La lobby degli Ogm

di Michele Corti*

 

Sotto la spinta della “campagna d’autunno” di Greenpeace e del Consiglio per i Diritti Genetici, sfociata nella formazione della coalizione “Liberi da Ogm” e nella consultazione popolare chiusasi il 9 dicembre scorso, il fronte pro Ogm è stato costretto a venire allo scoperto e a organizzarsi. Si è però lasciato andare ad una serie di reazioni (non tutte “composte”) che contraddicono le loro valutazioni della campagna anti Ogm (ufficialmente, infatti, sostengono che è stata un “fiasco”).

 

Gli argomenti di chi si oppone agli Ogm, anche solo per motivi di prudenza, ed è preoccupato della loro diffusione del loro consumo da parte di animali ed umani, vengono definiti “disinformazione”, “oscurantismo”, “bugie”. Ma si è arrivati all’accusa di complottare con interessi commerciali ai danni dei consumatori e si è agitato lo spetto della cancerogenità del mais “naturale”. Di fatto, i toni e gli strumenti della contro-campagna non sono stati quelli che ci si attenderebbe da illustri scienziati e da distinti imprenditori. Evidentemente sono in gioco passioni e/o interessi molto forti.

 

Il fronte pro Ogm italiano sopra le righe

 

Nell’appello diffuso a luglio 2007 dalla Società Italiana di Genetica Agraria, “Liberi da Ogm” è definita “una coalizione di interessi commerciali che tutelano piccoli mercati locali, chiusi al confronto internazionale si sono coalizzate per avversare i progressi scientifici nel più totale disinteresse dei problemi di sicurezza alimentare italiani”. L’estensore, il biotecnologo del CNR di Napoli Roberto Defez, nel corso della campagna di “Liberi da Ogm” ha precisato che “l’interesse che tiene insieme la coalizione è quello di giustificare l’innalzamento dei prezzi dei prodotti alimentari che già ora subiscono i consumatori”. Un complotto protezionista insomma.

 

Chi però va giù con l’accetta è Futuragra, un’associazione di maiscoltori del Nord-est, costituitasi nel 2004 a Pordenone, che ambisce a proporsi come punto di riferimento degli agricoltori d’élite pro Ogm che dichiara di avere 500 soci nelle regioni del Nord. Ai primi di marzo 2007 Futuragra ha depositato presso la Commissione europea un’istanza (ex art. 226 trattato CEE) contro la Repubblica Italiana per violazione e inadempimento di 4 tra direttive e trattati comunitari in tema di organismi geneticamente modificati. In sostanza si ritiene illegittimo il “fermo” alla coltivazione di Ogm (esiste una moratoria dal 2000).

 

Successivamente Duilio Campagnolo, Presidente di Futuragra, ha annunciato che la sua associazione sta valutando come rivalersi per vie legali dei danni subiti, a sua detta, dagli agricoltori, per la mancata autorizzazione delle colture Ogm. “La mancata introduzione delle colture di nuova generazione in Italia, ed in particolare del mais geneticamente modificato, costa ai maiscoltori italiani 150 milioni di euro di mancati ricavi e la continua perdita di competitività della nostra agricoltura nei confronti degli altri paesi europei ed extra europei”. Futuragra è un po’ l’apripista di Confagricoltura.

 

Quest’ultima, unica tra le grandi organizzazioni agricole a non schierarsi contro gli OGM, sta spostandosi sempre di più verso una posizione apertamente pro OGM; lo dimostra il crescente attivismo della Confederazione che il 25 gennaio ha ospitato nella sua sede romana la presentazione, introdotta da Dafez, del rapporto Nomisma sul mais tendente a dimostrare che ‘non si può fare a meno del mais OGM’. Confagricoltura ha poi organizzato l’11 marzo presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza (dove operano alcuni dei ricercatori in campo agrozootecnico più apertamente favorevoli agli OGM) un convegno su “OGM in agricoltura: un futuro possibile”. Nella presentazione del convegno, tanto per dare l’idea, si afferma che “molta dell’avversione agli Ogm deriva dal modo con cui i media li presentano, sovente facendo uso di preconcetti tanto vecchi, quanto largamente ingiustificati”.

