Lettera aperta ai Fratelli PRODI

 

Gent.mi Onorevoli Romano e Vittorio Prodi

 

 

Oggetto: Il 2 aprile 2008 la Commissione Ambiente, Salute e Sicurezza Alimentare del Parlamento Europeo voterà il "Progetto di Raccomandazione" relativo alle nuove LINEE GUIDA SUI RIFIUTI, definendo gli emendamenti al testo proposto dal Consiglio, da sottoporre poi al voto in seduta plenaria previsto per maggio–giugno 2008.

 

I firmatari di questa lettera aperta sono Medici, con anni di esperienza alle spalle e con una formazione di base che viene dall’Università di Bologna degli “anni 70”, quando il principale testo per studiare la disciplina Oncologica era l’“Oncologia Sperimentale” di Giorgio Prodi, altro illustre esponente della vostra famiglia purtroppo prematuramente scomparso, ma che ancora ricordiamo come insigne Maestro.

Allora i fondamenti della Cancerologia erano basati sul concetto di Prevenzione Primaria: “individuare le cause della malattia e, possibilmente, rimuoverle dall’ambiente”. Negli anni successivi il mondo oncologico ha dato via via sempre maggior importanza alla diagnosi precoce  ed alla terapia dei tumori, tralasciando gli elementari concetti di Prevenzione, peraltro ribaditi con il cosiddetto “Principio di Precauzione” nell’art 15 della Dichiarazione di Rio del giugno 1992 e recepita dalla Unione Europea: “Quando una attività crea possibilità di fare male alla salute o all’ambiente, misure precauzionali dovrebbero essere prese, anche se alcune relazioni di causa-effetto non sono stabilite con certezza dalla scienza”.

 

Il problema dell’inquinamento mondiale è sotto gli occhi di tutti, preoccupa cittadini, scienziati, autorità politiche e religiose ed appare un problema per tutti i Governi del mondo. Il binomio inquinamento ambientale e danno alla salute è stringente ed una componente centrale di questo rapporto è costituita dal problema dello smaltimento dei rifiuti, drammaticamente alla ribalta delle cronache nel nostro Paese.

Con questa lettera aperta vogliamo ribadire con forza che l’incenerimento è l’ultimo dei rimedi da adottare nella scala delle priorità per lo smaltimento dei rifiuti. È una pratica che inevitabilmente produce sostanze nocive e cancerogene e che non risolve il problema: almeno un terzo della quantità trattata  si trasforma in ceneri  (una parte delle quali altamente tossica) che sono a loro volta da sistemare in discariche e finiranno per perdersi nell’ambiente.

 

La combustione provoca, sempre, non la eliminazione ma la trasformazione delle sostanze che si inceneriscono innescando un processo che determina la produzione e l'emissione di sostanze molto pericolose (cancerogene), una per tutte la DIOSSINA ed i suoi congeneri che si accumulano  in tutte le fasi del ciclo alimentare. I dati di letteratura scientifica sull’aumento di diossine nei pressi degli inceneritori sono numerosi e preoccupanti, tanto che nella gran parte dei Paesi Occidentali l’incenerimento dei rifiuti non viene più incentivato da tempo.

Solo l’Italia ha lasciato tuttora contributi (CIP6, certificati verdi) per la costruzione di tali impianti avendo equiparato impropriamente ed in contrasto con le direttive europee l’energia che proviene dal bruciare rifiuti a fonte rinnovabile di energia. Senza tali contributi  tutti questi impianti sarebbero in perdita dal punto di vista della produzione energetica e dei costi, e non si dimentichi che le emissioni nell’aria di CO2 e di fumi da combustione contrastano sia con le dichiarazioni del Trattato di Kyoto e soprattutto con il diritto dei cittadini alla salute e ad un futuro sano per le prossime generazioni. Vogliamo anche ricordare che in un momento di esaurimento di materie prime bruciare materia per produrre energia - per quanto alto sia il rendimento - appare sempre uno spreco rispetto alla possibilità di recuperare totalmente materia come oggi è concretamente fattibile.

