Casinò, la Val di Fiemme ci riprova
Si vorrebbe (legge permettendo) affiancarlo al campo da golf di Daiano 

 

 

DAIANO - Un casinò con hotel a cinque stelle, centro benessere all'avanguardia e possibilità di cure termali utilizzando l'acqua del confinante Comune di Carano.

Tutto questo potrebbe diventare in futuro (ma soprattutto legge italiana permettendo, visto che attualmente solo il Parlamento può autorizzare l'apertura di case da gioco) l'ex Colonia Pavese di Daiano, maestoso edificio immerso nel verde, che diverrebbe così il perno del discusso progetto golf su cui si è svolto anche un referendum.

Quella del casinò - seppur a livello di ipotesi uscita in forma di indiscrezione - è la vera novità di tutta l'operazione, visto che di un possibile recupero dell'ex colonia come albergo di prestigio aveva parlato nell'aprile dello scorso anno il sindaco di Daiano Roberto Vanzo. Voglia di casinò: novità in realtà solo parziale per la Val di Fiemme, che a più riprese in passato ha caldeggiato l'apertura di una casa da gioco sul proprio territorio. Fra i più convinti sostenitori di questa opportunità si distinse già nel 1991, quando era sindaco di Cavalese, l'attuale assessore all'urbanistica e all'ambiente della Provincia, Mauro Gilmozzi. Prima che dallo Stato, allora l'idea venne affossata dalla Chiesa trentina.

 

Oggi però se ne torna a parlare ed il quadro in cui le voci trovano spazio, si presenta coerente se non altro con gli obiettivi per il turismo trentino indicati dall'assessore Tiziano Mellarini che vede nei nuovi ricchi del mondo (russi e cinesi in particolare, ma anche arabi) potenziali turisti da attirare in Trentino con offerte di altissimo livello.

«Casinò a Daiano? Non ne so nulla. Zero» commenta in modo asciutto l'assessore Mauro Gilmozzi. Eppure la voce negli ambienti che contano sta girando da un po'... «Mi dite una cosa assolutamente nuova» ribadisce freddo l'ex sindaco, che si ritrae anche alla semplice richiesta di un parere, lui che nel 1991 si spese per il progetto casinò. «No, non intendo commentare un'ipotesi che non conosco».

 

Chi invece sull'indiscrezione casinò ha molto da dire, è il segretario del Comitato che si oppone alla realizzazione del campo da golf a Daiano, Luigi Ferracini: «Finalmente si comincia a veder chiaro su quelli che potrebbero essere i reali obiettivi di chi da anni spinge perché sia realizzato il campo - attacca -. Ci siamo scervellati mesi interi per capire come un campo da golf e la ristrutturazione di un complesso imponente come l'ex Colonia Pavese potessero essere economicamente sostenibili in Val di Fiemme e la risposta probabilmente starebbe proprio nel renderli funzionali al casinò».

 

Trasformata l'ex colonia in albergo di extra-lusso, esso avrebbe nel casinò e nel centro benessere due attrattive permanenti per una clientela abbiente, alle quali si aggiungerebbero nella bella stagione il golf e d'inverno le piste da sci del Cermis. Considerato poi che sei buche del campo da golf sarebbero su territorio del Comune di Carano dove sgorga acqua termale che potrebbe essere utilizzata nel grand hotel di Daiano, non è escluso che per l'operazione si possa accedere ai cospicui finanziamenti recentemente introdotti per l'idrotermalismo con un articolo ad hoc della finanziaria provinciale.

 

Pietro Gottardi

 

 

Il sindaco

«Voci che girano Magari si potesse»

 

«Magari si potesse!». Roberto Vanzo sindaco di Daiano, stranamente a differenza dell'assessore Gilmozzi, è informato delle voci che girano sull'ipotesi di aprire un casinò nelle ex Colonia Pavese se sarà trasformata in albergo extralusso. A farlo rammaricare è la legge italiana: «Purtroppo attualmente non è permesso, ma che se ne stia parlando è vero». Il divieto di aprire nuovi casinò non è detto sia eterno: preparare il terreno con un cinque stelle a servizio di un campo da golf potrebbe "pagare" in futuro: «L'hotel dovrà realizzarlo un privato e c'è già l'interessamento di una grossa società alberghiera. È una partita complessa ed è confortante poter contare sulla presenza dietro le quinte di Gilmozzi».

 

l'Adige, 20 gennaio 2008

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