Siamo tutti campani

 

 

Vorremmo dare il nostro contributo per contrastare la sistematica manipolazione dell’informazione, tutta al servizio della repressione che è stata fatta e che si intende portare ancora più a fondo nei confronti delle popolazioni campane in lotta contro le discariche portatrici di malattie e di morte, di cancro e di malformazioni nei neonati.

 

Lo spaventoso collasso del sistema rifiuti in Campania non è il prodotto di una situazione sociale e culturale particolare e “propria del Sud”, come vorrebbe farci credere una martellante campagna mediatica.

Quello che è fallito in Campania è un progetto di ampio respiro i cui protagonisti sono le maggiori banche italiane, imprese e società di importanza nazionale, governi di centro-destra e centro-sinistra, non escluse componenti dell’ambientalismo.

Quella che è fallita in Campania è una politica – di livello nazionale, non locale - che ha scelto di fare dei servizi pubblici un business selvaggio in mano alle lobby economiche private. L’attore principale della tragedia rifiuti in Campania è la Fibe-Impregilo controllata dalla famiglia Romiti.

Nonostante la mancanza di lacci e lacciuoli burocratici (poteva scegliere i luoghi dove edificare le sue strutture anche in deroga ai piani regolatori dei comuni), la Fibe ha sperperato milioni di euro e l’unico risultato sono le famose ecoballe, la quali contengono di tutto, dal residuo umido alla “ruota completa di cerchione e pneumatico” che ha fatto il giro del mondo mediatico.

Del  resto, la Fibe aveva vinto la gara d’appalto con un progetto che puntava tutto sui bassi costi e sulla rapidità della messa in servizio, mentre il valore tecnico delle opere era stato considerato di gran lunga il più basso rispetto a quello degli altri partecipanti alla gara. È un discorso che conosciamo bene e che i signori del denaro sono riusciti ad imporre alla coscienza della maggioranza come l’unico rispondente all’interesse generale: risparmiare sui costi, senza tener conto della qualità del servizio, cioè della salute di tutti, per far crescere l’economia, cioè per aumentare i profitti dell’imprese.

Nel 2005 di fronte alla preoccupazione delle banche per l’entità dei finanziamenti forniti e a fronte delle inadempienze della Fibe-Impregilo, sul piano tecnico e sanitario, il governo assume tutti i rischi imprenditoriali, tramite il commissario per l’emergenza. Ma le società dell’Impregilo rimangono come società esecutrici, cioè continuano ad essere lautamente pagate, con soldi pubblici. E sono tuttora a disposizione del commissario straordinario! Si dimostra ancora una volta come libero mercato, concorrenza e meritocrazia non siano opportunità per tutti ma strumenti per ingannare i creduloni.


La coraggiosa e tragica lotta delle popolazione campane è stata subito riconosciuta e sostenuta da tutte quelle realtà - la maggior parte delle quali sono organizzate nel Patto di Mutuo Soccorso - che stanno lottando in tutta Italia contro la costruzione delle grandi opere, inquinanti e portatrici di gravissimi danni al territorio e alla salute dei cittadini. Con lo sperpero di denaro pubblico mentre sanità, scuola, pensioni subiscono tagli che non sono mai sufficienti per la voracità dei signori del denaro. Da ogni parte d’Italia, dai comitati della Val Susa allo Spazio aperto no inceneritore no tav di Trento, al presidio Dal Molin di Vicenza, in lotta contro l’allargamento della base militare Usa, sono arrivate parole e iniziative di appoggio alle popolazioni campane.


Dei campani si dice che sono manovrati dalla camorra, dei valsusini si diceva che erano infiltrati dai terroristi. Il pericolo del terrorismo è stato utilizzato anche contro i vicentini. Non crediamo alle calunnie sistematicamente orchestrate allo scopo di isolare le comunità che lottano, preparando così il terreno alla repressione con cui si vuole spezzare le lotte di chi si oppone al modello di sviluppo capitalistico. Per imporre gli interessi di una ristretta oligarchia economico politica si passa sulla testa dei cittadini, i confini della legalità democratica si restringono e vengono violati sempre più spesso, nell’indifferenza o con l’appoggio della maggioranza dei mass-media. Tutti ricordiamo le selvagge cariche della polizia nel Dicembre 2005 contro i valsusini, donne, anziani, giovani, colpevoli solo di difendere le loro terre dalla rapacità di chi vuole imporre a tutti i costi il TAV, così come ricordiamo le cariche degli ultimi mesi nei confronti degli abitanti di Acerra e Serre.


