Tra 15 giorni l'incontro organizzato dai vertici del sobborgo.
Il presidente Pintarelli: «Siamo critici»

Cittadella militare, Mattarello dice «no»

Ieri l'assemblea contro l'opera: «Creiamo un comitato come a Ravina»

 

TRENTO - Mattarello ribadisce con forza il suo «no» alla realizzazione della «cittadella militare» prevista a San Vincenzo. Ieri sera, nel teatro parrocchiale del sobborgo a sud di Trento, la comunità ha manifestato ancora una volta la contrarietà all'opera.

L'occasione per tornare a parlare della struttura da 1.600 posti è stato l'incontro organizzato da Franco Tessadri (ex componente della commissione servizi e territorio della circoscrizione) dall'eloquente titolo «Cittadella militare? No grazie». Un centinaio le persone che hanno affollato il teatro parrocchiale. Molte arrivate anche da sobborghi vicini. In sala, però, non c'era il presidente della circoscrizione. «Da parte nostra - spiega Bruno Pintarelli - abbiamo già in programma un'assemblea, tra un paio di settimane, a cui parteciperanno anche il sindaco Alberto Pacher e la giunta, oltre ai vertici militari». Netta la posizione sulle caserme: «Siamo sempre stati contrari e lo siamo ancora. La realizzazione di quest'opera intaccherà molto terreno agricolo».


Al centro dell'attenzione, ieri, il contesto militare italiano. E alcune domande specifiche: «Quali le problematiche ambientali e sociali, che potrebbero sorgere da una scelta così impattante? Perché rispetto ai gravi problemi finanziari che vedono coinvolto l'intero apparato ministeriale della difesa si vuole nella nostra piccola realtà creare costose strutture militari? Potrebbe esserci qualche collegamento strategico-militare con le non troppo lontane «base di Aviano» e di Vicenza?». In questo spirito, la serata si è aperta con la proiezione del filmato «Aviano Italia».


Quindi, il breve intervento di Tessadri, che ha proposto di creare un comitato anti-cittadella. «La vicenda del muro Cavit a Ravina - ha detto - ha dimostrato che se ci si oppone in modo deciso a un'opera si viene ascoltati dall'amministrazione». E non ha usato mezzi termini nemmeno Andrea Licata, ricercatore dell'Università di Trieste. «C'è il rischio  ha spiegato  che in futuro la struttura si allarghi. Una prospettiva resa ancora più reale dalla vicinanza con l'aeroporto».

Così le persone in sala. «Esiste anche un problema acustico, visto che all'interno della struttura sono previste piste di atterraggio per gli elicotteri. E già adesso ci sono esercitazioni notturne» ha detto Antonio Paonessa. «Non si tratta solo di una questione urbanistica» gli ha fatto eco Stefano Bleggi. «Ben venga il comitato -ha continuato -anche perché questa questione interessa tutta la città: bisogna muoversi fin d'ora perché qui non succeda come ad Aviano». E Massimo Passamani: «Il 30 per cento della base sarà sottoposto a segreto militare. E questo spaventa: all'interno potrebbero effettuare sperimentazioni di armi». Al termine della serata, Tessadri ha avviato la raccolta firme per il comitato.


Annalia Dongilli

Corriere dell’Alto Adige, 1 febbraio 2008

 

 

«Sarà una vera base militare»

 

Una base vera e propria, non una «semplice» cittadella militare. Una questione provinciale e non solo di Mattarello. Se i timori emersi nel corso del dibattito di ieri sera (nella foto) si rivelassero fondati, il Trentino si troverebbe ad affrontare una «vertenza» decisamente insolita: quella di una presenza armata invasiva e con vocazioni offensive che pone interrogativi morali. Perché i 30 ettari di terreno agricolo pregiato (così li ha definiti Franco Tessadri, animatore dell'incontro) destinati all'esercito per compensare la cessioni di altre aree si trovano in una posizione particolare. Sono vicini ad un aeroporto e non troppo lontani da Vicenza: fanno pensare ad un collegamento con l'ampliamento della base americana di Ederle.

 

Secondo le testimonianze raccolte nel corso della serata, ciò che verrà costruito su un terzo dell'area è coperto da segreto militare. Niente di sorprendente, se non fosse che dal sito del Ministero si scopre comunque che verranno realizzati una pista di atterraggio per elicotteri, delle armerie e dei poligoni di tiro. «È difficile credere all'idea semplicistica di un villaggio militare», argomenta lo studioso Andrea Licata, dell'università di Trieste. Difficile perché altri indizi sembrano convergere su ipotesi più «complesse». Ad esempio l'improvviso interesse manifestato dal colosso industriale Finmeccanica che fattura 15 miliardi di euro e che ha grandi interessi nel campo degli armamenti per l'apertura di un centro di ricerca in Trentino. E, suggerisce qualcuno, anche l'avvento di Microsoft a Povo potrebbe non essere slegato dalla vicenda, così come l'istituzione del corso di laurea di tecnologie biomolecolari: «In Italia è in crescita la ricerca militare», aggiunge Licata.

