10 domande a Stefano Montanari - "Per il Bene Comune"
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Stefano Montanari, scienziato e divulgatore di fama internazionale, autore di un blog da 9-10.000 visitatori al giorno, è nato a Bologna il 7 giugno 1949 e risiede a Modena.

Laureato in Farmacia e da sempre impegnato nel campo della ricerca medica.
Fa parte di un gruppo di lavoro, il cui coordinatore, la dr.ssa Antonietta Gatti, sua moglie, ha ricevuto l'incarico dalla Comunità Europea di svolgere diversi progetti di ricerca, l'ultimo dei quali è attualmente in corso di realizzazione con il contributo di altre dieci università di sei Paesi diversi.

Per Macro Edizioni e Macro Video Stefano Montanari ha pubblicato L'Insidia delle Polveri Sottili e delle Nanoparticelle (DVD), Il girone delle polveri sottili e Lo Stivale di Barabba, ovvero L'Italia Presa a Calci dai Rifiuti.

 

Biografia di Stefano Montanari

Laureato in Farmacia nel 1972 presso l’Università di Modena con una tesi di Microchimica, diviene poi consulente tecnico di Biosa SpA, Milano, azienda operante nel settore cardiochirurgia, cardiologia ed emodialisi.

Dal 1985 è consulente del laboratorio di Biomateriali dell'Università di Modena.

Nella decade 1985-1995 è consulente scientifico di Angiocor - Lille (Francia) per lo sviluppo di filtri per vena cava.

Nel periodo 1997-1999 diviene Direttore scientifico del progetto Biosa per lo sviluppo di una valvola cardiaca di pericardio bovino.

Nel periodo 1996-2003 consulente scientifico di ALN - Bormes les Mimosas (Francia) per lo sviluppo di un filtro per vena cava estraibile.

Dal 2001 è consulente per il progetto Europeo “Nanopathology”.

Nel 2003 è consulente scientifico del Progetto Mondiale per l’applicazione ultrafase alle tecniche di elettrocardiografia.

Dal 2004 è consulente di Avigolfe, l’associazione dei reduci francesi dalle guerre del Golfo e dei Balcani.

Dal 2004 sono incaricati dall’ente scientifico americano FASE di studiare un metodo di detossificazione per i 400.000 soggetti ammalatisi di nanopatologie, a seguito del crollo delle Torri Gemelle di New York (11 settembre 2001).

Dal marzo 2004 Stefano Montanari è direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena.

Dal 5 ottobre 2004, insieme alla dott.ssa Antonietta Gatti, è consulente della Foundation for Advancement of Science and Education di Los Angeles per i problemi sanitari legati alle nanopatologie dei sopravvissuti al crollo delle Torri Gemelle di New York.

 

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Agorà pone 10 domande ai candidati Premier

Stefano Montanari di "Per il Bene Comune":
ambiente, legalità e cultura

Lunedì 7 aprile 2008 di Enza Beltrone

 

"Io arrivo adesso alla politica e ci arrivo per necessità morale, semplicemente perché non ho il coraggio di essere vile e di chiudere gli occhi davanti allo sfacelo palese di un’Italia che dovrò consegnare ai miei figli."

 

Abbiamo rivolto a tutti i candidati Premier dieci domande sulle priorità dei loro programmi, sulle politiche sociali, sull’ambiente e sulla giustizia per confrontare obiettivi e proposte delle forze politiche che chiedono il nostro voto il 13 e 14 aprile. Oggi diamo la parola a Stefano Montanari della Lista Civica per il Bene Comune.

 

1. Quali sono i tre punti forti della sua candidatura che fanno la differenza sulle altre?

Ambiente, legalità e cultura. È una legge della Natura: gli esseri che deteriorano l’ambiente in cui vivono sono destinati a soffrire fino all’estinzione. Di questo, come di altre regole con le quali, volenti o nolenti, siamo costretti a confrontarci, pare non interessarsi nessuno tra “chi conta”.

Per una sorta d’ingenua arroganza, i politici che da decenni ci governano sono arrivati a credere e, soprattutto, ciò che è più grave, a indurre a credere, che noi possiamo fare tutto quanto ci fa comodo per il semplice fatto che lo decidiamo noi. Ahimé, non è così. Ci stanno arrivando sul groppone adesso le prime conseguenze di una politica spericolatamente scriteriata: le malattie da inquinamento, e parlo di cancri e malformazioni fetali in primis, sono in un incremento mai sperimentato in passato; i nostri prodotti agroalimentari cominciano ad essere rifiutati sul mercato globalizzato; l’immondizia che ci soffoca, soffoca pure il turismo.

