Aziende agrobiologiche che quasi nessuno conosce

 

 

«Noi aziende bio, snobbate dalla Provincia»
Forte richiamo da Elisabetta Monti,
figlia e sorella di due sindaci di Rovereto

 

FOLGARIA. Le pubblicità turistiche del Trentino - ma potrebbe essere qualsiasi altra regione alpina - abbondano di immagini bucoliche, che ogni anno riescono ad attirare dalle pianure centinaia di turisti. Ma quanto c’è ancora di vero in quelle immagini? Ben poco, la vita nelle vallate alpine, più che dal canto del gallo, è scandita dalle ondate turistiche stagionali. Esistono comunque delle “isole”, che cercano di recuperare l’agricoltura di montagna - pur declinandola secondo i tempi moderni.

 

È l’esempio dell’azienda di Elisabetta Monti, che da diciasette anni vive a Gruim di Mezzomonte, dove ha avviato e sviluppato un’azienda agricola biologica, lasciando la natia Rovereto (viene da una famiglia assai conosciuta, che ha dato sue sindaci alla città). Qui l’obiettivo è la “filiera zero chilometri”, dove si acquista direttamente sul luogo di produzione; qui si produce ancora in proprio il pane, ma talvolta capita di ospitare (attraverso una rete di scambi di livello mondiale) giovani provenienti da tutto il mondo, a cui si dà alloggio in cambio di manodopera.

 

In Trentino sono una trentina le aziende di questo tipo, eppure quasi nessuno le conosce. Svolgono attività didattica, ma accade che diverse scuole, per mandare gli scolari a visitare una “fattoria didattica”, organizzano gite in Veneto. C’è insomma una lacuna di valorizzazione delle piccole aziende biologiche, che costituiscono una delle tante forme alternative ed emergenti, di agricoltura (ma anche di turismo). Non a caso le fattorie biologiche, poche ma presenti un po’ in tutte le valli trentine, sono del tutto assenti nelle vallate più turistiche, dove l’industria dello sci è imperante.

 

«Da anni stiamo cercando - spiega Elisabetta Monti, che è anche presidente di Mosaico, associazione dei piccoli produttori bio della regione - di ottenere maggiore attenzione nei nostri confronti da parte della Provincia. Non senza fatica. Il nostro è un ruolo di presidio delle zone marginali, e il biologico potrebbe essere complementare ai prodotti delle grandi cooperative trentine. Crediamo in una forma di sostegno vicendevole tra cooperazione e piccole aziende bio, anche a livello di promozione turistica», tesi espressa anche in un incontro del Gan dedicato alla montagna.

 

La strada appare però lunga. In Trentino, dopo alcuni anni di crescita, ora le coltivazioni biologiche sono diminuite. Non sempre sono valorizzate a dovere a livello commerciale. Quasi ci fosse un timore - promuovendo il biologico - di declassare automaticamente gli altri prodotti.

 

Michele Stinghen

 

 

Una realtà modello
Forno, fattoria didattica formaggio e maglioni di lana

 

FOLGARIA. Piccolo è bello. Potrebbe essere il motto per l’azienda agricola La Fonte di Mezzomonte. In pochi ettari di terreno, c’è di tutto, ogni tipo di animale domestico tradizionale, e quasi tutte le coltivazioni alpine sono rappresentate. È autosufficiente: come fattoria didattica offre infatti ai visitatori la possibilità di seguire per intero il ciclo del pane (dal frumento alla spaccatina), del latte (con la produzione di formaggio) e della lana (dalla pecora al maglione). Ovviamente tutto è rigorosamente biologico, e concimi chimici e quant’altro sono banditi, a differenza delle tecnologie virtuose (dai pannelli solari alle nuove tecniche di coltivazione biologica).

 

A dirigere l’azienda è Elisabetta Monti, che ha preferito ripartire recuperando un cadente maso di montagna, dove, da diciassette anni si è trasferita assieme alla famiglia. Elisabetta viene da una famiglia molto nota a Rovereto: suo padre Maurizio e successivamente suo fratello Pietro sono stati sindaci della città della Quercia. Motivo della sua scelta la passione per l’agricoltura biologica, in particolare per il recupero e la coltivazione delle erbe medicinali. Comprò un terreno da anni abbandonato, recuperando gli antichi terrazzamenti che caratterizzavano i pendii delle montagne trentine. Da un rudere ricavò quella che ora è l’abitazione della sua famiglia.

 

Da dieci anni la direzione dell’azienda agricola è il suo lavoro a tempo pieno; da tre anni è aiutata nel lavoro nei campi da una famiglia nepalese, che vive in un edificio vicino. Elisabetta riesce a vivere della piccola attività del suo maso, anche se «Non si diventa ricchi, e per ora non si riesce a ripagare gli investimenti fatti per le strutture».

 

Nel terreno che circonda l’azienda agricola, c’è di tutto: ortaggi, meli, peri, piccoli frutti, frumento, ribes; Elisabetta Monti alleva una quindicina di pecore, alcune capre, due mucche, un maiale, galline. Accanto alla produzione biologica di nicchia - con una clientela ristretta e limitata - la fattoria sta sviluppando sempre di più l’attività didattica.

I prodotti vanno dal formaggio (misto capra e caprino) alle marmellate. Vengono molto valorizzate le erbe officinali (coltivate o raccolte selvatiche), e le tisane (secondo le ricette dell’associazione Florere, che raggruppa i coltivatori di erbe officinali trentini).

 

Trentino, 16 marzo 2008

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