 

In circoscrizione, nei giorni scorsi, l'amministrazione comunale non si è fatta vedere, ma i cittadini intendono chiedere conto di questa scelta: «I militari hanno bisogno dell'ospitalità politica», avverte Licata. Che mette anche in guardia circa la «collaudata tecnica militare» dell'«insediamento progressivo». Trenta ettari sono già una dimensione ragguardevole dato che si parla di 1.600 soldati, anche se non si conosce la nazionalità. Gli Usa, in particolare, sono alla ricerca di spazi per ridislocare le proprie basi (in Italia, fra Ghedi ed Aviano, hanno 90 testate nucleari, la più potente delle quali è dieci volte più impattante di quella sganciata su Hiroshima). Sabato 9 febbraio la prima iniziativa di sensibilizzazione con la distribuzione di materiale informativo in piazza Pasi.


Mattia Eccheli

l’Adige, 1 febbraio 2008

 

 

Successo per l’iniziativa voluta da Franco Tessadri.
Pronto un comitato per il no
Mattarello si ribella alla caserma
Affollata assemblea: «Sarà una vera base militare»

 

MATTARELLO. “No” alla cittadella militare. Quindici cittadini, provenienti anche da altre Circoscrizioni (Ravina) e Comuni (Besenello) hanno sottoscritto la proposta di costituire un comitato contrario all’opera che dovrebbe sorgere a Mattarello. Ciò è avvenuto l’altra sera, dopo una prima assemblea indetta un mese e mezzo fa e in attesa che ne organizzi una la Circoscrizione con politici e esercito.

 

«L’obiettivo - ha spiegato il cittadino promotore Franco Tessadri - è quello di creare un primo gruppo di persone di Mattarello direttamente interessate al problema ed unirci con le altre Circoscrizioni di Ravina e Villazzano ed associazioni, formando un ampio e variegato movimento contro la guerra e le sue basi anche in Trentino».

 

Futuro comitato che sullo slancio di quello di Ravina (contro il muro Cavit), come ha accennato in apertura il graffiante Tessadri, vuole scoraggiare l’intervento che ha poco fair play ma tanto di militarizzazione del territorio, come è avvenuto a Vicenza e in particolare ad Aviano. E proprio all’inizio dell’incontro si è proiettato il filmato “Aviano Italia” che ha mostrato come il paese friulano sia “americanizzato” con il palazzo della Cia sorto proprio a fianco del municipio, oltre all’enorme ampliamento della base militare apportato nel 2000. Una base che annida 50 bombe atomiche ed altre 40 sono conservate nella base di Ghedi (Brescia) con il comitato “Via alle bombe” che ha fatto ricorso ed attende la risposta della Cassazione. Più di cento persone si sono ritrovate per ribadire il “no” alle nuove caserme progettate nella località di San Vincenzo, questa volta alla presenza dell’esperto Andrea Licata, ricercatore all’Università di Trieste, studioso di aree militari.

 

Licata, dopo aver richiamato le problematiche ambientali, sociali e finanziarie dell’intervento, ha messo in guardia da tutte le varie sfaccettature che si celano dietro la parte di progetto (la metà, 15 ettari) coperto dal segreto militare. Non c’è niente di certo, ma ha voluto dettare alcuni ragionamenti. Saranno italiani, americani o un misto di soldati? Ospiteranno i soldati per un periodo di riposo tra una missione e l’altra (sono 20 i Paesi che attualmente ospitano soldati italiani)? Dovranno realizzare armamenti almeno per difendersi? Il vicino piccolo aeroporto non è da escludere che diventi un valore aggiunto per la base. In prospettiva avranno bisogno di ampliarsi, vedi Vicenza e Aviano. E all’esterno? Che impatto avranno 1600 nuovi residenti sui servizi, scuola e quant’altro a Mattarello e Trento?”.

 

Al richiamo ammonitore, c’è chi ha spronato tutti ad una maggiore responsabilità sociale, etica e morale. «Motivi per temere il peggio ci sono vedi, ad esempio, la Finmeccanica, la più grande fabbrica produttrice di armi (58 mila dipendenti) che intende sbarcare in Trentino». L’intenzione del nascente comitato è quella di non far partire i lavori in modo che l’area, ora espropriata integralmente, venga trasformata in un grande parco, un polmone verde. Intanto però, in un angolo di area, sono già state fatte le prove del riporto di due metri di porfido che si dovranno spalmare sui circa 30 ettari in quanto la zona è notoriamente paludosa soggetta ad esondazioni dell’Adige.

 

(g.m.)

Trentino, 2 febbraio 2008

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