Il Corriere Sestrese
Fondato nel 1906
Mensile di informazione, attualità, sport e curiosità locali
Sestri Ponente - n° 3-4, marzo/aprile 2008

 

 

Palazzo Pessagno: teatrino della politica con RD senza chitarra e mandolino

Morale: se il cittadino non si interessa subisce
Il gassificatore s’ha da fare

 

Slitta dal 21 aprile al 5 maggio l’inizio della sperimentazione  - “che in qualche modo sarà estesa a tutta la città” e “non con un unico metodo” - della raccolta differenziata a Sestri Ponente dopo l’avvio a Ponte X. Ma sarà limitata alla zona del Chiaravagna perché gli “Amici” per ora giocano in casa insieme a Idecom (quattro gli incontri sul territorio per spiegare le modalità di conferimento già avvenuti). Con “contenitori di prossimità” accanto ad ogni condominio per vetro, carta, plastica + lattine e organico. E senza abbattimenti economici “per ora prematuri”.

 

Così si è espresso l’assessore ai rifiuti Senesi accompagnato dal dirigente Amiu Lastrico il 27 marzo scorso nell’incontro avuto con la Municipalità Medio Ponente a Palazzo Pessagno davanti a pochi intimi. A conclusione del quale si è appresa la costruzione di un impianto modulare di smaltimento finale - gassificatore al plasma? - solo dopo la realizzazione della nuova strada di Scarpino perché “non si metterà una pietra finché non sarà finita la strada”. E la gara partirà ai primi del 2009, ma a giugno sarà già decisa la commissione tecnica (naturalmente, ci auguriamo, con tecnici di Capannoni o Priula e senza consulenti di Provincia o Comune o addirittura seduti in qualche municipalizzata) e uno dei membri sarà scelto da Bernini & C..

 

Interessanti le domande poste dai consiglieri locali, ma su tutto è emersa un’ottica di indennizzo del territorio che Sestri respinge con decisione. Non vuole “incinerator” sulla testa, ma soluzioni moderne: “Zero waste” come a San Francisco, città simile a Genova tanto per fare un esempio. Infine come credere in futuro alle rassicurazioni di Amiu ed istituzioni quando insieme ci hanno taciuto per anni - ed è scoperta casuale del mese scorso: “esistono atti formali” ammette Senesi, “pregressi” aggiungiamo noi - che a Scarpino arrivano da fuori regione (in particolare dall’inceneritore di Brescia e dal Veneto) rifiuti la cui natura vorremmo conoscere in dettaglio, con trasparenza di bolle e carte, per “bilanciare il conto economico di Amiu” senza che i cittadini ne fossero messi a conoscenza?

 

 

L’opinione
L’acqua della mola

 

Sveglia, Sestresi!!! Occorre  alzarsi dalle sedie e uscire di casa. Sia, se lo ritenete giusto, per andare a votare ratificando la lista dei “nominati” dai partiti di questa tornata elettorale sia per impedire che vi piombi sulla testa un impianto modulare per la combustione dei rifiuti. State in campana perché non sentir parlare, vedere o leggere di una cosa non significa che non venga costruita. Anzi. È  vero il contrario. Il dormiveglia sociale porta brutte sorprese. Ci avete fatto caso?

 

A Sestri per quando bisogna far digerire un problema alla cittadinanza nasce un comitato o un’associazione. Con tanto di corteo, ripetuto se necessario. E guarda un po’ subito dopo il problema si fluidifica e assume le dimensioni dell’ineluttabile. È storia recente: la nascita del Comitato di Sestri non è servita a bloccare un canile senza futuro e la distruzione di un polmone verde della delegazione.

 

Il comitato Cesare Tirasso, nato a fagiolo nel febbraio 2007 prima delle amministrative, il marzo scorso con una “votazione bis” (perché alla prima assemblea causa alcuni abitanti di buon senso era sfuggito un “no” poco gradito alle istituzioni) ha esaurito due dei suoi compiti obbligandoci - con un “baratto” spazzatura/lavori che crea un inaccettabile precedente – a digerire i rifiuti della Campania e, prima ancora, la nuova strada per la discarica pronta ad spianare la via all’impianto finale di smaltimento, l”incinerator” (leggi gassificatore o dissociatore molecolare modulare) a Scarpino.