Ma certo: “vecchi pregiudizi”…

 

La crescente messe di prove scientifiche (pubblicate su autorevoli riviste) circa i rischi ambientali degli OGM (impatto sulla fauna e i microrganismi del terreno, diffusione con il vento del polline GM ben al di là di quanto dichiarato, induzione di insetti resistenti alle tossine prodotte dalle coltivazioni “insetticide” GM, tossicità per gli animali da laboratorio degli alimenti GM) per i sostenitori degli OGM semplicemente non esistono. Per il dogma inviolabile proclamato dai sommi sacerdoti della Scienza chi non è favorevole agli OGM … non è un vero scienziato.

In questo modo “tutta la comunità scientifica è favorevole agli OGM”, ecc. ecc. Per fortuna che questi signori tirano in ballo Galileo. Però è su prove scientifiche che la Francia ha chiuso al mais MON 810!

 

Il cauto, ma ormai evidente, percorso di avvicinamento di Confagricoltura al fronte pro OGM è spiegabile con l’adesione “preferenziale” a questa confederazione di grossi agricoltori (ma è giusto definirli tali?) che utilizzano contoterzisti (imprese agrimeccaniche dotate di enormi macchinari) per praticare la monocoltura su grandi estensioni. Questo settore del mondo agroindustriale vede di buon occhio le produzioni no food e gli OGM e, in particolare, il business agroenergetico basato sull’equivoco delle “energie rinnovabili” (di fatto sulle forti sovvenzioni pubbliche). Non a caso Confagricoltura ha promosso Agroenergia, l’associazione dei produttori “agricoli” (definizione che oramai è solo la foglia di fico per coprire quello che è diventato un mero privilegio fiscale) impegnati nella produzione energetica.

Non intralciati (nella ricerca di rese esasperate e del massimo profitto) da considerazioni sulla qualità e la salubrità del cibo, questi imprenditori scalpitano per lanciarsi in un business a base di OGM. È un caso che Syngenta (la più grande multinazionale del biotech) sia tra i “collaboratori” di Agroenergia?

 

Gli interessi di una èlite non sono quelli dell’agricoltura italiana

 

Per Futuragra (punta dell’iceberg del fronte agroindustriale pro OGM) la maggioranza degli agricoltori italiani sono stupidi ed autolesionisti visto che gli Ogm non li vogliono consapevoli che hanno molto da perdere come sistema. Secondo Futuragra: “L'agricoltura italiana ed europea si sono progressivamente allontanate da quei principi di imprenditorialità e sviluppo che Futuragra invece considera alla base di ogni attività economica”.

Si vede che l’imprenditorialità è roba per pochi (autoproclamatisi) unti dal signore o, più prosaicamente, per poche grande aziende integrate strettamente nel sistema dell’agroindustria e del biotech. In realtà, nonostante la forte industrializzazione dell’agricoltura europea, vi è ancora una coalizione di interessi e una consapevolezza del bene generale in grado di opporsi al definitivo karakiri che, in nome di gruppi di interessi internazionali altamente organizzati, si vorrebbe imporre alle campagne europee con l’allineamento secco alla logica delle competitività globale (che comporta ulteriore industrializzazione, specializzazione, biotecnologizzazione). Se l’agricoltura europea è un’agricoltura di piccola scala, di produzioni di qualità che ha solo da soffrire dalla “rivoluzione agrobiotech” ciò vale molto di più per l’agricoltura Italiana.

 

Le biotecnologie a favore degli agricoltori o gli agricoltori a favore delle biotecnologie?

