Il patto Il via libera all'accordo con Iride. Poi Acea
Il rilancio di Cofferati: «Sfideremo A2A»
Bologna con Hera punta al sorpasso

 

BOLOGNA - Hera diventerà «l'utility più grande d'Italia». Promessa del sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, che ieri ha presieduto il patto di sindacato che controlla la società. Dalla riunione dei sindaci emiliani e romagnoli quindi è giunto l'atteso via libera alla grande fusione, o meglio delle grandi fusioni. Perché di fatto il piano deciso e messo nero su bianco dagli azionisti pubblici del gruppo emiliano è appunto quello di realizzare più di un'alleanza nell'ottica, come ha precisato Cofferati, «di diventare la più grande azienda italiana del settore. Bisogna avere obiettivi alti».

 

Bologna dunque rilancia e punta apertamente a conquistare la leadership del mercato nazionale dei servizi pubblici battendo sul campo la rivale A2A. Per la nomina del nuovo consiglio di gestione di quest'ultima, proprio ieri sono state depositate le due liste. L'orizzonte della sfida che da Bologna è partita verso la superutility milanese, che proprio in questi giorni appare ingessata dalle liti tra le due anime bresciana e milanese della compagine societaria, è alto: l'obiettivo è quello di arrivare a competere ad armi pari non solo sui clienti ma anche sugli investitori. In altri termini la partita avviata da Cofferati si gioca prima di tutto in Borsa: mentre la capitalizzazione di A2A, complice l'inefficienza della governance, è crollata intorno agli 8,2 miliardi, quella di Hera viaggia sui 3, quella di Acea anche, quella di Iride sugli 1,7 e quella di Enia intorno a un miliardo. Fatte le somme il gruppo che nascerebbe da una fusione a quattro avrebbe le carte in regola per reclamare il primo posto nella classifica delle ex municipalizzate. È un obiettivo ambizioso, ma anche il segnale che il mercato attendeva da mesi per levare il tappo alla speculazione sul risiko. Si vedrà nei fatti se il sogno bolognese si tradurrà in pratica.

 

Ma intanto l'effetto sorpresa c'è stato. I soci di Hera non hanno solo indicato le strategia di crescita della loro utility ma hanno anche fatto un passo indietro. I sindaci dopo mesi di discussioni e melina hanno passato il testimone delle decisioni e delle trattative al management: cioè al presidente Tomaso Tommasi di Vignano e all'amministratore delegato, Maurizio Chiarini. I due manager incontreranno i colleghi che guidano le società candidate al merger e già nel board del 29 marzo riferiranno con chi cominciare. Probabilmente con la ligure piemontese Iride che già da tempo, per bocca del sindaco di Torino Sergio Chiamparino, ha manifestato il suo interesse al matrimonio, e poi con Acea. L'integrazione con Roma potrebbe richiedere tempi più lunghi per varie ragioni tra le quali l'alleanza della ex municipalizzata laziale con i francesi di Suez-Gaz de France. E, sempre in un secondo tempo, dovrebbe essere affrontata l'integrazione con la reggiana Enia, la più piccola e indecisa delle tre. La direttiva nero su bianco del patto è di lavorare ad un'ipotesi di fusione con altre aziende italiane multiservizi a maggioranza pubblica. Il percorso passa per la verifica «sulla base dei contatti e delle dichiarazioni d'interesse già ricevute, la condivisione di una strategia di progressiva ed ampia integrazione tra le aziende stesse, anche, ove fosse ritenuto necessario attraverso la costituzione di società di diversi settori».

 

Roberta Scagliarini

Corriere della Sera, 5 marzo 2008

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