Dobbiamo lottare per la Valsugana

 

 

I colori dell'inverno di una Valsugana ancora fortemente biodiversa, hanno preso finalmente il sopravvento su quel mondo di plastica da monoculture ai pesticidi che, a partire dalla primavera, degrada il paesaggio rurale della mia valle, infiltrandosi su in alto tra i boschi, i pascoli e i corsi d'acqua.

 

Più in basso ai piedi di Roncegno Terme, piccolo gioiello del Trentino, le Acciaierie da decenni fondono ed espellono un fumo denso notte e giorno. Eppure la Valsugana a due passi da Trento, vicinissima a Venezia, con le sue acque termali, i laghi, la ciclabile del Brenta, la riscoperta del mais autoctono, il castagno, gli ortali, i masi, la montagna ancora ben vissuta di malghe e alpeggi, l'Oasi Wwf e la straordinaria esperienza di ArteSella, potrebbe fare del turismo naturalistico e culturale il capitale economico del futuro, riqualificando tutta la valle.

 

La domanda è, e mi riallaccio all'altro motivo di degrado oggetto del neonato Osservatorio Grigno - Tezze (leggi sotto) ben argomentato su l'Adige del 27 gennaio con «Non lasciamo ai figli solo cemento»: ci sarà mai una amministrazione centrale e locale che unita al controllo sociale della popolazione sappia leggere e governare il territorio come obbligo morale e non solo finanziario? Si potrà sperare in un futuro prossimo nella ri-progettazione del paesaggio post industriale di un luogo che anche in termini salutistici sta pagando un prezzo altissimo per incidenza tumorale?

Oppure il capitale naturale e umano non rientra nei preamboli finanziari?

 

Laura Zanetti

l’Adige, 29 gennaio 2008

 

 

Per l’Osservatorio non si può castigare ancora di più
una zona già piena di traffico e di cave sul Brenta

«Non lasciamo ai figli solo cemento»

«Attenti ai nuovi capannoni: qui la disoccupazione non c’è»

 

GRIGNO - Si riuniscono da ottobre, a volte in qualche casa privata, altre al bar. «Per riflettere sul presente e sul futuro del paese, per monitorare i problemi di Grigno e Tezze, con un occhio all'attività amministrativa in Comune», dicono. Sono partiti in cinque, ora sono una ventina. Si sono pure dati un nome, anche se ancora non hanno formalizzato alcunché, né hanno una sede stabile. Si sono battezzati associazione «Osservatorio Grigno - Tezze».

Hanno appreso dal giornale degli annunciati nuovi insediamenti industriali in zona, l'ultimo è quello della Ares Industrie srl, nel capannone della Precompressi Valsugana spa, trenta addetti a regime, nel 2010. «Niente da dire, sul punto. Siamo a favore di nuovi posti di lavoro, ci mancherebbe» premette Massimo Boso, membro del neonato Osservatorio Grigno-Tezze. «È che in zona il problema occupazionale è praticamente inesistente, se non per alcune donne. Vero che c'è qualche azienda in difficoltà: piuttosto si sostenga queste... Qui vengono soprattutto da fuori. Per lavorare nei capannoni della zona produttiva, vengono anche da Arsiè, da Enego, oltre che da altri paesi della Bassa».


Ma da dove arrivano i dubbi sulla localizzazione di nuove aziende? Boso risponde accennando alle voci che, in paese, preannunciano per il futuro l'utilizzo completo, con nuove edificazioni, delle aree produttive ancora libere. E la prospettiva spaventa. «Già siamo un paese che deve fare i conti con la presenza della statale 47, ipertrafficata, e con le cave lungo il Brenta. L'ulteriore espansione industriale peggiorerebbe la situazione. Dall'alto, già ora vedi una linea continua di capannoni e cemento. Non possiamo castigare ancora di più una zona a disagio di suo, non possiamo sottrarre altre aree verdi. Già ce ne sono poche...».

Occorrerebbe dell'altro, secondo Massimo Boso e gli altri membri dell'«Osservatorio». Si dovrebbe investire di più nel terziario: «Potremmo diventare la porta d'entrata del Trentino, anziché essere la porta d'uscita come siamo adesso. E si potrebbe anche investire sul sociale: a parte i bar, il calcio e le fabbriche, cos'altro c'è per i giovani dopo l'orario di lavoro?».


«A Castelnuovo, dove ci sono grandi fabbriche, c'è un paese che cresce, anche demograficamente, con investimenti pubblici e privati, abitazioni per le giovani coppie» osserva Boso «qui a Grigno non si vede niente del genere. Servirebbero anche piccole cose, come sistemare gli ambulatori, inadeguati, mettere in sicurezza la provinciale nei tratti senza marciapiede. Attenzione» specifica «non intendiamo colpire alle spalle nessuno, niente contro la maggioranza al governo del paese. Vorremmo però sensibilizzare chi vive qui. Vorremmo che si cominciasse a discuterne. Ha ragione l'assessore Benedetti (l'Adige, 17 gennaio, ndr) a dire che la Valsugana dovrebbe pensare di più alla qualità. Non possiamo lasciare ai nostri figli solo una grande, inarrestabile macchia di cemento».

L'impatto sul paesaggio e gli spazi verdi «mangiati» dagli stabilimenti produttivi. Ma pure qualche emissione sospetta. Il disagio di alcuni cittadini, tramite l'«Osservatorio», è finito sul tavolo dell'Appa, l'Agenzia provinciale protezione dell'ambiente, sollecitata ad intervenire in zona.


Do. S.

l’Adige, 27 gennaio 2008

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