 

In effetti, nella coalizione pro Ogm qualche centinaio di maiscoltori “arrabbiati” rappresentano solo una foglia di fico; non sono le forze dell’agricoltura che promuovono gli Ogm! Fa comodo lasciar dire ad un agricoltore (il presidente di Futuragra) che “L’Italia è ostaggio della forte campagna di disinformazione in atto volta a criminalizzare le nuove colture, delle lobby anti-ogm capeggiate dalla grande distribuzione e da finti soggetti scientifici [come è noto il “vero” scienziato si distingue dal “falso” in quanto il primo è a favore degli Ogm, ndr] e dei bizantini costrutti legislativi nazionali e regionali che mirano ‘di fatto’ a vietare la coltivazione di piante geneticamente modificate in Italia in chiara violazione di norme e direttive comunitarie”. In realtà Futuragra (come si legge nel suo sito) “è supportata da consulenti scientifici che, su base volontaria, sono chiamati a guidare l'associazione su specifici temi”.

 

Tanta inusitata generosità da parte dei “consulenti scientifici” trova una spiegazione nella costituzione del SAgRI (Comitato di coordinamento salute, agricoltura e ricerca), la lobby pro-Ogm presente a Roma lo scorso 9 ottobre alla presenza del coordinatore Roberto Defez (Cnr, Napoli), di Gilberto Corbellini (Sapienza, Università di Roma), Duilio Campagnoli (Futuragra), Luigi Frusciante (Presidente SIGA – Società Italiana di Genetica Agraria), Giorgio Cantelli Forti (Presidente SITOX – Società Italiana di Tossicologia). Questo è il nocciolo duro del fronte pro Ogm.

 

Che all’interno di questo coordinamento i pochi agricoltori siano presenti per sostenere i biotecnologi e le società biotech (quelle che si autodefiniscono poeticamente “Life science” e “Plant science”) e non viceversa appare chiaro dalle dichiarazioni di Campagnoli: “siamo scesi al fianco degli scienziati italiani per contrastare la campagna di disinformazione orchestrata dal Consiglio dei Diritti Genetici in tema di ogm. Crediamo che il nostro Paese debba investire nella ricerca biotecnologica per acquisire conoscenze e sviluppare prodotti in grado di rispondere alle nostre esigenze di agricoltori. Esprimiamo la nostra piena solidarietà ai ricercatori pubblici che chiedono di poter svolgere con dignità il loro lavoro: quello di sviluppare conoscenze per il bene del Paese, degli agricoltori, delle aziende e dei cittadini”.

La posizione pro-scienza di Campagnoli è stata recentemente ripresa da Vecchioni (presidente di Confagricoltura) durante il già citato incontro del 25 gennaio: “In materia di ogm Confagricoltura pensa che vada ascoltata di più la voce del mondo della scienza”. Commovente.

 

Il Sagri fa scoppiare la “bomba” del mais cancerogeno

 

In ogni caso il Sagri appena varato non ha perso tempo e il 13 novembre fa scoppiare una “bomba” accusando l'Inran di aver occultato i dati sulla tossicità del mais “naturale” e di aver sperperato 6,2 milioni di euro nelle ricerche sul mais-Bt.

Si tratta di un gm resistente alla piralide (un insetto) grazie all’inserimento di un gene derivante dal Bacillus thuringiensis che produce una proteina insetticida. Grazie alla riduzione degli attacchi da piralide si avrebbero sul mais meno attacchi di funghi del genere Fusarium che possono produrre micotossine cancerogene (fumonisine). È la famosa “polenta cancerogena” di Veronesi.

 

Ma tanto allarmismo diffuso durante la campagna “Liberi da Ogm” è giustificato? Cannella, Presidente dell’Inran smentisce categoricamente di avere occultato dati mai pervenutigli (nonostante l’Inran fosse il committente della ricerca) e sottolinea come la concentrazione di tossine, sia nel mais transgenico (1350 ppb) che in quello convenzionale (2450 ppb), risulti inferiore a quella stabilita dal regolamento della Commissione Europea (4000 ppb). In ogni caso le fumonisine non rappresentano un pericolo per chi consuma carne e nel latte di animali alimentati con mais contaminato (a differenza delle aflatossine che nel latte passano eccome) ma solo se vi è un consumo diretto di mais.

