“Fattoria sociale” targata Con.Solida
Vigne e fragole su 6 ettari della Fondazione De Bellat

 

CASTELNUOVO - Spagolle offre una vista eccezionale sulla Bassa Valsugana. Si vedono le coltivazioni, il Brenta che scorre a fianco della nuova ciclabile, i paesi, le industrie, l'impattante complesso della protezione civile che sta sorgendo ai margini di Borgo Valsugana, tra alberi e prati...

 

Ma non è del panorama, più o meno integro, che oggi parliamo. Piuttosto, è di una casa colonica in stato precario, chiusa da un bel cancello nuovo, in ferro battuto. Poi di una villa padronale immersa in un vasto parco, entrambi in disuso da molti anni. Quindi di un grande maso, con stalla, fienile e chiesetta antica annessa.

 

Sono le belle proprietà della Fondazione De Bellat, che possiede quasi cento ettari di terreno tra Valsugana e Vallagarina. Campi in gran parte coltivati, mentre gli edifici che furono del medico sono semivuoti e silenziosi da molti anni.

 

Ma qualcosa dovrebbe muoversi nel giro di poco tempo. Lo assicura il presidente della Fondazione ed ex sindaco di Castelnuovo, Franco Dalceggio e lo testimonia il sindaco, Bruno Perozzo, che due giorni fa ha espresso il proprio parere favorevole al progetto, incontrando in municipio l'onorevole Laura Froner e i vertici di Con.Solida.

 

Già nel 2003, al momento del suo insediamento alla guida della Fondazione, Dalceggio aveva illustrato l'idea di creare un'azienda agricola nella casa colonica (il maso piccolo) che apre la sfilata degli edifici inutilizzati. Sono passati quasi cinque anni, «ma adesso - spiega il presidente - stiamo per concludere il contratto con Con.Solida».  Sarà dunque il consorzio delle cooperative di solidarietà sociale a gestire l'immobile e sei ettari di terreno che lo circondano, dice Dalceggio: «L'idea è quella di fare una fattoria sociale, coltivando 4 ettari a vigneto sperimentale e altri 2 a lamponi fuori terra, con la collaborazione della Cooperativa di Sant'Orsola (che, tra l'altro, proprio nella zona Broletti di Castelnuovo possiede un magazzino per la lavorazione dei piccoli frutti, ndr). Dentro il maso, dovrebbero essere realizzate stanze per l'ospitalità, servizi, un piccolo punto assaggi e un laboratorio per la trasformazione dei prodotti».

 

Il tutto approfittando anche delle possibilità offerte dal Prg di Castelnuovo, che prevede la possibilità di un aumento volumetrico del 20% per la parte abitativa e del 40% per quella produttiva. Il contratto d'affitto dovrebbe poi essere diversificato: per i terreni, si pensa a 15 anni; per il fabbricato a 30, per ammortizzare l'investimento necessario.

 

Molti più dubbi ci sono per quanto riguarda la villa padronale, circondata da un parco di due ettari: Dalceggio accenna solo a «contatti iniziali per poterla riutilizzare come casa di accoglienza a pagamento per anziani o malati che si possano permettere, evidentemente, di pagare una retta di un certo tipo».

 

Infine, c'è «il maso grande», ossia il complesso composto da casa colonica, stalla, fienile, magazzini e chiesetta. Solo la settecentesca cappella di San Bartolomeo è stata restaurata interamente tre anni fa, mentre il resto del complesso ospita il custode, un ufficio della Fondazione, l'Associazione per la tutela della farina tipica della Valsugana (il mais reimpiantato da tre anni a questa parte). Ma si tratta di sistemazioni precarie, per le quali deve ancora essere studiata una destinazione: «Non abbiamo diritto a contributi provinciali ed è un complesso talmente grande che tutti si spaventano quando lo vedono», spiega Dalceggio. Pochi metri più a valle di questo splendido maso, sorgono le stalle del Centro di Mascalcia con la scuola di equitazione e l'ippoterapia.

 

«Mi auguro - commenta Perozzo - che non venga riutilizzato solo il maso piccolo. Il patrimonio della De Bellat è ingente ed è un peccato vedere in che stato si trovano questi edifici».

 

Giorgia Cardini g.cardini@ladige.it

l’Adige, 28 marzo 2008

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