Aspettiamo qualche mese e vedremo il resto. Se posso dare un consiglio, tenete gli occhi puntati sull’olio d’oliva dove sarà impossibile non trovare diossina. In Italia non è mai esistita una politica ambientale che si possa chiamare a buon diritto tale e spesso chi ha fatto dell’ambientalismo la propria bandiera è stato nei fatti il peggior devastatore di aria, acqua e suolo. Del resto, basta dare un’occhiata alla proposta di tutti gli schieramenti a proposito di quelli che vengono abusivamente chiamati “termovalorizzatori”. Calpestando le leggi fondamentali della fisica, della chimica e della tossicologia noi bruceremo rifiuti dovunque. Un business ghiottissimo per una classe politica rapinosa e di affaristi senza scrupoli che dei politici sono soci, ma di cui pagheremo con interessi da usura le conseguenze sia in termini economici sia, soprattutto, in termini di salute e di ambiente.

Quanto alla legalità, noi pretendiamo da subito il ripristino della Costituzione in tutta la sua pienezza. Gli articoli 3, 11, 21, 32, 56 e 58, tra gli altri, sono stati proditoriamente abrogati di fatto. Leggi ad personam, indulti, sanatorie, processi in tempi geologici, controlli addomesticati, privilegi, corruzione stanno togliendo ogni parvenza di legalità. Noi non riusciamo più a tollerare questo stato che ci rapina di tutto, dignità compresa.

Infine la cultura intesa anche come informazione. Le nostre università, laddove si dovrebbe formare la classe dirigente, sono in sfacelo, come testimoniano le classifiche mondiali. I concorsi sono truccati nella quasi totalità e la classe insegnante precipita qualitativamente sempre più in basso. Le ormai poche punte d’eccellenza sono scoraggiate e non di rado imbavagliate se non corrono sui binari di certi ben noti interessi e questo ha come conseguenza ineluttabile quella di produrre laureati fotocopia dei loro insegnanti. Da qui la sempre minore competitività del nostro paese in campo internazionale. E per ciò che concerne libertà d’informazione, anche qui noi siamo relegati a posti di retroguardia mondiale come si può vedere dalle classifiche internazionali.

Ormai la stragrande maggioranza degli organi d’informazione, RAI in primo luogo, è asservita alla casta, e ciò che ne esce è distorto, sempre che l’informazione non sia taciuta del tutto. Tutti i dittatori hanno sempre fatto dell’informazione inquinata un punto di forza. È ovvio che noi di PER IL BENE COMUNE una situazione del genere è inaccettabile.

 

2. Quali misure propone per incrementare il potere d’acquisto degli italiani?

Tutti propongono ricette cervellotiche, mentre basterebbe eliminare la zavorra degli sprechi che sono ben più gravi di quanto la gente comune non presuma. L’economia italiana, quella slegata dai grandi poteri, ha fondamenti sani e forti, il che è dimostrato dal fatto di essere sopravvissuta a tutte le porcherie che sono state perpetrate contro di lei. È questa economia che ci deve fare da trampolino per risollevarci e per incrementare, tra l’altro, il potere d’acquisto.

 

3. Come intende conciliare sviluppo e tutela dell’ambiente?

Il concetto di sviluppo come ci viene contrabbandato oggi è privo di significato. Anzi, è il suo esatto contrario. Lo sviluppo vero non è quello novecentesco del “dove c’è fumo c’è ricchezza”, una filosofia a dir poco demenziale che ci sta portando ad una situazione ambientale e sanitaria sempre più difficile da riprendere. Per qualche decennio ci siamo illusi di poterci comportare come bambini viziati e adesso sta arrivando il conto. Lo sviluppo vero è quello a misura d’uomo, quello che rispetta il corpo e la mente. Occorre cambiare radicalmente il modo di pensare il progresso.

All’inizio sarà magari dura, ma poi saremo tutti più sani e più felici. Mi rendo conto che, dal punto di vista della politichetta corrente, un discorso del genere allontana gli elettori che preferiscono illudersi piuttosto che guardare ad occhi aperti la realtà, ma io di mestiere mi occupo di scienze e dunque.

 

4. Quali sono le politiche sociali prioritarie per il suo Governo?

 Il nostro paese diventa ogni giorno più squilibrato dal punto di vista sociale. È un dato inoppugnabile che il numero dei poveri di fatto è in aumento costante, mentre il grande capitale diventa sempre più grande. Una disparità simile genera a sua volta disparità come in una reazione a catena, separando ancora di più le classi sociali per censo, e questo è intollerabile. Ancora una volta, è la classe politica che abbiamo tollerato e, anzi, che abbiamo confermato nella sua posizione per decenni, ad essere colpevole senza attenuanti di questa condizione: una classe politica in evidente conflitto d’interessi, facendo parte, del tutto illegittimamente, di quella fetta minoritaria di nazione che si arricchisce a spese della maggioranza.

Noi non chiediamo elemosine, come promettono tutti i partiti quando si è in odore di elezioni, ben sapendo che non manterranno mai la promessa, promessa, del resto, umiliante. Noi vogliamo che i cittadini paghino tutto con i loro soldi e che abbiano i soldi per pagare. È una questione di dignità. Certo, non sarà facile liberarsi di una classe politica e, soprattutto, di quell’intricato sottobosco che della politica è il vero braccio armato, che produce miseria, ma se non cominciamo mai, mai arriveremo alla meta.