 

Gli Amici del Chiaravagna il 5 maggio (ei, ella, essa - la RD - fu? Ancor prima  di nascere?) ci proporranno la tanto sospirata raccolta differenziata insieme alle forèste Italia Nostra e Legambiente, ma da più di un anno non li sentiamo alzare la voce contro qualsiasi impianto a Scarpino. Perché, occorre saperlo, qui da noi arriverà il pacchetto completo: torcia al plasma + impianto di compostaggio, grosso, al servizio della città. Facile leggere nella palla di vetro.

 

La Consulta per gli Erzelli, parto primiparo della Municipalità VI, trabocca di comitati e associazioni – la cui buona fede sarà il tempo a testare - e ci porterà comunque “cemento e una viabilità da infarto” alla faccia di una democrazia partecipata sbandierata da Palazzo Pessagno, ma blindata nella sostanza al singolo cittadino (e parlo per esperienza personale).

 

A Genova, e in particolare a Sestri Ponente, sembra proprio esistere un problema di supponenza. Chi ha supposto che i comitati possano rappresentare l’intera comunità e avallare le decisioni delle istituzioni? Chi li ha eletti? Chi ha fatto loro balenare l’idea di avere voce in capitolo? Al punto da sostituirsi – vedi comitato di Borzoli - ai consiglieri della nostra Municipalità nel dare il via libera a 10.000 tonnellate di rumenta campana? Qualcosa scricchiola nel sistema di rappresentanza qui a Ponente se la Municipalità VI è costretta a “reggere la candela” a un comitato.

 

Le istituzioni genovesi devono prendersi le loro responsabilità e non appoggiarsi a questi dubbi metodi per continuare ad inondarci di servitù. Così si avviano a una perdita di credibilità inarrestabile. La Democrazia non lo consente. Cosa impedisce un interfaccia netto e diretto tra cittadini e rappresentanti regolarmente eletti? Perché qui da noi c’è sempre bisogno di capipopolo e di un sottobosco di cortigiani, nani e ballerine? E noi cittadini alla finestra. Nel migliore dei casi per ragioni ideologiche, ignavia o disinteresse permettiamo che pochi si burlino di molti.

 

E, come conclusione, ci arrivi un “incinerator” & C. sulle alture. Con tutte le conseguenze del caso.

Sveglia! Ne va del nostro futuro. L’inquinamento con i suoi effetti sulla salute non è un fatto di appartenenza politica. Impedirne di nuovo è invece un gesto di rispetto verso l’Uomo e il territorio in cui vive. Non è una questione di soldi come invece appare ai più. E’ una questione di cambiamento di rotta epocale. Perché potrebbe diventare un problema di vita o di morte. E io non ci sto a fare da “cavia” come ama definirci certa stampa locale. E voi? E tu?

Tranquilli. Tranquillo. La compagnia sta ingrossando le fila.

 

Emilia Parodi Pedrina

 

 

Le “cavie” siamo noi

 

Le “cavie”, se pur tra “virgolette” siamo noi (vedi articolo di Donatella Alfonso su “Il Lavoro-La Repubblica”). Un termine a dir poco “infelice” anche se il virgolettato: quando ce vo’-ce-vo’. E da come viene descritta l’impostazione della raccolta differenziata, si capisce lontano un miglio che questa è destinata al fallimento subito dopo il quale il presidente di Amiu potrà affermare, come fece il suo più celebre cugino quando accogliemmo malamente il collega di Parlamento Berlusconi, che siamo i soliti ignoranti e cos’altro ancora, che non ricordiamo bene, considerando il pulpito da cui giungevano le invettive. La cara Donatella ha ragione: noi siamo le “cavie”, ma non per la realizzazione di una raccolta differenziata dai contorni sfocati ed organizzata “ad hoc” in zone dove è più forte la contestazione all’incenerimento dei rifiuti. Bensì per i danni che potrebbe recare alla nostra salute il “termovalorizzatore”.

 

Che dovrebbe dare illuminazione e acqua calda a go-go e che si farà. E in futuro un nuovo gruppo di stipendiati analizzerà quanti delle centinaia di migliaia di “cavie” si saranno beccati i vari tipi di neoplasie che diossina e polveri fini sparse su di loro avranno provocato, con il beneplacito del dottor Veronesi che coi tumori ci campa. Il cosiddetto “valorizzatore termico” sarà una bufala perché la spazzatura più che bruciare farà fumo. A meno che non si alimenti la caldaia con del costoso combustibile, la caldaia avrà bisogno di un raffreddamento ad acqua che dovrà essere portata con la forza motrice a Fossa Luea e l’energia elettrica che dovrebbe illuminare tutta la città dovrà fare chilometri da traliccio in traliccio, tutto al modico costo che lasciamo al lettore immaginare.

