Pesticidi e "fenomeno di deriva", verso deriva della monocoltura

 

 

Valli del Noce. Troppi veleni, un gruppo di famiglie si rivolge ai sindaci

“Irrorazioni a cento metri”

 

VAL DI NON – È necessario stabilire una fascia di rispetto di almeno 100 metri dal confine delle abitazioni e dalle loro pertinenze, vietando all’interno di essa l’uso dei prodotti chimici utilizzati in agricoltura. Lo sostiene un gruppo di famiglie della Val di Non, zoccolo del comitato spontaneo che mesi fa aveva raccolto 700 firme in calce ad una petizione consegnata all’assessore provinciale alla sanità Remo Andreolli, e che ora tornano alla carica con una lettera inviata a tutti i sindaci delle valli del Noce, in cui si chiede che le ordinanze vengano fatte rispettare, e che si tenga conto di quanto emerso da studi sul problema.

 

Referente per i sindaci che intendano prendere in considerazione le richieste è l’agronoma Patrizia Sarcletti, portavoce del gruppo di famiglie residenti in vari centri della valle preoccupati per la salute dei propri figli. “Alcuni comuni della Valle di Non hanno adottato delle ordinanze che regolano l’utilizzo di prodotti fitosanitari in prossimità delle abitazioni”, si legge nella lettera, “ma in molti casi tali indicazioni vengono disattese”; ed i controlli da parte dei privati confinanti portano spesso solamente a “forti conflittualità personali” con l’agricoltore che non rispetta le regole.

 

Viene poi ricordato uno studio effettuato dai biologi Betta e Lorenzin (tuttora funzionari provinciali) intitolato “Ecotossicologia dei pesticidi, analitica di laboratorio, biotecnologie”, in cui si affermava che dopo l’utilizzo di atomizzatori per la distribuzione di pesticidi, a 50 metri dai campi trattati, il 45% dei principi attivi utilizzati supera la soglia di sicurezza, quantità che si riduce al 3% a 100 metri di distanza. Da analisi di laboratorio effettuate su campioni prelevati in orti e balconi privati, viene ancora affermato, “è risultato che anche a 60 metri dai luoghi di trattamento sono state rilevate percentuali di residuo (captano, clorphirifos) superiori ai limiti consentiti per l’etichettatura di alimenti per bambini”.

 

Quindi, secondo le famiglie del comitato, le distanze devono essere ampliate e rispettate, e a supporto di tale richiesta citano una comunicazione inviata da Isde (Associazione medici per l’ambiente) ai Ministri delle politiche agricole e della salute, in cui venivano chiesti “una moratoria completa dell’uso dei pesticidi nelle aree frequentate dai bambini ed in tutte le aree pubbliche”, e “la definizione delle aree inibite alla diffusione aerea (no spray zone) di 100 metri attorno alle aree agricole”. Il comitato ricorda che la Costituzione italiana all’articolo 32 sancisce il diritto assoluto alla salute; ed in virtù di tutte queste considerazioni, chiede ai sindaci che la fascia di rispetto dalle abitazioni sia portata almeno a 100 metri.

 

A seguito dell’incontro con Remo Andreolli, mesi fa era stata decisa l’istituzione di un “tavolo” per studiare soluzioni, varato dal C6, ma dal quale tutti i membri del Comitato sono stati esclusi. Il tavolo ora sarebbe sostanzialmente “silenzioso” da parecchio tempo; di qui la decisione del gruppo di famiglie di tentare a trovare risposte attraverso i sindaci, primi responsabili della salute dei cittadini.

 

Guido Smadelli

l’Adige, 7 marzo 2008

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