 

5. Qual è la sua ricetta per rilanciare ricerca e innovazione?

La ricerca è un investimento imprescindibile per ogni nazione, e senza questo investimento è inevitabile diventare colonia di altri paesi che sfruttano la loro superiorità culturale e tecnologica. Chi ricorda l’Olivetti di quarant’anni fa, sa di che cosa parlo. Dovendo fare i conti con un paese disastrato come il nostro, e disastrato grazie a mezzo secolo d’inettitudine politica, bisogna rendersi conto che il denaro disponibile è poco e di quel poco non possiamo permetterci alcuno spreco.

Chi conosce la situazione sa bene che nella maggior parte degli enti di ricerca il grande assente è la ricerca stessa. Questo perché non è poi raro che chi dirige quei centri non abbia le qualità per farlo e sia arrivato dov’è arrivato attraverso strade non proprio onorevoli. È così che diversi di questi centri non hanno idee o hanno idee da quattro soldi. Quasi sempre, in aggiunta, il poco denaro che arriva serve a pagare stipendi miserabili e null’altro, senza che resti qualcosa per pagare le spese vive che la ricerca vera oggi pretende.

Dunque, il poco denaro che arriva diventa un’elemosina a persone, spesso giovani, che la ricerca la vorrebbero fare, magari la saprebbero anche fare, ma non ne hanno i mezzi materiali. Frustrante. Che fare? Non c’è altro che individuare posizioni d’eccellenza (che ci sono), idee d’eccellenza (che ci sono) e finanziare solo quelle. Questo, almeno, fino a che non saremo in grado di fare altro. Doloroso? Sì, come spesso sono certe medicine, ma indispensabile se non vogliamo continuare a perdere quel po’ che abbiamo.

 

6. Come pensa di contrastare la criminalità organizzata?

Ormai la criminalità organizzata è diventata azionista di maggioranza di questa penisola e pare essere il prodotto che esportiamo con maggiore successo. Qui occorre una chirurgia radicale, partendo dai tessuti malati che si conoscono, a rischio di eliminare anche qualche cellula sana: via tutta la classe politica di oggi. E via anche tutto quell’intricato sottogoverno che, senza fare d’ogni erba un fascio, è veicolo principe per i criminali. Se non s’interrompono le arterie che portano ossigeno alla criminalità, avremo sempre la peste trattata con i pannicelli caldi. Poi, è naturale, occorre una polizia più attrezzata e una magistratura più efficiente, ma, almeno a parer mio, un colpo importante lo si darebbe partendo dalla politica. Un altro colpo lo si darebbe con la cultura.

Sembrerà ingenuo ma non lo è affatto: se la gente comune, quella gente che spesso crede di essere prigioniera della criminalità e a questa s’inchina, quella gente che è base imprescindibile per la grande delinquenza, si rendesse conto che affrancarsene è possibile e tutti, loro per primi, se ne gioverebbero, si assesterebbe un colpo micidiale.

 

7. Quali sono i problemi fondamentali della giustizia e come intende risolverli?

Via i giudici corrotti, pochi ma importanti; un limite temporale ai processi; un voto di efficienza ai magistrati che non devono far carriera per anzianità (che non è un merito) ma per quello che fanno. E poi, le pene devono essere equilibrate e assolutamente certe come è in tutto il mondo civile.

 

8. Se diventasse Premier quali sarebbero le prime tre azioni del Suo Governo?

Mettere all’asta mezzo milione di auto blu. Noi ne abbiamo 562.000 contro le 50.000 della Germania e le 70.000 degli Stati Uniti. Mal che andasse, arriverebbero 5 miliardi di Euro e tutto il risparmio di non avere 500.000 persone che scorrazzano a nostre spese per l’Italia. Poi renderei detraibili dai redditi per tutti i cittadini fatture come quelle dell’idraulico, del carrozziere, del negozio in genere. Questo sarebbe un sistema rapidissimo per annullare un’enorme fetta di evasione fiscale. Infine ritirerei le truppe dalle zone di guerra.

 

9. In caso di pareggio al Senato è favorevole alle larghe intese?

Le larghe intese ci saranno comunque. Chi ha visto con occhio critico i programmi dei “grandi” non ha potuto evitare di accorgersi che le differenze sono sulle banalità. Per il resto, per i grandi temi, le grandi intese sono fatte.

 

10. Quale il suo più grande successo politico, o professionale, e quale il suo più grande errore?

Io arrivo adesso alla politica e ci arrivo per necessità morale, semplicemente perché non ho il coraggio di essere vile e di chiudere gli occhi davanti allo sfacelo palese di un’Italia che dovrò consegnare ai miei figli. Dunque, nessun successo e nessun fallimento, almeno per ora, in politica. Professionalmente, il successo maggiore è quello di aver seguito mia moglie, la dottoressa Antonietta Gatti, nella scoperta delle nanopatologie, vale a dire le malattie da micro e nanopolveri.

L’errore? Non saprei: ne ho commessi tanti. Però piccoli.

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