Murati tra le caserme finiremo sott’acqua
Le paure e la rabbia degli abitanti di San Vincenzo
per l’arrivo dei militari e il futuro della campagna

 

San Vincenzo di Mattarello è un dolce intrico di fosse e canali che delimitano vigne e frutteti. Il terreno è molle, gonfio d’acqua, anche in questo inverno così scarso di precipitazioni. Un borgo fatto di poche case a ridosso della ex statale 12, qualche capannone sparso tra i meleti e una spianata a coltivo punteggiata di cabine di pompaggio e sistemi di drenaggio celati tra i frutteti. Ezio Fedel, classe 1929, vive a San Vincenzo al civico 34 dall’inizio degli anni 70, quando con fatica, sudore e tre mutui riuscì a costruire la sua casa di due piani. Sposato con quattro figli, frutticoltore dopo una vita in banca, Fedel non ha perso la voglia di combattere e far sentire la sua voce. All’assemblea pubblica sulle caserme qualche giorno fa si è alzato e con voce ferma ha contestato l’atteggiamento del Comune in occasione della variante al Prg del 2001. Sul tavolo della cucina, cosparso di planimetrie e documenti, mostra una lettera del 21 maggio 2002. È la risposta, peraltro negativa, ricevuta dalla famiglia Bridi in seguito all’osservazione che presentarono. Scettico della prima ora sull’utilità di nuove Caserme una volta eliminata la ferma obbligatoria, Fedel chiese al Comune di rivedere la scelta di San Vincenzo come loro destinazione. «A parte il fatto che non servono a nulla, le caserme penalizzano la zona sia in ordine di vivibilità, di sicurezza e di valore degli immobili» dice. La casa di Fedel, come le altre di San Vincenzo, verranno inserite in spazi geometrici ritagliati appositamente dal perimetro delle caserme, e verranno circondate o da un muro o da una recinzione massiccia che chiuderà loro la visuale sulla campagna, con un simpatico effetto «lager». I problemi più seri però sono legati al drenaggio delle acque dal terreno. «Ho chiesto al Sindaco se mi devo comprare una gondola. Qui rischiamo di finire sotto acqua, altro che piscina» incalza semiserio Fedel.

 

Come un cuneo che entra tra le case di Fedel e di Elena e Gino Chistè e della famiglia Bridi, poche decine di metri più in là, le Caserme bordeggiano la statale, tagliano la stradina di collegamento che ammorbidiva e metteva in sicurezza l’uscita di San Vincenzo sulla statale ma, soprattutto, vanno a inglobare dentro i loro confini la Fossa della Catena, che drena l’eccesso d’acqua dalla campagna. «Il perimetro della Caserma è proprio a metà della fossa, e mette in pericolo lo scolo delle acque in caso di forti piogge. Io chiedevo che il perimetro venisse spostato solo qualche metro più in là a nord ovest, e che seguisse la linea naturale della Fossa della Catena». In questo modo si sarebbe salvato anche il pozzo e la cabina di pompaggio dell’acqua che ora viene gestito dal Consorzio irriguo e antibrina di Mattarello. «Così veniamo tagliati fuori dal servizio del Consorzio e dovremo decidere se farci un nuovo pozzo e una nuova cabina o lasciar perdere la campagna» dice indicando il suo piccolo frutteto, uno dei pochi della zona che non verrà tagliato per far posto alle Caserme. Le rassicurazioni sulle necessarie opere di drenaggio e scolo delle acque a favore delle case di San Vincenzo si sono sprecate, sia prima che durante l’assemblea pubblica, ma di impegni scritti, formali, Fedel non ne ha visti. «E se poi si tirano indietro? E se poi ci costringono ad andarcene perché con lo scolo delle acque bloccato l’area si allaga?».

 

Le stesse domande se le pone anche Elena Chistè. La incontriamo mentre torna dalla campagna. Vivere a ridosso della statale non è stato facile per la sua famiglia, che ha trovato un po’ di pace solo dall’apertura della nuova tangenziale. E ora arrivano le Caserme. «Questo era il mio angolo di paradiso» dice indicando la campagna Elena Chistè. Un paradiso che potrebbe trasformarsi in un inferno di camion, polvere, rumore e inquinamento. «Che le facciano le Caserme, noi non possiamo farci nulla. L’importante è che l’acqua venga scaricata nella Fossa, altrimenti i campi si allagano e marcisce tutto». In cantina Ezio Fedel ci tiene una pompa per estrarre l’acqua. Elena Chistè mostra il suo orto. Ha scatenato le galline in una guerra biologica contro gli insetti e altri animaletti dannosi. Nonostante l’arsura la terra dell’orto è satura di acqua tanto che affiora alla superficie. «La casa la costruì il nonno nel 1920, fu lui a incanalare la roggia. Anni dopo, quando rifecero la fossa biologica, scoprirono la roggia, ormai dimenticata, proprio là sotto quel mucchio di legna, che scarica nella Fossa della Catena. È larga almeno due metri, i sassi del canale sono levigati dalla forza che ha la corrente. La falda scende dal lago di Caldonazzo, lo so perché ci fecero le prove con i coloranti, anni fa, e stabilirono che veniva da lì. Ma sono passati anni, non so nemmeno se è segnata sulle mappe». Un fiume che passa sotto i piedi e nessun segnale della sua silenziosa forza. «La mia paura è che, anche se preparano i drenaggi, ci dicano che è impossibile impedire gli allagamenti e ci facciano andare via. Così i militari si prenderebbero tutta l’area.» La campagna brilla melmosa nella luce del pomeriggio, tra le sterpaglie qualche sprazzo di verde. «Dalla parte della statale non ci guardo mai» dice Elena Chistè. Le stradine di collegamento che si inerpicano dolci verranno sacrificate per il bene delle Caserme, gli alberi tagliati, le vigne dismesse, il terreno asportato. Al loro posto sorgerà una bella Caserma nuova di zecca, con un campo da calcio, tre campi da tennis, una piscina e un cinema.

 

Irene Viola

 

 

Le osservazioni dei residenti in occasione della variante al Prg
«Non interrompete la Fossa della Catena»

 

Dal Comune, dove si era recata a chiedere informazioni e far presente il problema dello scolo delle acque nelle zone a ridosso delle caserme, Elena Chistè fu dirottata ai servizi tecnici della Provincia. La risposta ottenuta da un dirigente provinciale - racconta - fu: «Ma signora, non capisco di cosa si preoccupi. Non è contenta che arrivino i militari a proteggerla?» Sopra Ezio Fedel davanti alla campagna. Nelle osservazioni i residenti chiedevano di spostare la recinzione per seguire la linea naturale della Fossa della Catena invece che interromperla a metà, allontanare il perimetro delle Caserme dal bordo della ex statale 12, allacciare le abitazioni con la rete fognaria delle Caserme, soluzioni per l’impianto irriguo dei frutteti.

 

l’Adige, 3 marzo 2008

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