 

L’Emilia Romagna è fra le aree più inquinate del pianeta, probabilmente per una scarsa circolazione delle correnti e dei venti, ma sicuramente anche per le emissioni di gas in atmosfera: siamo fra i territori con più alto numero di inceneritori per rifiuti, spesso costruiti a ridosso dei centri abitati. L’Emilia Romagna ha il più alto tasso standardizzato di incidenza per tumori in Italia, soprattutto nel sesso femminile, con ai primi posti rispettivamente le province di Parma, Ferrara, Forlì-Ravenna, Modena (Associazione Italiana dei Registri Tumori (AIRTUM): rapporto sui tumori in Italia: anno 2008).

In un territorio così già gravemente compromesso incrementare ulteriormente la quota di rifiuti destinata alla combustione non può non preoccupare la classe medica e non si dovrebbe perdere occasione per applicare  i principi della Prevenzione Primaria per tentare di  invertire questo triste primato. È sicuramente meritorio per la nostra Regione che la sopravvivenza mediana per malattie tumorali sia superiore alla media nazionale, a significare che la diagnosi precoce e la rete terapeutica è eccellente, ma sostenere un atteggiamento di assoluta negazione nei confronti della Prevenzione Primaria appare inconcepibile.

 

Né appare giustificabile attribuire all’inquinamento ambientale un ruolo marginale basandosi sui vecchi dati di Doll e Peto (ricercatori non scevri da  conflitti di interesse) pubblicati  nel 1982 e relativi a dati mondiali degli anni ’60-70 comprendenti Paesi del terzo mondo e patologie da noi assolutamente sconosciute. Senz’altro il fumo di sigarette e le cattive abitudini alimentari sono elementi che vanno combattuti, ma limitarsi a giustificare i dati dell’allarmante aumento dell’incidenza tumorale nel nostro territorio nelle donne e nei bambini solo con questi cause epidemiologiche appare poco credibile e soprattutto poco aderente alle più recenti acquisizioni della ricerca scientifica in campo epigenetico.

 

Rimanendo comunque nel campo strettamente epidemiologico numerosi sono i lavori pubblicati che testimoniano correlazioni statisticamente significative fra vicinanza agli inceneritori e cancro:Biggeri A et al (Environ Health Perspect 1996): “The risk of lung cancer was highly related….to the incinerators (p= 0.0098)”; Floret N et al (Epidemiology 2003): …environmental dioxins increase the risk of non-Hodgkin lymphoma amond the population living in the vicinity of a municipal solid waste incinerator.”; Comba P et al (Occup Environ Med 2003): “The study  shows a significant increase in risk of Soft Tissue Sarcomas associated with the residence within 2 Km of an industrial waste incinerator”; Knox E (Int J Epidemiol 2000): “Childhood cancers, birthplaces, incinerators and landfill sites. …Relative risks within 5.0 Km of these sites were about 2:1”, concetto ribadito dallo stesso Autore in “Chidhood cancers and atmospheric carcinogens” pubblicato su J Epidemiol Community Health 2005. Questi sono alcuni dati recenti di Letteratura scientifica che chiunque può visionare con una rapida ricerca in Pub-Med.

 

Ricordiamo infine il recente studio Enhance Health consultabile su www.arpa.emr.it/moniter condotto in prossimità degli inceneritori di Forlì da cui risulta un grave danno alla salute delle donne per le quali si registra: “all’aumentare del livello di esposizione, un aumento della mortalità per tutti i tumori, per il tumore dello stomaco, del colon retto, e della mammella”. Se gli studi citati non sono di per sé una dimostrazione inoppugnabile della correlazione inceneritore-cancro, sono certamente segnalazioni molto inquietanti ed i lavori che non raggiungono queste conclusioni non sono comunque in grado di poterli smentire: appare pertanto molto grave che anche Esperti Oncologi non li vogliano tenere in considerazione, attuando una strenua difesa dei “termovalorizzatori” che appare strumentale e non compatibile né con un moderno concetto di Prevenzione Primaria né con il Principio di Precauzione.

