura! Non vorremmo fare del moralismo, ma qualche volta ci soffermiamo a pensare a quei popoli che non dispongono neppure di un pozzo e per i quali la carenza di acqua è causa di gravi malattie e morte.

 

Il deputato Maurizio Fistarol giustamente afferma che per quanto concerne i rifiuti bisogna affrontare il problema per tempo per non giungere all’emergenza.

Ci permettiamo un suggerimento che è anche una preghiera: in accordo con tutti gli altri deputati della provincia si presenti una proposta di legge bipartisan, che induca tutte le industrie, dalle alimentari a quelle che fabbricano elettrodomestici, a utilizzare solo imballaggi riciclabili e a ridurli al minimo indispensabile.

 

In Germania le ditte sono obbligate a farsi carico dello smaltimento e recupero dei loro rifiuti da imballaggio.

Si dovrebbero premiare le industrie che seriamente si impegnano in tal senso con vantaggi fiscali. Per spiegarci meglio, un qualcosa di analogo a ciò che è previsto per il risparmio energetico che premierà con tariffe ridotte i cittadini che mettono in funzione i loro elettrodomestici ad alto consumo energetico in determinati giorni della settimana o ore del giorno.

 

C’è stato un periodo della nostra storia recente in cui il produrre molti rifiuti era scambiato per un sintomo di ricchezza, quasi di distinzione. Ora si è visto a quali conseguenze può portare un consumismo scriteriato basato «sull’usa e getta».

Cerchiamo di rinsavire, di ragionare con una coscienza globale anche per ciò che concerne i rifiuti. E’ sempre valido il principio delle 4R: riduciamoli alla fonte, riusiamoli per quanto è possibile, raccogliamoli con il sistema differenziato porta a porta, e infine ricicliamoli con grande risparmio di materie prime ed energia.

 

«I soliti ambientalisti fondamentalisti» dirà qualcuno, liquidando il tutto in modo frettoloso e lapidario.

Purtroppo non possiamo appurare sino a che punto chi auspica la costruzione degli inceneritori è male informato o sia in mala fede.

Renata Sgarzi, Wwf sezione di Belluno

 

Corriere delle Alpi, 20 gennaio 2008

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