 

 

 

Una catena “PER”

 

A un anno esatto dal lancio a Genova della catena del digiuno (3 aprile 2007) contro la combustione dei rifiuti urbani e dal seguente gemellaggio con Trento, Roma e Forlì “IL CORRIERE SESTRESE” per prima cosa ringrazia tutti i cittadini che con sensibilità civile e grande convinzione hanno partecipato in questi 12 mesi alla catena stessa e poi annuncia la sospensione attiva del digiuno (pur mantenendo il gemellaggio e il supporto e la condivisione ideale alle altre realtà italiane che lo proseguono) per protesta (alla rovescia) contro le istituzioni genovesi che ancora il 27 marzo scorso nella sede della Municipalità VI Medio Ponente hanno riconfermato la loro volontà di attivare una gara per un impianto finale modulare (Gassificatore? Dissociatore molecolare?) per lo smaltimento dei RSU. Ma non finisce qui.

Anzi. La catena ripartirà con uno spirito nuovo.

 

Considerato il silenzio che avvolge il tema rifiuti in città e la sostanziale inerzia di Amiu, la catena del digiuno non sarà più una protesta contro, ma una testimonianza “PER”. “PER” una raccolta differenziata in città, efficace ed efficiente, che eviti a chiusura del ciclo impianti comunque inquinanti o produzione di CDR, “PER” una città a 360° rispettosa dell’ambiente e della salute dei suoi abitanti e “PER” far sorgere nelle persone una nuova cultura e un nuovo stile di vita che permetta a ciascuno di radicare abitudini innovative sia individuali che collettive in sintonia con il mondo in cui ci è dato vivere. Sarà una catena del digiuno “PER” rappresentare l’esigenza dei genovesi di vivere in una città diversa, più trasparente, democratica e salubre. Perché, in sintesi, Genova merita di più.

 

Torcia al plasma

 

La torcia al plasma annuncia meno emissioni, meno rischi ambientali, ma di fatto è tecnologia nuova e non ci sono a disposizione dati di lungo periodo per verificarne l’impatto ambientale.

Una cosa è certa: la torcia è tecnologia capace di trattare qualsiasi tipo di materiale, perciò l’inceneritore di Scarpino potrà essere facilmente utilizzato anche per rifiuti speciali. Le alternative esistono, ma saranno di fatto impossibili se la raccolta differenziata resta un “esperimento”.

 

 

Viva il sole

 

Afferma il premio Nobel Rubbia: “Non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni, come del resto anche l’oro, il platino o il rame. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra”.

 

 

Cellulari killer

 

Nei prossimi anni i telefonini potrebbero uccidere più del fumo e dell’amianto: l’allarme viene dal noto neurochirurgo Vini Khurana che invita a evitare il più possibile l’uso del cellulare e invita politici e industrie ad agire “subito” per ridurre i rischi di esposizione alle radiazioni. 10 anni di uso possono addirittura raddoppiare il rischio di cancro in quanto i tumori impiegano questo lasso di tempo a svilupparsi.

E non hanno senso studi che dimostrino come un numero irrisorio di persone abbia avuto un tumore per l’utilizzo del cellulare, sostiene Khurana (The Independent).

 

 

Minisondaggio

 

“Il Corriere Sestrese” nel mese di marzo ha svolto una piccola indagine sul territorio. Via telefono ha posto a un campione di cittadini la seguente domanda:

“Siete disposti a fare la raccolta differenziata?

La risposta è stata: “Vorremmo farla da subito!”

Non solo. Ognuno ha spontaneamente aggiunto:

“Perchè non posso fare la raccolta differenziata come il mio vicino?”

Questo chiede il 75% delle persone che abbiamo contattato al telefono.

 

Il ritardo operativo del Comune di Genova sulla RD e l’inamovibilità di AMIU non trovano giustificazioni. Intanto si avvicina il termine (entro il 2009) per il lancio della seconda gara relativa ad impianti di smaltimento. Tra gli “incinerator” in auge: la torcia al plasma della PLASCO energy group. Un brevetto internazionale che punta a farsi largo in Europa dopo aver realizzato un primo impianto in Canada.

