OGM: incidenti prevedibilii

 

 

È passata completamente inosservata la notizia, tranne su La Stampa del 16 gennaio scorso, del nuovo episodio giudiziario della vicenda relativa al danno della banca dei semi dell’Istituto di genetica vegetale di Bari (IGV). I primi risultati della perizia ordinata dal sostituto procuratore di Bari,Marco Dinapoli, riferiscono di un danno enorme arrecato al patrimonio dell’umanità e dello Stato italiano, la banca dei semi curata dal Dott. Perrino dal 1983, che racchiudeva l'80% delle risorse genetiche vegetali italiane, la seconda in Europae tra le prime dieci per importanza al mondo. Culla della biodiversità mondiale, il tesoro sarebbe stato in parte distrutto in seguito alla mancata riparazione dei frigoriferi nel 2003 (circa il 30% degli 84.000 campioni di semi distrutto). Unicamente con grossi sforzi di rigenerazione come la semina in campo aperto e un semplice finanziamento di 130.000 euro si potrà recuperare gran parte della diversità dei campioni dei semi. È quanto riferisce il procuratore nella sua missiva ai ministri dell'Ambiente, dell'Agricoltura, dell'Università, ai presidenti del CNR e alla Regione Puglia sui risultati parziali della perizia ordinata dalla procura di Bari.

 

Era a suo tempo ugualmente passata inosservata la notizia del rinvio a giudizio del Dott. Luigi Monti, per i reati di abusi in atti di ufficio, di cui un fascicolo archiviato a seguito di "avocazione" anomala, nel 2006, e l'altro in via di esserlo, in seguito alla stessa. Il fascicolo più importante, per reato di danneggiamento grave al patrimonio genetico, è contro ignoti.

 

Basta tuttavia una semplice occhiata al curriculum del direttore ufficialmente in carica dal 2002, Luigi Monti, per immaginare come il mantenimento di temperature troppo elevate per un anno di seguito non sia un fatto casuale. Primo, perché un esperto, dirigente del Cnr, non solo non deve permettersi, ma normalmente non incorre in errori così grossolani. Secondo, perché dal curriculum si evince chiaramente il "conflitto d’interessi". Un interesse più votato al "miglioramento" genetico che non alla conservazione dei vecchi semi e dell'agrobiodiversità.

 

Come mai un esperto in biotecnologie come Luigi Monti si è trovato a potere non solo accedere ma anche a determinare l’incuria della banca frigorifera dell’Istituto del Germoplasma di Bari, dalla sua carica di direttore del nuovo "Istituto di Genetica Vegetale" (IGV) (nel quale è confluita la banca del germoplasma) dal 1  novembre 2002? Semplicemente perché nel 2002 - se ne sono fatte di cose strane subito dopo l’11/9! - l’Istituto del Germoplasma del CNR di Bari viene accorpato ad altri quattro istituti del CNR diventando IGV. Esso nasce dalla fusione dell’Istituto del Germoplasma di Bari, che contiene la banca di conservazione dell'agrobiodiversità, con l’Istituto per il Miglioramento Genetico delle Piante Forestali di Firenze, l’omonimo delle Piante da Orto e da Fiore di Portici, l’omonimo delle piante Foraggere di Perugia e l’omonimo degli Agrumi di Palermo, che sono tutt’altra cosa! Oltre al fatto che da oltre un decennio sono più interessati al transgenico che non alla conservazione delle risorse genetiche vegetali. Si noti quanto è subdolo lo slittamento, da germoplasma a "miglioramento genetico" e poi, guarda caso, gran parte del germoplasma viene messo a rischio o "distrutto".

 

Imputare tutta la vicenda a una rivalità professionale è di una ingenuità disarmante. Le multinazionali degli OGM, spesso dietro a questi professoroni, hanno interesse a distruggere la biodiversità e stanno facendo di tutto per imporci le loro piante geneticamente modificate, che contengono veleni, a costo di distruggere irrimediabilmente la vita sulla terra. La rivalità professionale appare pertanto un ridicolo diversivo.

 

E ad ogni modo anche se Luigi Monti fosse stato guidato da sentimenti di rivalità, o viceversa il responsabile della banca genetica dal 1983, Pietro Perrino, che egli ha continuamente tentato di esautorare, nulla toglie che esso sia colpevole per non essere intervenuto a riparare gli impianti del freddo per evitare di mettere a repentaglio un patrimonio dell’umanità. Si spera solo che contrariamente a chi appicca il fuoco, chi si macchia di tali reati, subisca pene severe. Tutto sta ad indicare di no. Sarebbe sorprendente il contrario, in un paese dove si rischia la cartella esattoriale per una multa non pagata, mentre i grossi criminali vengono continuamente premiati, vuoi dai partiti, vuoi dalla finanza internazionale.

 

Che la vicenda serva da avvertimento per come intendono avanzare le agende di imposizione degli OGM: con subdoli slittamenti "semantici" come quello consentito dalla soglia di tolleranza "accidentale" di presenza dello 0,1% (1 grammo per chilogrammo!) di OGM nel cibo biologico, a partire dal 1 gennaio 2009, e dello 0,9% in Europa. Perché di sicuro la presenza "accidentale" spalanca le porte "all’incidente" della presenza in natura. E allora sarà troppo tardi. Il geneticamente modificato è geneticamente resistente e si diffonde nella natura con il vento e gli insetti, schiacciando la biodiversità. Ed è quello che le multinazionali aspettano: l’incidente – programmato -, dal quale ritireranno la manina e daranno in pasto ai giornali un diversivo. Ad esempio la rivalità professionale tra due professori. O l'incuria, la corruzione, la mafia "nostrana".

 

Elefanti dalla visione lunghissima, saranno sempre in tempo un giorno per ripropinarci alcuni vecchi semi che nascevano spontaneamente in natura - nel frattempo conservati nell'arca di Noé di Rockfeller – però a quel punto dovremo pagare le royalties per dei semi sterili.

 

Nicoletta Forcheri

12 febbraio 2008

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