Il governo ha già espresso la sua intenzione di risolvere la crisi campana aprendo nuove discariche, riaprendone altre e costruendo inceneritori. Lo ha ribadito il 21 gennaio il commissario straordinario De Gennaro, con pieni poteri (!) e con una competenza tecnico specifica che consiste nel reprimere i movimenti di protesta dal basso, come hanno già potuto sperimentare i manifestanti di Napoli nel marzo 2001 e quelli di Genova nel luglio dello stesso anno! I pieni poteri conferiti a De Gennaro lo autorizzano ad operare contro tutta la vigente normativa in materia ambientale e igienico sanitaria… più chiaro di così! Non è la prima volta che i cittadini campani in lotta contro le discariche pericolose vengono ingannati dal governo che ha fatto ripetutamente decreti per aggirare decisioni della magistratura favorevoli agli esposti dei cittadini in difesa della salute e del territorio.


La risposta al problema dei rifiuti c’è: è la strategia “rifiuti zero” praticata in molte realtà nazionali e internazionali così come in alcuni comuni della Campania. Consiste nell’eliminare l’obiettivo finale degli inceneritori, i quali producono diossina; lasciano a loro volta dei rifiuti altamente tossici di difficile stoccaggio e richiedono grandi quantità di rifiuti, dati gli alti costi di gestione. La presenza degli inceneritori blocca una politica necessaria di riduzione della produzione di rifiuti e frena la raccolta differenziata. Oppure finalizza all’incenerimento la stessa raccolta dell’umido.


Sosteniamo la mobilitazione dal basso delle popolazioni  campane per una nuova politica dei rifiuti, in difesa degli spazi democratici e dei beni comuni.

Per ragioni di giustizia, in primo luogo. È noto a tutti, o quasi, che la stragrande maggioranza dei rifiuti altamente tossici che infestano le discariche abusive in Campania provengono dalle industrie del Nord, che hanno utilizzato e utilizzano la camorra per disfarsi a poco prezzo dei rifiuti tossici e pericolosi. Il Nord-Est della produttività selvaggia e galoppante e la Campania sono affratellati nel primato dei tumori. Il massimo “sviluppo” produce – in senso letterale - tutti i peggiori guasti della nostra società. Veramente “siamo tutti campani”. Dalla discarica  di Pianura emergono vecchi fantasmi: lì sono stati abbandonati i fanghi dell’Acna di Cengio, la fabbrica chimica piemontese chiusa nel 1988 per i gravissimi danni arrecati all’ambiente. Peccato che “La Repubblica” non trovi lo spazio per ricordare i 150 operai della fabbrica morti di cancro alla vescica.


Nei giorni scorsi, approfittando dell’”emergenza campana” anche qui in Trentino è ripresa alla grande la campagna per imporre gli inceneritori. Il presidente della provincia Dellai ha sollecitato in tal senso il sindaco di Trento, Pacher.

Anche noi dobbiamo quindi continuare a impegnarci in prima persona se vogliamo evitare la costruzione di una “fabbrica di morte” proprio a Nord della città di Trento. E anche noi non saremo soli. Dalla Val Susa, a Vicenza; alla Campania sono decine e decine le realtà di cittadini che lottano in difesa della loro vita e del futuro di questo paese. Perché la devastazione del territorio assume forme diverse nei diversi luoghi ma risponde dappertutto alla stessa logica: creare le condizioni perché il partito trasversale degli affari possa costruire le immense fortune di pochissimi sull’immiserimento progressivo della maggioranza e sulla distruzione della territorio e della storia dei luoghi.


E qui possiamo aprire il capitolo delle grandi opere a partire dal tunnel del Brennero per la costruzione del TAV Monaco–Verona, che vede già in atto le prime cantierizzazioni e lo scavo del cunicolo pilota ad Aica e Mulles.

Né le società progettatrici e costruttrici, né le Province di Trento e Bolzano si sono preoccupate di informare adeguatamente la popolazione sui disagi che dovrà subire per almeno 20 anni, sui preventivati rischi circa il prosciugamento delle fonti d’acqua nelle zone interessate dai lavori. Per non citare la colossale truffa rappresentata dalla garanzia di copertura finanziaria assicurata dallo stato. Cioè lo stato ripianerà i debiti della società affidataria dei lavori qualora questa non potesse sostenerne il costo. Cosa quasi certa, data l’entità delle opere previste e l’incertezza dei ricavi presunti.

Veramente la Campania è molto vicina a noi.

 

Amici del Chiapas di Trento, 21 gennaio 2008

Cerca

Aggiornamenti

Aggiornati

Inserisci il tuo indirizzo e-mail.  Sarai avvisato ad  ogni aggiornamento  di Ecce Terra.

Inserisci