 

Sollevando il rischio cancerogenesi gli scienziati pro Ogm vorrebbero strumentalmente consentire che tutta la maiscoltura italiana diventi Ogm mettendo in secondo piano che il 90% della produzione di mais (un milione di ettari) è destinato al bestiame e che la produzione di mais da polenta rappresenta una coltura “minore”. Il costo di produzione della materia prima nel caso del mais da polenta non rappresenta che una frazione modesta del valore aggiunto della farina e mediante tecniche di coltivazione, raccolta, essiccazione, stoccaggio più attente il problema delle contaminazioni potrebbe essere ridimensionato entro i limiti senza ricorso agli Ogm.

 

Una “filiera corta”

 

Al Sagri aderisce anche l’Associazione Luca Coscioni (radicali) (quelli della libera ricerca e manipolazione dell’embrione umano) e sono ad esso “collegate” l’Associazione per la libertà e la dignità della scienza Galileo 2001 (voi vedete in giro scienziati alla gogna o al rogo o piuttosto opinioni delegittimate dall’“autorità della scienza”?), Cristiani per l’ambiente (bisognava pur inventare qualcosa da contrapporre alla chiara posizione delle Acli, della Focsiv, del mondo missionario e francescano), Umberto Veronesi, l’Istituto Bruno Leoni e l’Osservatorio sulla Bioetica – Fondazione L. Einaudi.

 

Si tratta di ambienti uniti da posizioni ultraliberiste e pro-global dove ritroviamo frequentemente gli stessi personaggi (tra i soci fondatori di Galileo 2001 troviamo Umberto Veronesi, Paolo Sequi, Francesco Sala). Da segnalare l’impegno di Galileo 2001 non solo nel sostenere la bontà del nucleare, l’innocuità dell’elettrosmog ma anche a proclamare per l’appunto la bontà delle biotecnologie (tra i titoli pubblicati Biotecnologie i vantaggi per la salute e per l'ambiente e Biotecnologie per la tutela dei prodotti tipici italiani).

 

Poco fair play anche da parte delle imprese

 

In sintonia con gli scienziati anche l’associazione delle imprese biotech italiane (Assobiotec) che si propone anche come “salvatrice dei prodotti tipici” destinati a scomparire senza gli Ogm. "Si pensi ad esempio, in campo agricolo, all'importanza dello sviluppo del biotech per la salvaguardia di alcuni nostri prodotti tipici la cui esistenza oggi è considerata a rischio: ed esempio, il melo della Valle D'Aosta decimato dalle larve di un parassita (Melolohnta) che si cibano della radice del portainnesto oppure il pomodoro San Marzano decimato da un virus (il CMV)" (detto da Roberto Gradnik, Presidente di Assobiotec, alla conferenza stampa del 14 maggio 2007 presso il Ministero dell’agricoltura). L’Associazione per lo sviluppo delle biotecnologie, che fa parte di Federchimica, è stata costituita sin dal 1986 e ha sede a Milano, è socio fondatore di Europabio (che nasce nel 1996).

 

Assobiotec si presenta come una lobby “politicamente corretta”, dichiara di aderire a principi di trasparenza e ci tiene a precisare che “Incoraggia il dialogo con quanti esprimono preoccupazioni di natura etica e sociale nei confronti delle biotecnologie” e “Sostiene la conservazione della diversità biologica”. Pur di rimuovere le “paure dei consumatori” si impegnano (bontà loro) ad escludere “da tutti i prodotti destinati all'alimentazione umana e animale i geni provenienti da uomo e animali” (Conferenza stampa del 14 maggio 2007 presso il Ministero dell’Agricoltura).

