Nota della redazione di Ecce Terra

 

Ecco “sfornate” le mezze novità che ci si poteva aspettare dai vertici dell’acciaieria di Borgo: “Non inquina l’aria… I fumi sono semplice vapore acqueo…”.

Succede ovunque con le ovvie dichiarazioni secondo cui “il proprio impianto è il migliore”, perché cause e responsabilità della diffusione degli inquinanti “sono sempre quelle degli altri”, inclusi “padani” e cinesi. In tal senso, a Brescia (ad esempio con Asm, Caffaro ecc.) risiedono i migliori “maestri” nazionali. Quelli che insegnano che le emissioni “famigerate” sarebbero solo le Pm10 senza precisare che ce ne sono molte altre di ben peggiori, ultrafini e forse ancor più "famigerate". Saranno anch’esse monitorate (come e quando) “in accordo con Appa”?

Per leggere meglio dentro e fuori le “lavorazioni” di una acciaieria proponiamo, per ora, la lettura di Profilo di rischio e soluzioni e Siderurgia e metallurgia a Brescia.

 

 

L’Acciaieria: nessuna emissione di Pm10

L’azienda rigetta le accuse: i nostri fumi sono vapore acqueo
prodotto nella fusione

 

BORGO. Le accuse sono di inquinare l’aria di Borgo e della Valsugana. Non solo. Anche di utilizzare materiali contenenti scorie radioattive per la produzione dell’acciaio. L’indice è puntato verso l’Acciaieria. A farlo sono cittadini di Borgo e Lega Nord. È successo anche nei giorni scorsi nel corso di un incontro pubblico nella sala del Comprensorio. La replica dei vertici dell’azienda è pacata, quantunque perentoria: «Non solo non inquiniamo l’aria e non utilizziamo materiali radioattivi, ma abbiamo già pronti sette milioni di euro da investire in sicurezza».

 

E sicurezza per l’azienda borghigiana, che dal 1979 fa parte del “Gruppo Leali” di Odolo, vuol dire due cose: luogo di lavoro salubre più possibile per gli operai e abbattimento e prevenzione di ogni possibile rischio di inquinamento dell’ambiente esterno. Ed è proprio dei giorni scorsi la firma da parte dei titolari dell’azienda, Provincia, sindacati e Comune di Borgo, in calce al protocollo d’intesa che tra una decina di giorni porterà alla stesura di un accordo di programma in termini di sviluppo della sicurezza che dovrà stabilire i tempi previsti per ciascun intervento «voluto dall’azienda», dice il direttore dell’Acciaieria, Emilio Spandre, che aggiunge: «Lo vogliamo riuscire a realizzare entro il 2009».

 

E si tratta di interventi importanti che porteranno alla realizzazione di un nuovo impianto di filtraggio dei fumi e di capannoni necessari per migliorare la capacità dello stoccaccio dei materiali da lavorare. «Che arrivano, per il 30% (173 mila tonnellate) con la ferrovia», spiega Spandre. Più magazzini, è la critica mossa all’azienda, significa aumento della produzione. «Ed invece significano soltanto maggior razionalizzazione del nostro lavoro e contenimento dei costi - aggiunge il direttore -. Ci interessa migliorare la produttività e non la produzione. La maggior capacità del magazzino per noi vuol dire non dover subire le speculazioni del mercato. Ma l’ampliamento ci consentirà di realizzare il anche il recupero delle acque meteoriche così da risparmiare l’acqua del pozzo al quale attingiamo. È così che si aumenta la produttività. Tenendo sotto controllo tutti i costi».

 

Ma la preoccupazione di molti valsuganotti è, appunto, legata a radioattività e fumi. E qui il direttore dell’azienda è chiaro. «I fumi che la gente vede uscire dalla fabbrica - spiega, infatti, Spandre - sono semplice vapore acqueo. Vapore prodotto dall’acqua utilizzata per la colata dell’acciaio. Senza acqua, infatti, non c’è acciaio». In molti temono (ed alcuni accusano anche) che in quei fumi siano però contenute le famigerate Pm10. «Che non sono presenti - replica il direttore -.

 

Non solo. Ma in accordo con l’Appa adottiamo uno strumento che misura le concentrazioni dei gas. Ed i vincoli ai quali sottostiamo sono rigidissimi e molto più bassi rispetto a quelli adottati nel resto d’Italia. Il limite è di 2,88 kg/ora, pari a circa 3,3 mg/normal mc. Nel resto d’Italia il limite è di 25 mg/normal mc». In molti si chiedono però anche che fine facciano i “fumi” abbattuti dai filtri. «Vengono recuperati in silos e caricati su camion “cipollati” che li portano in aziende specializzate per il recupero. Il tutto senza contatti con l’aria esterna. Ed il recupero di questi “fumi” consente di abbattere i costi di smaltimento, che comunque dobbiamo affrontare, grazie al recupero di zinco, argento ed oro, che le aziende di smaltimento riescono a realizzare».

