Latte crudo: sanzioni da chi dovrebbe tutelare gli allevatori
Nel latte crudo più qualità che nel latte alimentare

 

 

Vendono latte fresco: multati dalla Sav
I Dalzocchio di Albaredo con il «self service» al Brione

 

Saporito, sempre reperibile ed economico, in pochi mesi il latte self-service ha conquistato i roveretani. Lavorano infatti a pieno regime i due distributori automatici presenti da qualche mese in città, in via Chiocchetti al Brione e in via Dante. Apprezzato per la qualità, il latte crudo ha dalla sua anche il prezzo, che si mantiene attorno all'euro per litro in un periodo di diffusi rincari. Ma gli allevatori, che si occupano personalmente del latte dalla mungitura al caricamento dei distributori, sono entrati nel mirino della Sav.


«La Sav, a cui destiniamo la gran parte della nostra produzione, ci ha appena fatto arrivare una sanzione - spiega Fabiano Dalzocchio, gestore con la moglie Marisa del self-service del Brione - pari al 25% dei proventi del nostro distributore». Alla base della questione c'è il complesso meccanismo delle quote-latte, ma i coniugi Dalzocchio sono convinti di non aver fatto nulla di male: «sanzioni analoghe sono arrivate anche agli altri gestori, e ci stiamo interrogando sul da farsi perché la riteniamo una cosa ingiusta. Oltretutto la Provincia aveva incoraggiato l'apertura di questi distributori, ritenendola un'opportunità per salvare l'allevamento di montagna». Per Fabiano e Marisa questa faccenda è l'unica macchia di un'attività che, in questi primi mesi, ha dato grandi soddisfazioni: «Siamo allevatori da venticinque anni - spiega Fabiano - e il distributore che abbiamo aperto lo scorso novembre ci dà la possibilità di mantenere l'attività della nostra stalla, dal momento che il ricavo dalla vendita nella tradizionale filiera era sempre più basso. Certo, è un bell'impegno: oltre ai due viaggi quotidiani per il caricamento della macchina, che a volte diventano tre, dobbiamo essere reperibili 24 ore al giorno per l'eventuale assistenza al cliente».


Abitano ad Albaredo di Vallarsa con i figli Davide e Daniele, poco lontano dalla stalla in cui, tutti e quattro, si prendono cura delle loro mucche. Sono quaranta, di razza bruna e grigio alpina, non acquistate ma allevate da loro, in stalla, dove sono ospitate anche trenta giovani manze destinate a prendere il loro posto a carriera finita.


Quando arriviamo alla stalla di Fabiano e Marisa, è l'ora della mungitura. Mollemente adagiate sul loro letti di paglia, le bovine si rianimano appena viene accesa la macchina per la mungitura automatica e si mettono in coda, da sole. «Facciamo due mungiture al giorno - spiega Fabiano - una la mattina presto alle cinque e una nel tardo pomeriggio, attorno alle sei». Un rito con regole fisse: le mucche attendono pazienti di entrare, sei alla volta, nella sala adibita allo scopo. Qui vengono lavate con cura, e successivamente munte dalla macchina. Venti litri al giorno, in media, la produzione di ciascuna. Il latte viene poi raffreddato fino alla temperatura di quattro gradi, versato nelle cisterne, e portato immediatamente a Rovereto. Dalla mucca al distributore automatico, il tempo è da record: un'ora e mezza circa. «Alla gente il latte crudo è piaciuto fin da subito tantissimo - racconta Fabiano -. È saporito, ma non per questo grasso. Ci dicono che è più digeribile di quello del supermercato. Spesso capita di dover fare viaggi imprevisti per caricare il distributore: viene utilizzato a tutte le ore, anche a notte fonda. Il giorno di Natale, poi, c'è stato un boom».


Una buona parte dei clienti, raccontano i gestori, viene da fuori: Mori, Villa Lagarina, Isera. Fabiano fa già altri progetti: «sarebbe bello vendere anche il latte di malga, che le nostre mucche producono per tre mesi, d'estate». Gli fa eco il figlio Davide: «oggi faccio l'elettricista, ma mi piacerebbe lavorare a tempo pieno nella stalla dei miei genitori. Qui in Vallarsa non è facile trovare lavoro vicino a casa, ma quest'idea dei distributori sta sostenendo l'attività dagli allevatori, l'economia di montagna».


Michele Ianes 

l’Adige, 6 febbraio 2008

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