Questo tipo di impianto è stato costruito ad Ottawa, dove la raccolta differenziata arrivava già al 65% e dove il mercato della raccolta è gestito da decine di imprese in concorrenza tra loro, ma tutte vincolate da standard omogenei. Lavora 100 tonnellate al giorno di rifiuti.

Per ora ci chiediamo tra quanti anni la Provincia di Genova sarà in grado di raggiungere alte percentuali di RD. Il Comune di Genova ha promesso un impianto modulare: non vorremmo che i moduli fossero predisposti per essere ingranditi.

Scrivete a “Il Corriere Sestrese”

 

Da Ponte X

Sto effettuando la sperimentazione della RD da 12 gg. E posso già da ora segnalare che il sacchetto per l’umido non manda odore, ma ha dimensioni troppo ridotte per le necessità della mia famiglia. E siamo in due. La progettazione mi sembra da ritoccare.
C.D.

 

Inviateci foto e mail con commenti e segnalazioni all’indirizzo:

redazione@ilcorrieresestrese.com,

oppure telefonate al 347 9792101.

 

Cosa vorreste sapere sulla differenziata?

Come vorreste il sistema di raccolta? Cosa vedete intorno a voi?

Critiche - suggerimenti - reclami - documentazioni del degrado da rifiuti...

 

 

Lettere al CorSestrese
Non solo COOP

 

Premetto che sono un tecnico in pensione. Volevo segnalare come oltre a spot elettorali sponsor in apertura di termovalorizzatori, anche il bollettino dell’Ordine degli Ingegneri della Liguria, da due tornate, affronti il tema dell’impianto di Scarpino analizzando in dettaglio il progetto arrivato secondo nella gara del 2006. Ora ci si è messo anche il libretto COOP inviato nel mese di marzo a casa dei soci. Mentre ci invita a trattare bene il pattume in contemporanea fa una tiritera pro inceneritori “dotati di recupero energetico” senza nominare nanopolveri e diossina e - se ho letto bene – non mette una riga sulle tecnologie alternative.

 

Credevo di essere io a ragionare da vecchio. L’Europa, il mondo va nella direzione opposta e noi in Italia vogliamo ancora “giocherellare” con gli inceneritori! Qui siamo circondati da gente che non ha ancora capito un concetto: se vogliamo pensare ai nostri nipoti le soluzioni e gli impianti da adottare sono altri. La salute prima di tutto. Data la mia età so bene di cosa parlo. Grazie e complimenti per il giornale sempre così attento, serio e al passo coi tempi.

A.P.

 

Lorenzo Tomatis, scomparso pochi mesi or sono, scienziato di chiara fama e uno dei più illustri esperti di Prevenzione Primaria dei tumori al mondo affermava: “Difficilmente le nuove generazioni ci perdoneranno per questo suicidio ambientale”. Quando si affronta un tema così importante per le conseguenze che ne derivano come quello del rapporto tra rifiuti e ambiente, con onestà intellettuale bisognerebbe scriverne in maniera completa. In particolare quando si fa riferimento a una platea vasta. C’è da augurarsi che nella prossima uscita del mensile Coop i lettori possano trovare articoli su Cip 6, alternative a mega discariche e combustione, strategia Rifiuti Zero in via di affermazione in USA e Canada oltre che in Europa, Nuova Zelanda e Australia, rapporto tra emissioni da inceneritori e malattie, etc., etc..

 

Nella Municipalità VI a Sestri mi sembra operi un assessore donna molto vicino al mondo Coop. Speriamo si faccia portavoce della Sua richiesta di chiarezza. I cittadini hanno diritto ad essere informati in modo corretto ed esaustivo su qualsiasi argomento. Viviamo un momento storico cruciale in cui l’Uomo può segnare una svolta decisiva a favore dell’ambiente e della salute. E se governi e istituzioni, locali e non, nel prendere le loro decisioni, non terranno conto del principio fondamentale di prevenzione e precauzione, le future generazioni rischiano di pagare un prezzo altissimo per scelte legate a mere logiche di profitto economico. Eppure il denaro non si respira né si mangia, diceva mia nonna.

Emilia Parodi Pedrina

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