Veneto e Piemonte
No info e botte dai (P)overi (D)emocratici del TAV

 

 

Piemonte
(P)icchiano (D)uro, ma in modo democratico

 

Le primarie per la scelta dei candidati da presentare alle elezioni nel PD di Veltroni in Val di Susa non sono state propriamente un successo, dal momento che proprio a Susa la campagna elettorale è iniziata con un pestaggio in piena regola di cui si è reso protagonista (spalleggiato da alcuni aiutanti) nientemeno che il capolista di una delle liste che si contendevano “democraticamente” il voto dei cittadini.

 

Domenica mentre si recavano al seggio per votare, Franco Zaccagni e suo figlio, due cittadini valsusini che partecipano al movimento NO TAV, sono rimasti coinvolti in un’accesa discussione con il signor Torre, capolista di una lista che fa capo alla famiglia Lazzaro impegnata nel settore dell’edilizia. Franco Zaccagni sembra avesse rimproverato al sig. Torre la sua scarsa coerenza nel proclamarsi da sempre favorevole al TAV, nonostante fosse stata resa pubblica perfino in un libro una sua foto in vetta ad una famosa montagna con tanto di bandiera NO TAV sulle spalle. La reazione del sig. Torre e degli amici che lo contornavano sembra sia stata abbastanza violenta, infarcita di epiteti e minacce personali, ma pareva tutto fosse finito lì.

 

Invece si trattava solamente del prologo, in quanto Franco Zaccagni e suo figlio dopo essersi recati a votare hanno trovato all’uscita del seggio un “comitato di benvenuto” presieduto dal sig. Torre che, coadiuvato da tre dei fratelli Lazzaro, dal sindacalista Cgil Rodolfo Greco (molto noto in Valle per essere l’ultimo italiano rimasto ad affermare che il TAV porterebbe lavoro), da Mario Faieta ed altre persone non identificate, non ha esitato ad adire alle vie di fatto picchiando in maniera assolutamente democratica tanto il padre quanto il figlio, fino a mandarli entrambi senza discriminazione alcuna all’ospedale.

 

Lunedì sera alcune centinaia di NO TAV valsusini sono scesi per le strade di Susa per ribadire, oltre alla solidarietà con Franco Zaccagni e suo figlio, anche l’assoluta volontà di non lasciarsi intimidire dalla violenza di chiunque voglia imporre il TAV con l’uso della forza per meri interessi di partito o di “bottega”.

 

Sicuramente quella di domenica è stata comunque una giornata poco edificante per un partito che in Valle di Susa nasce da subito sotto una cattiva stella. Picchiare Duro, anche se in modo democratico, non sembra infatti un buon viatico per raccogliere i voti delle persone che non si sono lasciate intimidire dai manganelli della polizia e difficilmente si spaventeranno di fronte alla democrazia delle “mani” messa in atto dalla consorteria del cemento e del tondino che si nasconde all’interno dei partiti.

 

Marco Cedolin

Mompantero (TO), 4 marzo 2008

 

 

Veneto

Alta velocità
Daniele Nottegar fa il punto:
«Solo per la tratta da Peschiera a Verona c’è il preliminare, il resto?»

I veronesi contro la Tav

«Spariti sito e notizie»

 

www.tav.it non esiste più. Default: il periodico telematico dell’Alta velocità è stato soppresso. Da alcuni mesi a questa parte in Internet si trovano solo i «bollettini» di guerra dei comitati contrari all’opera: il sito ufficiale delle Ferrovie dello Stato che raccontava il progetto e il punto di attuazione delle linee, che forniva grafici sui tracciati, che rendeva pubblici gli accordi siglati con gli enti regionali, che spiegava chi erano i general contractor gestori degli appalti, che aggiornava, chilometro per chilometro e regione per regione, su costi e tempi di attuazione, quel sito è stato abolito.