 

Un tale ruolo di “salvatrice della patria” dell’industria biotech merita, secondo Assobiotec, di essere sostenuto con tanto di privilegi fiscali che ne favoriscano il decollo. E fin qui… niente di strano. Poi, però, tutto il fair play svanisce. Gradnik (conferenza stampa 9 ottobre 2007) va giù duro contro il Ministro dell’Ambiente “Dietro ai ‘motivi precauzionali’ addotti dal ministro Pecoraro Scanio – dichiara Gradnik – si nasconde un mero pregiudizio ideologico con cui si affossa senza molti scrupoli la ricerca biotecnologia in campo agroalimentare, cavalcando a fini elettorali lo pseudoreferendum anti-Ogm”.


Anche Gradnik come Agrifutura annuncia ricorsi contro le inadempienze dell’Italia che “illegittimamente” frenerebbe le coltivazioni Ogm. Ma è la campagna d’autunno di “Liberi da Ogm” che fa dimenticare al rappresentante degli imprenditori biotech la vocazione “aperturista” della sua lobby in doppio petto. Essa viene definita dal Presidente di Assobiotec (conferenza stampa del 13 novembre 2007) una “campagna pubblicitaria che puntava ad allarmare gli italiani sui presunti pericoli per la sicurezza alimentare degli Ogm” promossa da “interessi economici corporativi e oscurantisti”. Stessi leit motiv dei più accesi esponenti del fronte pro-Ogm.

 

Uno sguardo all’insieme del lobbysmo pro Ogm

 

Il quadro dell’organizzazione lobbystica pro Ogm non può non vedere menzionate anche quelle agenzie che non si espongono alla polemica pubblica ma che lavorano senza clamori. A Milano è stato costituito il Cedab (Centro di informazione sulle biotecnologie) finanziato dalla lobby delle lobby CropLife, associazione non governativa con sede a Bruxelles, dalle principali società operanti a livello mondiale nel settore delle scienze della vita i cui membri sono Basf, Bayer CropScience, Dow AgroSciences, Dupont , FMC, Monsanto, Semitono, Syngenta nonché da numerose associazioni regionali del biotech tra cui, per l’Europa (Europabio).

 

Notiamo come tutte queste organizzazioni si ammantino di “Bio” “Life = vita” “Crop = prodotti agricoli”. Chi direbbe che Europabio è una lobby degli Ogm? Gli sprovveduti potrebbero pensare ad una associazione dei produttori agricoli biologici. In ogni caso per dare un’idea di cosa sostiene Europabio citiamo dal loro sito: “In agricoltura, la biotecnologia offre rendimenti notevolmente più elevati e fornisce alternative per l'uso di pesticidi. La frutta e gli ortaggi geneticamente modificati sono in grado di offrire maggiore valore nutrizionale, un gusto migliore, più a lungo di conservazione, tutte a vantaggio dei consumatori”. “Per combattere la malnutrizione in gran parte del mondo in via di sviluppo ed alimentare un sempre crescente della popolazione, la biotecnologia offre una cassetta di sicurezza, alimenti abbondanti e di alta qualità attraverso un uso sostenibile delle risorse del mondo”.

Sempre a Bruxelles opera la European Federation of Biotechnology che raduna le società scientifiche e tecniche.

 

Lobby felpate; ma quanta influenza sulla Commissione Europea!

La tecnocrazia più che un rischio è una triste realtà

 

Le lobby di Bruxelles non ringhiano come quelle nostrane ma attraverso l’azione di pressione e il ruolo riconosciuto di consulenza di risultati ne hanno ottenuti, eccome! Altrimenti come si spiegherebbe la posizione della Commissione Europea che, confermando la deriva tecnocratica della Ue, si trova costantemente più a favore degli Ogm rispetto all’insieme dei governi nazionali (come dimostrano le vivaci discussioni nel Consiglio dei Ministri dell’agricoltura) per non parlare degli organismi elettivi?

