Folgaria, Lavarone, Luserna: altipiani minacciati
La lobby degli impianti e del cemento

(Tutto sugli "sviluppi" sugli Altipiani
su Amici degli Altipiani e Folgaria235.com)

 

 

A un anno dalla sua costituzione, la nostra associazione desidera esprimere le proprie preoccupazioni per la sorte degli altipiani di Folgaria, Lavarone e Luserna. Non si tratta soltanto della non condivisione di un modello di sviluppo turistico incentrato sulla monocoltura dello sci e sull'offerta di un prodotto di massa anziché sulla valorizzazione della specificità del territorio e sulla qualità. Quello che soprattutto preoccupa sono le logiche che ispirano e muovono questo «modello», logiche che sembrano rispondere più alle esigenze e agli interessi di privati imprenditori che non a quelli delle comunità locali e che si affermano attraverso meccanismi assai poco trasparenti e partecipativi. Il piano di sviluppo turistico dei tre comuni è stato concepito nelle «chiuse stanze» e viene realizzato senza essere mai stato sottoposto al vaglio e all'approvazione delle popolazioni interessate. Per quale ragione?

 

Sugli altipiani esistono due importanti circuiti economici, tra loro interconnessi, che condizionano e orientano le scelte in tema di offerta turistica e di attività economiche alternative. Si tratta del circuito degli impiantisti e del circuito degli immobiliaristi che si alimentano reciprocamente anche grazie all'apporto fondamentale del pubblico denaro.

I due circuiti possono essere descritti attraverso uno schema societario (cfr) realizzato tramite visure camerali aggiornate, che evidenzia come la società Tempo Libero Folgaria costituisca il punto di raccordo tra impiantisti e immobiliaristi.

 

La Tempo Libero è controllata per il 69% da società immobiliari di proprietà dei Gruppi Marangoni, Zobele, Dalle Nogare e Lino Pergher. La Tempo Libero - presieduta dall'imprenditore Remo Cappelletti - è il maggior azionista privato (37,7%) della Carosello Ski, cabina di regia e centro nevralgico del sistema impiantistico degli Altipiani. Presidente della Carosello Ski è ancora Remo Cappelletti.

 

L'altro grande azionista della Carosello Ski è la Trentino Sviluppo (controllata al 98% dalla Provincia di Trento) che detiene il 37,7% pari a 2.582.284 euro della società impiantistica. All'azionista privato e a quello pubblico si affianca il secondo soggetto pubblico, il Comune di Folgaria, che detiene il 4,8% del capitale.

 

La Carosello Ski controlla con il 38,84% la seconda grande società impiantistica, la Impianti Maso presieduta sempre da Remo Cappelletti. In realtà il maggiore azionista della Impianti Maso è la Trentino Sviluppo con il 41,7% del capitale. Tuttavia la Carosello Ski disponendo del 50,94% dei voti in Assemblea ordinaria controlla la Impianti Maso mentre la Trentino Sviluppo, pur avendo 41,72% del capitale, ha solo il 23,57% dei voti. Questo perché la sua partecipazione è rappresentata per il 17,79% da azioni ordinarie e per il 23,76% da azioni privilegiate. Queste ultime hanno diritto di voto solo nelle assemblee straordinarie. L'altro azionista pubblico della Impianti Maso è il comune di Folgaria che detiene il 18% di modo che il capitale pubblico rappresenta il 60% dell'intero capitale sociale.

 

Riteniamo che in linea di massima si possa così ricostruire il funzionamento e le interconnessioni tra i due circuiti nonché le modalità di afflusso dei fondi pubblici. La Provincia, azionista attraverso la Trentino Sviluppo delle società impiantistiche, le finanzia tramite contributi e ricapitalizzazioni per perdite.

Le società impiantistiche con ulteriori capitali presi a prestito dalle banche, investono in impianti e in promozione dei caroselli sciistici. La gestione degli impianti produce perdite che richiedono ulteriori interventi della Provincia e delle banche. Per ottenere nuovi contributi e finanziamenti bancari è però necessario investire in nuovi impianti che a loro volta producono perdite, e così via. Non ci si può fermare, pena il collasso finanziario!

 

L'indotto positivo di questo primo ciclo appare del tutto marginale come dimostrano lo spopolamento dei paesi, la fuga dei giovani, la crisi delle strutture alberghiere, la chiusura di esercizi commerciali. Inoltre, nell'indotto negativo, andrebbe conteggiata la distruzione del territorio. La promozione di un carosello sciistico in continua espansione consente invece ai gruppi immobiliari privati di costruire e promuovere commercialmente case e residence che vengono venduti realizzando profitti.

Così, alla fine del ciclo, si conclude la trasformazione di fondi pubblici e debiti bancari in profitti privati e si realizza il vero indotto della costruzione di impianti. Quello a favore delle imprese edili e dei committenti che commercializzano gli immobili. Quando e se necessario, tali imprese possono immettere nel sistema impiantistico risorse per alimentare il volano finanziario che sostiene il ciclo. «Non c'è sci senza mattone», ha dichiarato l'estate scorsa Remo Cappelletti. Noi riteniamo vero soprattutto il contrario, ossia che «non c'è mattone senza sci».

 

Augusto Sartorelli, presidente dell'associazione Amici degli Altipiani

l’Adige, 2 febbraio 2008

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