 

Dovrebbe inoltre fare riflettere il fatto che anche nel resto d’Europa vi sia una vastissimo movimento di medici ed associazioni scientifiche che contrastano la pratica dell’incenerimento: basti ricordare che il Consiglio Nazionale degli Ordini dei Medici Francesi ha chiesto una moratoria nell’autunno 2007 sulla costruzione di nuovi impianti, esattamente come la Federazione Regionale degli Ordini dei Medici dell’ Emilia Romagna! Quando 409 Medici nella sola Provincia di Forlì-Cesena, come poi altre migliaia e migliaia nel paese, hanno firmato un documento di invito alla cautela e ad una moratoria sull’uso dell’incenerimento dei rifiuti, si ispiravano deontologicamente ai principi sopra esposti, sulla base delle loro conoscenze, esperienze e coscienze.

 

Va ricordato che fra i firmatari di tale documento vi era, uno per tutti,  Lorenzo Tomatis, purtroppo scomparso pochi mesi or sono. Tomatis è stato uno scienziato, studioso di Cancerologia, di fama internazionale, considerato uno dei più illustri esperti di Prevenzione Primaria dei tumori nel mondo. Con oltre duecento lavori scientifici (tutti in Pub-Med) fin dagli anni '50, precorrendo i tempi sulla cancerogenesi chimica come causa del cancro, è stato Direttore, dal 1982 fino al 1993 della prestigiosa Agenzia Internazionale per le Ricerche sul Cancro (IARC) di Lione, in Francia, che valuta e fornisce a livello internazionale le linee guida sugli effetti cancerogeni di natura chimica o fisica. Dal 1996 al 1998, è stato poi Direttore Scientifico dell'ospedale infantile di Trieste 'Burlo Garofolo”. Ricorderemo sempre il suo monito, nel corso di un’audizione formale presso il Consiglio Comunale di Forlì, proprio in merito all’inceneritore: “Difficilmente le nuove generazioni ci perdoneranno per questo suicidio ambientale”.

 

Gent.mi Onorevoli, è con le parole di Lorenzo Tomatis, che tenne l’orazione funebre dell’amico Giorgio Prodi in occasione della sua prematura scomparsa, che Vi preghiamo di voler recepire le considerazioni di questa lettera, nell’ambito delle vostre competenze, anche in relazione all’iter delle nuove Linee Guida Europee sulla gestione dei rifiuti.

 È un momento cruciale in cui si può segnare una svolta decisiva a favore dell’ambiente e della salute: se usciranno indicazioni non coerenti con quanto vi abbiamo esplicitato e che non terranno conto dei basilari Principi di Prevenzione e Precauzione, le future generazioni rischiano di dover pagare un prezzo altissimo per le nostre dissennate logiche di profitto economico.

Non possiamo credere che questa sia la vostra intenzione e che possiate perdere una ottima occasione per mettere in pratica i principi della Prevenzione Primaria che hanno ispirato il lavoro e l’insegnamento di vostro fratello Giorgio Prodi.

 

29 Marzo 2008

 

Michelangiolo Bolognini (Pistoia)

Ferdinando Borroni (Forlì)

Francesca Cigala  (Ferrara)

Davide dell’Amore  (Forlì)

Andrea Galassi (Forlì)

Gianluca Garetti (Firenze)

Patrizia Gentilini (Forlì)

Guido Ghini (Forlì)

Giovanni Ghirga (Civitavecchia)

Stefano Gotti (Forlì)

Manrico Guerra (Parma)

Marina Melandri (Forlì)

Giuseppe Miserotti (Piacenza)

Gian Piero Pedretti (Forlì)

Ruggero Ridolfi (Forlì)

Gaetano Rivezzi (Caserta)

Danila Rosetti (Forlì)

Bruno Tonelli (Forlì)

Giuseppe Timoncini (Forlì)

Giovanni Vantaggi (Gubbio)

Valerio Vicentini (Ferrara)

Luca Zambianchi (Forlì)

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