 

Il pensiero della Commissione è stato espresso in varie occasioni. Nella Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni: "Le scienze della vita e la biotecnologia - Una strategia per l'Europa" (COM (2002) 27 def.) si dichiara: “Nel settore agroalimentare, la biotecnologia permette di migliorare la qualità dei prodotti alimentari e dei mangimi per animali per contribuire alla prevenzione delle malattie e alla riduzione dei rischi per la salute”. E ancora, nella Relazione della Commissione al Parlamento ecc. Scienze della vita e biotecnologia. Una strategia per l’Europa. Terza relazione (COM (2005) 286 def.): “Nei prossimi decenni le scienze della vita la biotecnologia possono diventare settori portanti della scienza e dell'industria, anche dal punto di vista dell’occupazione. Oltre a rafforzare la prosperità grazie ad un aumento del numero e della qualità dei posti di lavoro, le scienze della vita e le biotecnologie possono migliorare la nostra qualità di vita grazie ad applicazioni mediche innovative e un ambiente di migliore qualità. In quanto tecnologie alla punta della conoscenza, le scienze della vita e le biotecnologie possono contribuire alla modernizzazione dell’industria europea”.

 

Di fonte a simili peana del massimo organismo europeo, il mercato finanziario come può  restare insensibile? Le grandi attese suscitate hanno di fatto gonfiato il valore delle azioni delle società biotech ben al di là di quanto giustificherebbero gli utili. Ora, di fronte al timore che la “bolla” possa sgonfiarsi per l’opposizione di consumatori, produttori, autorità locali, e persino di governi nazionali come quello francese che all'inizio di febbraio hanno vietato la coltivazione del mais GM MOM 810 della Monsanto, le lobby reagiscano moltiplicano il loro attivismo.

 

E la linea è sempre quella: agire al vertice dell'Eurocrazia sapendo che tutte le volte - o quasi - che la palla passa alla Commissione la decisione è pro OGM. Il Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura del 19 febbraio 2008 non ha raggiunto un accordo su una patata GM della BASF e su 4 mais GM della Monsanto (la maggioranza semplice era contraria) e ancora una volta la decisione passa alla Commissione che ha già dichiarato che darà parere favorevole. L’Eurocrazia ha sempre più il volto della tecnoplutocrazia.

 

Milano, marzo 2008

 

 

* Nato a Milano il 2 febbraio 1956 da famiglia milanese con secolari radici nel mondo degli allevatori/casari di antica origine Orobica e degli agricoltori (fittavoli). È docente presso l’Università degli Studi di Milano dove insegna Sistemi Zootecnici. Di matrice accademica zootecnica ha sviluppato in anni recenti un profilo scientifico-professionale ruralista e si interessa di sistemi zootecnici alpini oltre che sotto un profilo tecnico-scientifico anche nella complessità dei loro aspetti socio-culturali.

È particolarmente interessato alle problematiche dell'alpeggio, della conservazione delle razze in via di estinzione, del valore storico-culturale delle pratiche tradizionali di allevamento e di trasformazione casearia, della valorizzazione ecoturistica delle risorse agrosilvopastorali.

È Vice-presidente della Associazione Amici degli Alpeggi e della Montagna (c/o Fondazione Fojanini di Sondrio), Coordinatore degli Incontri Ruralpini, Past-president e consigliere della Società per lo studio e la valorizzazione dei sistemi zootecnici alpini (SoZooAlp) (S. Michele all’Adige). È socio fondatore e consigliere dell’Associazione RARE per la conservazione di tipi genetici di animali di interesse zootecnico a rischio di estinzione. Fa parte dal 2002 del Seminario Permanente di Etnografia Alpina presso il Museo Usi e Costumi della Gente Trentina di S. Michele all’Adige.  Nel 2005 ha promosso il Seminario permanente sulle transumanze alpine (con edizione anche nel 2006).

Svolge intensa attività pubblicistica con collaborazioni fisse con i periodici Cheese Time (di cui è anche coordinatore del Comitato Scientifico) e Caseus. Collabora anche con Phortos, Alimenta, L'Ecologist.

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