Nota redazione Ecce Terra

Riceviamo da Giovanna Giugni

 

 

Sono da tanto tempo in contatto con Wanda Montanelli, la quale ha pubblicato sul sito della Consulta femminile di IdV la mia lettera aperta a Di Pietro (leggi anche sotto) apparsa sul Trentino dello scorso 19 marzo.

 

Il mio partito, in loco, l'ha censurata, secondo la migliore tradizione per cui le donne devono starsene zitte, stirare le bandiere e portare voti. Ma non decidere, né pretendere di far valere la propria opinione.

 

Io non mollo, IdV è il mio partito e, come Wanda, soffro nel criticarlo. Ma gli ideali non appartengono ad una persona, trascendono il singolo ed io, da sola, con il mio blog, con l'incontro costante con la gente, con le lettere ai giornali, con i digiuni (anche per Wanda), farò la mia parte per rendere questo Paese vivibile per i miei studenti, i miei figli e tutti coloro che non hanno nemmeno quella piccola, flebile voce che ho io.

Forse siamo degli illusi, ma non possiamo lasciare campo libero a nessun furbo, di qualunque schieramento, con qualunque etichetta. È una partita troppo importante.

 

Vi sarò grata se diffonderete il comunicato di Wanda. Io lo pubblicherò sul mio blog (www.chinonrisica.wordpress.com) con la speranza di raggiungere l'obiettivo voluto da una donna in gamba come Wanda Montanelli.

 

Grazie e a presto

Giovanna

 

 

Lettera aperta a Di Pietro

Mi creda, anche a noi trentini piacerebbe votare persone nuove

 

Caro Presidente Di Pietro, benvenuto in Trentino. La sua sarà una visita breve: siamo pochi e lontani. Ma le vogliamo bene e L’Italia dei Valori, in Trentino, ha sempre raggiunto risultati apprezzabili, costantemente superiori alla media nazionale. Oggi, nell’impossibilità di parlarle di persona, chiedo ospitalità alla stampa per evidenziare le perplessità, non solo mie, sollevate dalle scelte locali del partito... A Roma non tutti sanno che il PD, costituito ovunque in Italia, in Trentino non ha visto la luce. E’ stata creata, al suo posto, per il Senato, l’ennesima miscellanea elettorale, formata da Margherita, DS, SVP, Italia dei Valori e socialisti. Con una grande differenza, rispetto al PD nazionale e territoriale: i candidati eletti non siederanno nel gruppo parlamentare del PD, non avranno vincolo di lealtà nei confronti dell’eventuale governo Veltroni, non rappresenteranno, come vuole la Costituzione, l’intera comunità nazionale, ma ristretti e piuttosto egoistici interessi locali. La domanda, caro Presidente, è: era proprio necessario?

 

Come può Italia dei Valori, sostenere, altrove, il taglio di Comunità montane ed accettare, qui, modifiche istituzionali che comportano l’aggiunta di un costoso e pletorico livello di governo con le cosiddette Comunità di Valle?

Come può quell’Italia dei Valori in cui mi riconosco, fiera, da dieci anni, glissare sulla nomina politica dei giudici del TAR e sulla pretesa, mai smentita, di una futura nomina politica anche dei componenti della sezione locale della Corte dei Conti?

 

Pareri illustri hanno sollevato perplessità su questi temi, senza scalfire il muro di gomma dell’indifferenza di quel potere politico con cui Italia dei Valori condivide, oggi, il percorso elettorale al Senato. I candidati della neonata formazione”Insieme per le autonomie” sono politici di lunghissimo corso, con incarichi plurimi, declinati totalmente al maschile, poco graditi persino a molti iscritti e rappresentanti istituzionali dei partiti aderenti. In nome di un’autonomia, che appare sempre più un totem cui sacrificare i problemi veri della comunità, si dovrebbe accettare l’inaccettabile, passare la mano per l’ennesima volta, mentre in tutto il Paese vibra un fermento di novità. Anche ai Trentini, mi creda, piacerebbe votare per persone nuove e rappresentative: per Ichino, Pardi, giovani operai e nobildonne combattive o per molte delle personalità che si sono spese, anche qui, per la nascita del PD locale e per il rinnovamento della comunità. Anche ai Trentini, sempre più vittime di localismi di dubbia targa politica, piacerebbe far parte di un progetto globale, di respiro ampio e vedute internazionali.

 

L’autonomia di cui siamo prigionieri fa comodo a coloro che su di essa imbastiscono clientele ed ampliano il sottogoverno: proprio quella rete vischiosa ed autoalimentata che IdV ha combattuto fin dal primo istante. Anche qui, caro Presidente, i problemi sono i prezzi vertiginosi di immobili ed alimentari, la scarsa concorrenza commerciale, le città inquinate, la sicurezza a rischio. E le risposte che i cittadini si aspettano assomigliano a quelle che anche il resto d’Italia attende. L’autonomia verso cui si deve tendere, e il necessario confronto con le regioni limitrofe l’insegna, è quella sostenibile, quella che non penalizza il resto del Paese per trasformare le province di Trento e Bolzano nella terra del bengodi.

 

Accontentare gli appetiti egoistici di chi si sente poco partecipe delle sorti nazionali, tanto da non assicurare neppure il leale sostegno ad un governo per il quale si sono ottenuti voti e privilegi, è inaccettabile ed ingiusto. Soprattutto per un partito, come Italia dei Valori, che ha sempre dato prova di coerenza, lealtà e serietà. Il confine non diventi, caro Presidente, l’alibi al disinteresse dei governi, di centrosinistra o di centrodestra, per i problemi reali della gente trentina. O il rischio vero sarà di consegnare il territorio ad estremismi poco compatibili con l’appartenenza di questo territorio all’Europa.

 

Giovanna Giugni

Trentino, 19 marzo 2008

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