Enna, aeroporto intercontinentale: “Si può fare”

 

 

Enna, aeroporto intercontinentale per voli diretti con la Cina
Investimento 250 mln

 

ENNA. Ancora è un progetto informale, ma l'idea è sorprendente: un aeroporto intercontinentale in territorio di Enna legato agli interessi cinesi. E stranamente si sposa con l'idea del presidente della Regione Raffaele Lombardo che non ha mai abbandonato l'ipotesi (originariamente di Nello Musumeci) di realizzare un grande scalo al centro della Sicilia, considerato che in futuro Fontanarossa potrebbe intasarsi a causa del consistente aumento del traffico e quindi restare come City Airport. Solo che Lombardo e Musumeci pensavano di localizzare l'aerostazione internazionale in territorio di Catania (Gerbini) e stavolta l'area sarebbe spostata più in là per farla ricadere tutta in provincia di Enna, e quindi usufruibile da tutta la Sicilia.

 

L'animatore di questa nuova iniziativa è Vladimiro Crisafulli, eletto alla Camera per i DS oggi senatore del Pd, uomo forte della politica ennese. Se poi si pensa che il progettato aeroporto «cinese» sarebbe collegato con la ferrovia, con l'autostrada (a mezz'ora da Catania e a un'ora da Palermo) e con il vicino Parco divertimenti di Regalbuto si vedrà che lo scenario diventa molto stimolante.

 

Ma com'è venuta l'idea? «Ho saputo che c'era in Italia una delegazione cinese - dice Crisafulli - interessata ad avere un accesso agevolato al sistema aeroportuale italiano e possibilmente la gestione di un nuovo scalo. Bisogna considerare che in un prossimo futuro saranno decine di milioni i cinesi che arriveranno in Italia, un po' per turismo, un po' per affari e un po' per tenere i collegamenti con la grossa colonia cinese in Italia. Una tale massa di arrivi metterebbe in crisi qualunque aeroporto italiano. Allora ho chiesto un progetto di massima al prof. Tesorieri, esperto di trasporti di chiara fama, che l'ha realizzato con la sua équipe dell'Università di Enna, dopodiché l'ho presentata alla delegazione cinese. I colloqui sono in corso. Ne ho parlato anche con il presidente Lombardo».

 

Comunque non sarà un'impresa facile, perché una possibilità del genere farebbe molto comodo anche a Malpensa in crisi. Forse vincerà chi è più svelto. Ancora bisogna definire molte cose. Chi gestirebbe l'aeroporto? Chi metterebbe i 250 milioni previsti per l'investimento? E' presumibile che si possa arrivare ad una joint venture tra imprenditori privati italiani e stranieri e governo cinese. La localizzazione in Sicilia di un aeroporto nella disponibilità della flotta aerea cinese ha un grande vantaggio: perché è al centro del Mediterraneo e accorcerebbe di molto il percorso delle destinazioni verso sud (tra l'altro la Cina ha grossi interessi nei Paesi africani).

 

Dice il presidente dell'Enac, Vito Riggio: «Conosco la questione e anzi sapevo che i cinesi cercavano un aeroporto e un porto vicini. Trattandosi di un aeroporto privato, che non chiede soldi allo Stato, non ci dovrebbero essere difficoltà. Naturalmente tutto questo è soggetto alle valutazioni e al controllo dell'Enac. Uno scalo di questo tipo non dovrebbe togliere flussi a Fontanarossa perché si tratta, per quel che ne so, di voli diretti dalla Cina alla piana ennese, con prosecuzione diretta per le destinazioni internazionali, mentre per i voli nazionali i passeggeri sarebbero trasferiti con navette a Fontanarossa. Insomma, teoricamente si può fare, con tutte le cautele del caso, tenendo presente che non potrà mai essere un aeroporto di proprietà cinese in territorio dell'Unione europea».

 

L'ipotizzato aeroporto, che dovrebbe essere di «tipo intercontinentale con funzione di trashipment», cioè come base di trasferimento, verrebbe realizzato nella Valle del Dittaino in territorio del Comune di Centuripe confinante con la provincia di Catania, ed è l'unica fascia di bassa collina della provincia ennese, ai piedi del capoluogo che la sovrasta con i suoi 931 metri di altezza. Interessante la vicinanza dell'area industriale di Dittaino dove sono previsti ingenti investimenti per 400 milioni. Perché i cinesi puntano ad avere un aeroporto in Sicilia? Per la semplice ragione che sarebbe usufruibile 365 giorni l'anno e perché con 250 milioni di ricchi (su una popolazione di un miliardo e 300 milioni di persone), molti dei quali vogliono venire in Europa, uno scalo ex novo nel cuore del Mediterraneo è l'ideale per poi proseguire direttamente per Londra o Berlino o Parigi. E se poi volessero andare a Istanbul o in Sudafrica, oppure a Nairobi sarebbe il percorso più breve e agevole.

A volte la realtà supera la fantasia, ma giocare in grande è sempre bello.

 

Su gentile concessione di Tony Zermo

La Sicilia, 23 aprile 2008

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