 

Forse perchè troppo pieno di notizie e quindi strumento potenzialmente pericoloso in mano a chi si batte per fermare la grande infrastruttura ferroviaria? Viene da pensarlo soprattutto quando, a forza di «navigare» sul web in cerca del vecchio www.tav.it, si entra nel sito delle Ferrovie dello Stato e lì, mimetizzata nella home page tra pubblicità e orario dei treni, si trova una brutta copia dell’originale che annuncia «conto alla rovescia per l’alta capacità sulla linea Milano-Bologna». Click. Si apre una smilza pagina dedicata ai supertreni dove, per la provincia di Verona che si trova sulla Milano-Venezia, si ricorda semplicemente che «oggi sono in attività le linee Padova-Mestre e sono in realizzazione i tratti prioritari». Basta.

 

Prima c’era materiale da stancarsi a leggere, oggi invece le Fs si limitano al più banale «stiamo lavorando per voi». Non c’è più neanche - come invece prima - l’invito a rivolgersi all’osservatorio territoriale. Nel vecchio sito - ne abbiamo conservato copia - era annunciato come una grande novità: «Aperto dalle 9 alle 18 è un ufficio di relazione con il pubblico che, oltre a fornire alla popolazione informazioni sul tracciato Tav, sulle pratiche di esproprio e sulle problematiche ambientali, svolge il compito di monitorare e raccogliere le istanze emergenti per individuare le soluzioni più adeguate. È situato in corso Porta Nuova 133». Non c’è più il sito e non c’è nemmeno più l’osservatorio: il telefono suona a vuoto e, ad andarci, nessuno apre la porta. Default anche l’ufficio.

 

«Forse quelli delle Ferrovie si sono accorti che è meglio non fare troppa pubblicità alla grande opera», commenta Daniele Nottegar, portavoce del Comitato No Tav veronese, «forse hanno capito che non possono più prendere in giro la gente vendendo per oro ciò che oro non è, promettendo cose che non saranno in grado di garantire. La gente è buona ma non scema», continua, «e non puoi convincerla ad accettare i binari super-veloci sotto casa in cambio di opere compensatorie ridicole come l’asfalto alla strada o la barriera anti rumore.

 

Forse i "ferrovieri" hanno capito che è meglio lavorare sotto traccia rivelando poco dell’Alta velocità o forse il governo appena caduto, pur volendo questa grande infrastruttura, non era così convinto che fosse cosa buona e giusta e quindi ha oscurato tutto il blablabla prima disponibile in rete». «Detto questo», sottolinea Nottegar, «e volendo parlare seriamente di come stanno le cose, ciò che ci preoccupa fortemente è il nodo di Verona, cioè il punto di arrivo di Tav nella stazione cittadina. Il tracciato in entrata, cioè il Milano-Verona, è già definito, quello in uscita da Verona verso Vicenza è ancora in alto mare. Per la prima parte, purtroppo, i supertreni passeranno a Peschiera davanti al Santuario del Frassino, a Castelnuovo, a Custoza in mezzo ai vigneti, a San Giorgio in Salici taglieranno le colline moreniche e poi, sfiorando Sommacampagna, entreranno in città. Appunto, ma come?», si chiede Nottegar, «quale sarà l’ingresso a nord di Verona e l’uscita a est all’altezza di Porta Vescovo?».

 

Prosegue il portavoce No Tav: «Un mese fa ci hanno detto che il progetto preliminare per il nodo cittadino è stato approvato dal Cipe (commissione interministeriale per la programmazione economica) che ha stanziato per la stesura del definitivo 16 milioni di euro. Perchè i cittadini non sono stati dettagliatamente informati?». Nottegar chiede spiegazioni: «Da Porta Vescovo fino a San Bonifacio il progetto è fermo alla fase preliminare. Il Tar del Lazio ha rigettato il ricorso del sindaco Polo sentenziando la validità del passaggio in superficie accanto alla linea storica. Poi, è caduto il governo e quindi tutto si è fermato. Cosa farà chi andrà a guidare il paese?».

 

Nottegar suggerisce un nuovo punto di partenza: «Abbiamo chiesto a Comuni e Provincia di organizzare una sorta di tavola rotonda coinvolgendo tutte le parti in causa, le favorevoli e le contrarie, con professionisti del settore che spieghino i pro e i contro dell’opera, la convenienza (se c’è) e la reale contropartita che il paese dovrà pagare per almeno 50 anni. È ora di giocare a carte scoperte».

 

Camilla Ferro

L'Arena, 24 febbraio 2008

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