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L'Africa di Bush

 

Si è appena concluso il viaggio di George Bush in Africa, il secondo nei suoi quasi otto anni di mandato presidenziale negli Stati Uniti. Quale il vero scopo dei suoi incontri?

 

George W. Bush ha dunque concluso il suo viaggio africano che lo ha visto in Benin, Tanzania, Rwanda, Ghana e Liberia. È normale chiedersi perché il presidente americano ha visitato questi e non altri paesi africani. Non è, naturalmente, solo questione di tempo, anche se sappiamo che Bush ha un’agenda di lavoro sovraccarica. Ma non siamo lontani dal vero se pensiamo che ha voluto visitare gli “amici” ed esecutori della politica americana. Vorrei semplicemente soffermarmi un attimo sulla scelta del Rwanda come paese da visitare.

 

Si tratta di un territorio di poco più di 26mila kmq di superficie, un puntino invisibile sul mappamondo se confrontato agli spazi immensi americani (più di 9milioni di kmq!). Che ci è dunque andato a fare Bush dal suo amico Kagame? Non certo a ringraziarlo dell’abolizione della pena di morte che aveva fatto votare al parlamento rwandese l’estate scorsa e che era valsa a Kagame l’assegnazione del premio dell’abolizionista dell’anno di Nessuno tocchi Caino! L’ex governatore del Texas era un innamorato dell’esecuzione capitale!

 

Pensiamo vi sia andato per ringraziare il suo omologo rwandese del buon coltan che, sottratto con rapina al suolo della Repubblica democratica del Congo, ha fatto puntualmente pervenire all’industria elettronica americana. E per ringraziarlo (congratulations!) di essere stato il primo a mettere truppe a disposizione della forza Onu-Ua che dovrebbe garantire pace in Darfur ed evitare un altro genocidio (come gli americani definiscono quanto succede in quella regione del Sudan). Forse, però, Bush non ha pensato che la compagnia di Kagame fosse la meno raccomandabile! Saprebbe dirci Bush che tipo di democrazia esiste in Rwanda e che tipo di difensore dei diritti umani è il suo amico Kagame? La stampa internazionale ha sottolineato soprattutto la condanna che Bush ha fatto a Kigali dell’inerzia della comunità internazionale in occasione del genocidio del 1994, giudicando che non avesse agito in tempo per prevenire quella tragedia. “Dobbiamo riconoscere questo torto rendendo omaggio alle vittime di questa tragedia”, ha detto Bush. Peccato che il presidente americano abbia allora avuto un’amnesia imperdonabile: perché nemmeno un accenno a quei milioni di persone, soprattutto donne e bambini (i giornali congolesi parlano di 4 milioni!) che sono perite in Rd Congo con la benedizione di Kagame?  Che ne direbbe lo zio Tom?

 

Padre Aurelio Boscaini

Nigrizia, 25 febbraio 2008

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