Caserme, pugno nello stomaco di Mattarello

 

Sono un cittadino di Mattarello dalla nascita, non mia: del paese, perché qui sono nati, hanno vissuto e sono morti i mie antenati e credo che questo significhi qualcosa. Uso il termine paese e non sobborgo o frazione perché questo è Mattarello.

Ho partecipato all’assemblea pubblica organizzata dal Consiglio Circoscrizionale per informare la popolazione sul “nuovo insediamento militare nel nostro territorio catastale”. Ho partecipato per ascoltare e capire, credendo di andare ad assistere ad un dibattito dove tutte le parti coinvolte fossero presenti. La popolazione c’era, residenti in paese e non. La rappresentanza comunale e circoscrizionale anche. La Provincia in parte, con funzionari e tecnici. Assente giustificato (dicono) il presidente Dellai. L’esercito non c’era. Perché?

Ad alcune domande e dubbi avrebbero potuto rispondere solo loro. Ho ascoltato con attenzione le relazioni dei funzionari e dei tecnici che le hanno esposte cercando di addolcire il più possibile il boccone amaro che saremmo costretti ad ingoiare, ho ascoltato il Sindaco Pacher nel tentativo di giustificare una scelta alla quale, io penso, non crede nemmeno lui, ho ascoltato i rappresentanti circoscrizionali difendersi dalle accuse di non avere preso una posizione nettamente e fortemente contraria e di non aver cercato di coinvolgere maggiormente i residenti.

Mi sono chiesto perché questa base militare (perché di questo si tratta e non di caserme) e perché qui? I numerosi interventi dei cittadini presenti sono stati decisamente contrari. Però, nonostante tre ore di assemblea, numerosi argomenti non sono nemmeno stati affrontati. Credo che nessun civile saprà mai quali tipi di armamenti e munizioni saranno stoccate all’interno della base, cosa succederà in caso di eventuali guasti o malfunzionamenti e che effetti avranno sulla salute delle persone.

Quanto tempo trascorrerà prima che qualcuno ci dica che la tanto discussa autostrada della Val d’Astico sarà necessaria per collegare in modo veloce la base di Trento a quella di Vicenza? Quanto tempo trascorrerà prima che i militari chiedano l’utilizzo o il possesso di una parte di aeroporto? Per rendere contigue le due superfici basta interrare un tratto di SS12 e di ferrovia.

Dei 1600 militari presenti non tutti saranno tranquilli padri e madri di famiglia, cosa faranno e dove andranno nel loro tempo libero? Io temo che il degrado del tessuto urbano del circondario sarà inevitabile e che creerà una dinamica vorticosa che travolgerà tutti noi e non permetterà più a nessuno di fuggire, perché anche chi volesse andarsene ad abitare in un altro posto non potrà farlo dato che il valore delle case, acquistate o costruite con molti sacrifici, diminuirà sensibilmente.

Mi consola in parte solo il fatto che faremo felici molte altre persone, i nostri vicini sudtirolesi che dopo più di quarant’anni di tentativi di liberarsi dall’ingombrante presenza militare sul loro territorio vedono finalmente esaudito il loro sogno, che purtroppo diverrà il nostro incubo.

Marino Tamanini

 

Il ministero della Difesa ha smantellato tutte le tradizioni militari del Trentino: via gli Alpini, abolita la gloriosa Brigata Tridentina, chiuse le caserme. Ma ora vuole la “cittadella militare” da 30 ettari - un’enormità, pari quasi alla base Usa in Kosovo - a Mattarello. Perché, quando di ettari ne aveva 50 e poteva restringersi su quelli, lasciandone venti per l’ospedale non ha operato quella scelta? Delle due l’una. O davvero si vuole costruire una base collegata a quella di Vicenza (e certo, ecco spiegata l’altrimenti incomprensibile Pirubi) o si tratta di una speculazione incrociata fra immobiliaristi trentini, sempre attivissimi nella distruzione del territorio, e militari. In ambedue i casi la cosa è gravissima.

La prima per ovvie ragioni, e chiama ad una mobilitazione nazionale. La seconda perché i paesi vengono davvero violentati con totale disprezzo per chi li abita. A Mattarello ecco il ghetto da 30 ettari, che è come un pugno nello stomaco, a Ravina un muro che neppure nelle colonie, o a Gaza, sarebbe stato accettato, la Collina, scavata fino a farla franare, e il Centro Storico succhiato dagli affitti e abbandonato. Non se ne può più, e Pacher, fintanto che la gente (ma per quanto?) ha ancora fiducia in lui, dovrebbe darsi uno scossone.

Naturalmente i nostri parlamentari a Roma, non sanno nulla, ma proprio nulla delle lottizzazioni degli stati maggiori. Un tempo queste cose si sarebbero sapute, ora i silenzi e le assicurazioni che suonano da bugie lontano un miglio, non possono che accentuare le preoccupazioni, che non sono di Mattarello, ma di tutta la città di Trento.

Allora la protesta deve iniziare. Il primo atto è previsto domenica 9 marzo, da Mattarello, alle 14.30, una passeggiata per cinturare la base e mostrare cosa il paese perde se al posto di un terreno agricolo, su un terrapieno alto due metri, verrà costruito il ghetto militare.

Franco de Battaglia

Trentino, 4 marzo 2008

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