 

Un’altra accusa è quella di aprire le serrande di notte e scaricare polveri nell’aria. «Ma se facessimo questo dovremmo fermare l’acciaieria. Aprire il forno per noi significa perdere energia ed alzare i costi. Sarebbe un’azione che ci costerebbe tantissimo».
Sulla radioattività Spandre rigetta ancora una volta le accuse spiegando che «i materiali che arrivano qua sono già testati radiologicamente. In ingresso allo stabilimento, ed anche in uscita, sono poi posizionati dei “detector” che rilevano la presenza di eventuali scorie radioattive. Siamo stati i primi in Italia, ancora nel 1995, ad installare questi pannelli di controllo».

 

Altra questione spinosa riguarda l’assegnazione di contributi all’azienda. «A pioggia», secondo la Lega Nord. «L’ultimo nel 1995», sottolinea invece l’azienda. «C’è stato concesso - spiega Ermanno Trentin, responsabile amministrativo dell’azienda - quell’anno per l’attività e c’è stato liquidato nel corso di 10 anni. Si è trattato di complessivi 3,2 milioni di euro a fronte di un nostro investimento attorno ai 10-23 milioni». Infine Trentin rilancia: «Ci accusano di ricevere contributi che non esistono, ma si scordano di dire che abbiamo versato 63 milioni tra Iva, Irap ed Ires, tutte tasse che quasi totalmente rimangono in Trentino, nel solo biennio 2005 - 2007».

 

Paolo Silvestri

 

La storia

 

BORGO. Lo stabilimento di Borgo è nato nel 1975 con la proprietà Fenotti - Comini. Dal 1979, con la denominazione Acciaieria Valsugana spa, fa parte del Gruppo Leali di Odolo. L’avviamento della produzione è stato graduale e la sua piena capacità produttiva ed occupazionale è stata raggiunta in capo a 2 anni.

Lo stabilimento nel corso degli anni è stato oggetto di continui aggiornamenti impiantistici sia dal lato produttivo sia da quello ecologico ed ambientale. Siderurgica Trentina spa è subentrata nella gestione dello stabilimento nel marzo del 2000 dopo che la proprietà Acciaieria Valsugana aveva interrotto la produzione per circa otto mesi a causa di un forte rallentamento del mercato dell’acciaio.

Dal primo agosto del 2005 la denominazione sociale dell’azienda è tornata ad essere Acciaieria Valsugana spa, sempre nel Gruppo Leali.

 

(silver)

 

L’attività

 

BORGO. Dipendenti praticamente raddoppiati nell’arco di 8 anni. Erano 67, infatti, i lavoratori impiegati in Acciaieria nel 2000 contro gli attuali 116. Un numero al quale vanno aggiunti circa 40 altri lavoratori che trovano occupazione indiretta in azienda: si tratta di dipendenti delle ditte di pulizie e di trasporto che lavorano in appalto.

Il lavoro nei reparti della fabbrica viene svolto 7 giorni su 7, ma con la fusione (550 mila tonnellate l’anno) che non viene effettuata al pomeriggio per gli elevati costi dell’energia elettrica che metterebbero fuori mercato il prodotto, acciaio, in forma di barre, derivato dalla fusione di rottami.

Nelle altre aziende del gruppo viene trasformato in lamine che trovano impiego in tutta Europa. Le scorie della lavorazione invece vengono usate in altre aziende per realizzare asfalti drenanti.

 

(silver)

Trentino, 19 marzo 2008

 

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Nota di Nimby trentino

 

Pubblichiamo la seguente minima raccolta di recenti articoli e lettere de l’Adige sulla questione delle Acciaierie di Borgo Valsugana per far conoscere ai Trentini le conseguenze di un impianto industriale ad elevato impatto sociale, ambientale e sanitario.

 

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Acciaierie e smog: a Borgo è ora di fare chiarezza

 

Bene ha fatto il collega Grosselli a sollevare l'inquietante problema dei fumi dell'acciaieria di Borgo. Costruita di fronte a Roncegno, in una zona vocata all'agricoltura e al turismo, «forse» inquina. Forse in quella zona sono cresciuti i casi di tumore? Forse vengono fusi materiali inquinati all'origine, cioè nei posti da dove vennero prelevati? I fumi vengono adeguatamente abbattuti? Domande legittime e, credo, necessarie.

 

Luigi Sardi

l'Adige - Lettere, 2 marzo 2008

 

 

1. «Alla notte i filtri erano rallentati»

Renzo Maria Grosselli - l’Adige, 8 marzo 2008.

 

2. «L’acciaieria investa sull’ambiente»

l’Adige, 9 marzo 2008.

 

3. Non sparate (con anonimi) sull’acciaieria di Borgo

l’Adige - Lettera di Maria Maniotti, 9 marzo 2008.

 

4. Borgo: l’acciaieria inquina eccome

l’Adige - Lettera di Renzo Ferrai, 10 marzo 2008.

 

5. Acciaieria, nuovi filtri per sette milioni

Renzo Maria Grosselli - l’Adige, 11 marzo 2008.

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